Il metabolismo e la baia di Tokyo : città, progetti e interpretazioni
Giulia Desogus
Il metabolismo e la baia di Tokyo : città, progetti e interpretazioni.
Rel. Filippo De Pieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
“Città caotica”, è in questo modo che generalmente si descrive Tokyo.
Il visitatore che vi giunga per la prima volta e che si trovi, per esempio, di notte nel cuore di Shinjuku o di
Shibuya, può avere facilmente l’impressione si essere finito in un altro tempo, su di un altro pianeta.
L’immagine urbana è molto diversa da ciò a cui siamo abituati, in Europa, in America o anche in altri paesi dell’Asia e ciò nonostante l’esteso processi di globalizzazione, e quindi di omologazione cui siamo oggi sottoposti. Lo choc visivo è culturale è forte: Tokyo appare vastissima, incontrollabile, indecifrabile, caotica, brutta.1
Per quanto la definizione non sia esatta essa permette tuttavia di inquadrare il contesto in cui si
sviluppa la mia ricerca. Tokyo appare, per chi si approccia ad essa con occhi occidentali, come una
incontrollabile, indecifrabile, caotica città. La parola “caos” suggerisce, quasi immediatamente, la definizione di “ordine”. Per dare un ordine alla metropoli di Tokyo è essenziale trovare un metodo che permetta di decifrare un’urbanistica completamente diversa dalla nostra, un’ urbanistica definita “policentrica”.
La ricerca del metodo non è stata facile: prendendo in mano una qualsiasi cartina di Tokyo, ci si rende conto che più si analizza la carta più gli occhi si perdono in un insieme di strade, centri, ferrovie e fiumi. A tal proposito Francesco Purini scrive:
Se nella città occidentale è possibile smarrirsi, [...] ma solo dopo averne esplorato a lungo i tracciati che sono sempre logici, anche quando sono fortemente stratificati, alla più grande città asiatica ci si consegna già totalmente disorientati2.
Senza dubbio esistono diversi modi di mettere ordine alla città, anche solo provando a zoomare su una delle molteplici parti che la compongono, ci si rende conto che non è poi così difficile leggerne i tratti. Ma all’inizio della mia ricerca non ho reputato interessante trovare una forma urbis in una città come Tokyo. Molto più logico, a mio parere, è stato analizzare uno dei fattori che più rappresentano la città cioè l’acqua che, nelle sue molteplici forme (fiumi, canali, la baia), è sempre stata motivo di discussione della città fin dall’epoca Edo.
Il metodo usato nella mia ricerca è quello di capire come l’acqua è stata un elemento fondamentale per la crescita della città dalla sua fondazione ai giorni nostri, prendendo come punto principale il movimento architettonico e urbanistico nato dalla pubblicazione del suo manifesto nel 1960 durante la Tokyo World Design Conference, il metabolismo.
' Livio Sacchi. Tokyo-to: Architettura e citici, Skira. Milano, 2004. pag 13
Concentrarsi non solo sull’importanza che nei tempi precedenti al 1960 ha avuto l’acqua all'interno della metropoli, ma sul boom che questa ha avuto grazie ai progetti metabolisti per la baia di Tokyo, permette una lettura urbana della città che vede sempre più il suo punto di forza nella baia dimostrato anche dai progetti sviluppati per le Olimpiadi di Tokyo 2020 che vedono come punto nevralgico le isole artificiali della baia.
Lo studio è iniziato a Torino attraverso l’analisi di una bibliografia piuttosto corposa ma non specifica, ritenevo infatti essenziale capire le problematiche delle città Giapponesi prima di scendere nello specifico; ho lavorato così dal generale al particolare. Le ricerche sono successivamente state integrate con alcuni documenti raccolti sul posto, utili al fine di scendere nello specifico della ricerca. L’esperienza fatta in Giappone per tre mesi, sia all'interno dello studio di Junya Ishigami, sia nelle aule universitarie con Jinnai Hidenobu, è stata fondamentale per capire che la ricerca continua che Tokyo sviluppa sull’acqua è la base del progetto architettonico e storico della città.
