Il recupero delle torri dell’acqua : strategie di riuso dei manufatti in una prospettiva di valorizzazione del territorio : il caso di Favria
Luca Camoletto
Il recupero delle torri dell’acqua : strategie di riuso dei manufatti in una prospettiva di valorizzazione del territorio : il caso di Favria.
Rel. Alessandro Mazzotta, Grazia Brunetta. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2013
Abstract
Le ragioni che mi hanno spinto a lavorare sul tema del recupero delle torri dell'acqua nel Canavese sono riconducibili, oltre che alla personale conoscenza dei luoghi oggetto del lavoro (in quanto residente nell’area e “biker" del relativo tessuto di piste ciclabili), nella convinzione di poter riflettere sul ruolo che questi manufatti potrebbero svolgere all'interno dei contesti locali, ripensandone la funzione in una prospettiva di valorizzazione e sviluppo territoriale. Partendo da un'analisi transcalare dei manufatti, e facendo tesoro di esperienze progettuali analoghe sul territorio nazionale, che hanno come oggetto la messa in rete del costruito e la valorizzazione del paesaggio, il risultato è stato il concepimento di un “progetto pilota" che valorizzi e promuova il territorio.
In esso le torri, viste come Landmark attrattivi, si legano al paesaggio diventando punti di vista sull'intorno, potenziandolo in quanto estensioni verticali dei percorsi orizzontali.
In questa logica, si è fatto riferimento al concetto di" Museo diffuso di quarta generazione”, che si fonda sull'adozione del concetto di Paesaggio quale palinsesto costruito da valorizzare, sia nelle sue manifestazioni eccezionali, che in quelle ordinarie. La consapevolezza di dover adottare strategie finalizzate a garantire la salvaguardia dei valori ambientali materiali ed immateriali, e la tutela dei beni ordinari e straordinari che stratificano il territorio, costituiscono il fondamento metodologico sul quale si sviluppa la tesi. In linea con quanto afferma la Convenzione Europea del Paesaggio (CEP, 2000), il progetto prova a trattare il tema del recupero delle torri dell'acqua, quale occasione per attivare procedure di salvaguardia, valorizzazione e sviluppo locale. In un'ottica di collaborazione tra enti locali, l'obiettivo è quello di cambiare le modalità di fruizione dell'area di progetto e dei relativi manufatti, nella piena consapevolezza del ruolo centrale del paesaggio nel determinare la qualità di vita degli abitanti.
Partendo da queste premesse, l'iter progettuale si è così strutturato: in primis, è stato necessario approfondire la conoscenza dei luoghi, delle valenze ambientali e culturali che li caratterizzano. La lettura dei documenti strategici ha facilitato l'individuazione degli assi di sviluppo sui quali il Canavese conta di far leva per rilanciarsi. Contemporaneamente allo studio del territorio e dei suoi caratteri, si è andati a “caccia” di torri, al fine di individuare quei manufatti che, per collocazione territoriale e per ruolo ricoperto all'interno delle realtà urbane, potevano maggiormente adattarsi a logiche di riqualificazione. Se questo costituiva la base per l'approccio a scala territoriale, lo stesso non si può dire per quanto riguarda quello architettonico. La ricerca e la catalogazione di interventi concreti nazionali ed internazionali, e l’indicizzazione degli stessi all'interno di precise categorie, ha permesso di aumentare il know-how sull'oggetto acquisendo una maggiore sensibilità critica sulle modalità di intervento e sui linguaggi compositivi. Anche gli aspetti di gestione, la scelta delle differenti destinazioni d’uso ed i costi, spesso dipendenti dalla tipologia di committente, sono stati inseriti quali dati fondamentali per consegnare una visione globale degli interventi. La constatazione di aver a che fare con un tema concreto, ricco di esempi dai quali attingere, ha facilitato la complessificazione degli scenari progettuali. Alla fase di approfondimento conoscitivo è seguita quella operativa. Individuati i manufatti idonei, tramite documenti di archivio, si è risaliti alle loro caratteristiche dimensionali e strutturali.
Contemporaneamente, percorrendo itinerari secondari dalla forte valenza ambientale, si è cominciato a descrivere ed interpretare gli elementi specifici del territorio nella cartografia tematica.
Il circuito ciclabile tracciato, risultato di questo percorso di analisi ed esplorazione diretta, consente di connettere tra loro i manufatti individuati (la torre di Favria, quella di Lombardore e di Foglizzo) e costituisce l’elemento cardine di tutto il progetto. Esso determina le tematiche ambientali sulle quali fare leva, le modalità di fruizione delle aree e le destinazioni d'uso da assegnare alle tre torri. A questo punto del lavoro, la scelta è stata quella di portare avanti il progetto, passando dalla scala territoriale a quella architettonica, per uno solo dei tre manufatti. Si è deciso di optare per quello collocato nel comune Favria, sia per le sue caratteristiche intrinseche (localizzazione, uso, potenzialità progettuali), sia per la disponibilità del personale comunale a collaborare tramite la fornitura di materiale e lo scambio di informazioni. Ne consegue un progetto di sintesi che si pone come paradigmatico in relazione agli obiettivi descritti: nel volume precedentemente utilizzato per lo stoccaggio dell'acqua viene ipotizzato l'allestiemento del museo H20 Canavese, finalizzato a sensibilizzare i fruitori sulle tematiche idriche e sull'importanza che le infrastrutture ad esse legate hanno avuto nel pilotare lo sviluppo del territorio Canavesano.
Relatori
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