La torre : da castello a colombaia : evoluzione tra X e XVII secolo nella provincia di Reggio Emilia
Gaia Monticelli
La torre : da castello a colombaia : evoluzione tra X e XVII secolo nella provincia di Reggio Emilia.
Rel. Claudia Bonardi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2013
Abstract
L’ambito territoriale preso in considerazione in questa ricerca comprende la fascia appenninica della provincia di Reggio Emilia.
I confini territoriali-amministrativi della provincia coincidono in modo pressoché assoluto a quelli ambientali, ad est il torrente Secchia e ad ovest il torrente Enza, collegati idealmente dal crinale appenninico a sud e a nord da fiume Po. L’Appennino reggiano è suddiviso in cinque valli che partono dall’arco della pedecollina da est ad ovest si trovano: la valle del Secchia, del Tresinaro, del Crostolo, della Modolena con la parallela valle della Campola (affluente del Corstolo) e la valle dell’Enza.
Le valli della Modolena e della Campola terminano a Canossa, quelle del Crostolo e del Tresinaro presidiate dai castelli di Sarzano, Gesso, Baiso e Mandria, portano al centro della media collina nell’area compresa tra Marola, Carpineti e Felina, nodo di interscambio tra la valle dell’Enza e quella del Secchia. Solo le valli dell’Enza e del Secchia raggiungono il crinale appenninico e portano ai passi di collegamento con la Toscana. Le zone abitate sono solitamente situate all’interno di queste valli, sui bassi crinali che separano gli affluenti dell’Enza e del Secchia. La diffusione degli insediamenti, costituiti per lo più in piccoli villaggi o agglomerati di case, sono stati influenzati, come avviene anche altrove, dalle condizioni di esposizione, dalla possibilità di difesa delle zone rilevate rispetto alle valli circostanti e dalla posizione centrale rispetto alle aree di sfruttamento economico.
È in essi che per lo più si registrano le forme verticali, dimore rurali di forma torreggiante o dal cui corpo emerge una torre.
La mia ricerca inizialmente prevedeva uno studio di queste abitazioni che vengono comunemente chiamate case-torri, in tale definizione però vengono inglobati edifici di differenti epoche che presentano struttura e funzione assai diverse tra loro è risultato quindi maggiormente interessante indagare l’evoluzione che la struttura torreggiante ha compiuto nel corso dei secoli, dalle origini nel IX secolo al declino nel XVII, e cercare di dimostrarne la continuità.
Gli studi fino ad oggi pubblicati sulla provincia di Reggio inerenti l’architettura e gli insediamenti rurali non hanno tenuto conto di quella che è stata la storia politico-istituzionale ed agraria del nostro territorio, nella maggior parte dei casi queste ricerche sono state condotte con un approccio puramente descrittivo dei manufatti, senza rapportare la loro consistenza materiale e le loro stratificazioni con il contesto storico entro cui si sono venuti a formare.
Quando si tratta di determinare la periodizzazione di un edificio rurale, la maggior parte degli studiosi locali si limita ad attribuire una datazione basata sulla sola analisi visiva, basandosi su parametri come la tessitura muraria o la tipologia degli elementi architettonici presenti, come portali o finestre, senza condurre ricerche d’archivio che possano confermare i dati ipotizzati. La mia ricerca parte invece proprio dall’inquadramento storico del territorio collinare e montano nel corso dei secoli, dalla distrettazione a cui erano soggetti in epoca tardo-antica, l’importanza raggiunta sotto il dominio della famiglia Canossa, la successiva decadenza e frammentazione in periodo comunale, che si accentua con il passaggio sotto la signoria estense, per meglio analizzare il contesto storico entro cui le torri si evolvono.
Per fare ciò si sono rilevati molto utili gli studi storici e agrari di Odoardo Rombaldi, sia per la qualità delle informazioni fornite che per la quantità di documentazione che riportano. Rileggendo tali documenti, principalmente contratti notarili riguardanti contratti di mezzaria o vendite, sotto un diverso punto di vista, mi è stato possibile cogliere la consistenza delle abitazioni rurali e dell’organizzazione dei fondi tra il XIII ed il XV secolo.