Il lavoro sulla bibliografia è stato fondamentale per una ricerca specifica non necessariamente puntata verso il Metabolismo e il Giappone, ma ha ricoperto un settore molto più ampio dell’architettura moderna in occidente e in oriente. In particolare, ciò che mi ha spinto ad affrontare il tema della crescita della città attraverso i canali e nella baia di Tokyo è stato l’impulso che mi ha dato una ricerca approfondita sulla spiritualità e l’importanza che gli Edokko (abitanti di Edo-Tokyo) hanno verso l’aqcua.
Lo studio fatto per questa tesi nasce dall’approfondimento di due filoni di ricerca sulla città giapponese che sono entrambi diventati forti negli ultimi vent’anni e che sono apparentemente in contraddizione tra di loro: il primo, ben rappresentato da Jinnai Hidenobu, consiste in una tendenza a leggere Tokyo non come il simbolo della ipermodernità metropolitana novecentesca e del caos urbano ma come una città molto stratificata nel tempo, dove l’apparente disordine rimanda in realtà a un ordine (sociale, spaziale e topografico) che ha radici molto antiche; il secondo, rappresentato da Rem Koolhaas, consiste in una forte ripresa di interesse per il metabolismo come “movimento d’avanguardia”.
La tesi si propone di cercare un legame tra queste due letture: è possibile oggi, grazie agli studi di cui disponiamo, leggere i progetti metabolisti non solo come progetti radicalmente innovativi ma anche come progetti che dialogano con l’assetto storico della città? La ricerca si è così divisa in quattro grandi fasi di studio che racchiudono diversi modi in cui Tokyo ha sfruttato l’acqua, ognuno dei quali è arrivato come naturale conseguenza del precedente, e come approfondimento fondamentale del successivo.
Livio Sacchi, Tokyo-to: Architettura e città, op.cit. pag 8
La prima parte è un racconto sulla storia urbana, politica ed economica della città. Per una comprensione migliore si è deciso di dividere ulteriormente questo settore nei cinque periodi denominati come le famiglie regnanti: la scelta di suddividere il racconto in diverse fasi della storia politico-intituzionale è stata presa per evvidenziare che queste rappesentano importanti fasi dal punto di vista della storia urbana di Edo-Tokyo.
Dopo questo primo studio della città, sono scesa più nello specifico creando così una seconda parte dove spiego l’importanza che l’acqua ha avuto nello sviluppo storico di Edo/Tokyo. Elementi naturali quali colline e l'acqua sono stati collegati a diverse attività della città. La modernizzazione è stata in parte un processo di distruzione di questi elementi promuovendo una graduale rimozione della natura. Solo di recente parole come “verde” e “acqua”, “servizi” e “lungomare” cominciano ad apparire come parole chiave nella problematica del miglioramento urbano. Sono stati presi quindi in esame diversi punti che ritengo essenziali per capire come la storia urbana di questa città non può non essere collegata alla storia di come la popolazione, nel corso degli anni, ha cambiato il modo di vivere l’acqua.
Una volta analizzati quali sono i rapporti tra città e l’acqua, ho concentrato la mia ricerca sul metabolismo, studiando in un primo momento il perchè e il contesto della sua nascita dando una lettura approfondita al manifesto metabolista nato nel 1960 e in un secondo momento, attraverso una ricostruzione degli studi fatti sul metabolismo, ragionando su quali sono le interpretazioni che il mondo occidentale ha sviluppato dalla sua nascita.
Questi studi portano a una maggiore consapevolezza del contesto in cui si inseriscono i progetti metabolisti studiati aH’intemo della tesi. Analizzare contemporaneamente i progetti e le problematiche che hanno portato alla loro creazione è fondamentale per raggiungere l’obiettivo della mia ricerca.
Lo scopo è dunque quello di capire come i progetti metabolisti della baia di Tokyo si sono inseriti in un panorama molto più ampio che non solo vedeva l’acqua come punto nevralgico della città e doveva inserirsi all’interno di diverse problematiche della metropoli in forte sviluppo che chiedeva una veloce risoluzione, ma doveva essere anche capace di confrontarsi con le idee architettoniche e urbanistiche che il mondo occidentale del ‘900 stava creando. Quello che più ritengo importante è leggere i progetti metabolisti da più punti di vista: la relazione che questi hanno con la città, la scelta di inserirli alPintemo della baia e il confronto che questi hanno con il mondo occidentale.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