Il confronto con altri ambiti di ricerca e gli studi condotti da Rinaldo Comba e Aldo Settia sull’origine del modello a cui le case-torri si ispirano mi ha aiutato a comprendere le dinamiche del fenomeno dell’incastellamento avvenuto nell’alto medioevo, con la conseguente comparsa delle prime torri nel contado, e dello sviluppo delle torri urbane nell’età comunale.
Essi sostengono due contrapposte correnti di pensiero sull’origine del modello a cui si ispirano le case-torri del contado: secondo Comba esse riprendo la struttura dei masti dei castelli, mentre per Settia le torri cittadine basso medievali;. Finora non si è ancora arrivati ad una soluzione definitiva di tale problema, pertanto l’ipotesi da me avanzata riguardante il territorio reggiano, che vede il modello della torre partire dal contato, trasferirsi in città dove subisce una prima trasformazione, per tornare nuovamente in campagna dove muta ulteriormente, resta ancora da dimostrare ed indagare.
In Emilia-Romagna, i primi studi inerenti il paesaggio, gli insediamenti e il rapporto che intercorre tra essi, nonché le dimore rurali sono stati pubblicati da Lucio Gambi all’inizio degli anni Cinquanta e, più di recente, le medesime tematiche sono state riprese da Francesca Bocchi con un approccio più “storico”. Entrambi hanno fornito un punto di partenza per la mia tesi, permettendo di inquadrare in un contesto più ampio i dati ricavati dai documenti reperiti in archivio. Data la frammentazione del territorio appenninico tra i ducati confinanti di Parma e Modena, la ricerca dei documenti inerenti tale la zona si è svolta non solo presso l’Archivio di Stato di Reggio Emilia, ma anche quello di Parma, Modena e nell’archivio storico del comune di Castelnovo ne’ Monti, che a partire dalla fine del XVI secolo è centro amministrativo della montagna.
I documenti analizzati sono per lo più catasti ed estimi che coprono un arco temporale che va dal 1415 alla fine del XVIII secolo, permettendo quindi di verificare le mutazioni che le abitazioni rurali e gli insediamenti in cui si trovano subiscono.
Dai catasti consultati si potrebbero estrarre dati anche sull’estensione dei terreni connessi alle singole proprietà per verificare se agli edifici dotati di colombaia fossero legati ad un patrimonio maggiore o meno rispetto alla media, ciò permetterebbe di stabilire con maggior certezza una gerarchia tra gli edifici rurali menzionati in tali documenti.
L’arco evolutivo risultante dalla mia ricerca parte dai masti dei castelli, gli edifici torreggianti più antichi di cui ci resta testimonianza, tutti appartenenti alla famiglia Canossa. Tale modello viene trasferito in città a partire dalla fine del XII secolo con l’inurbamento della nobiltà del contado che vi importa il modello delle abitazione avite dove diventano il polo delle contrapposte agnazioni. Con l’avvento delle prime signori su Reggio, la nobiltà sposta nuovamente il centro dei suoi interessi economici nel contado e con essi la forma della torre per dare origine a nuove strutture. All’inizio del XV secolo, queste torri diventano modello delle case-torri, che fino alla metà del XVI secolo saranno appannaggio della piccola nobiltà rurale, notarile e militare, possidente di numerosi terreni, fino a perdere le sua funzione principale di abitazione e venire declassata ad edificio di servizio, come torre colombaia. In quest’evoluzione, le torri mutano forma e struttura, contesto in cui sono inserite, destinazione d’uso e committenza, ciò che rimane costante nel tempo è l’essere un “simbolo”: simbolo di protezione e forza quando si tratta di castelli, potenza politica e sociale per le torri cittadine, ricchezza per le case-torri e come elemento emergente nel paesaggio quando diviene colombaia.
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