Forno Canavese, la Rhur della valle del Viana : struttura storica territoriale e sviluppo industriale : ipotesi di rifunzionalizzazione del piano primo dell'ex officina e della palazzina uffici dello stabilimento FACEM Tre Spade
Patrizia Ferro
Forno Canavese, la Rhur della valle del Viana : struttura storica territoriale e sviluppo industriale : ipotesi di rifunzionalizzazione del piano primo dell'ex officina e della palazzina uffici dello stabilimento FACEM Tre Spade.
Rel. Maria Adriana Giusti, Zich Ursula. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2013
Abstract
Battevano le berte dei Crosi, battevano in concerto con quelle della via Larga e dei Marietti o di Camagna. Più lontano s’udivano i tonfi attutiti di quelle di Pratiglione e di Rivara. Talvolta con il vento in favore s ’udivano addirittura quelle di Busano [...]
Le grandi cinghie di cuoio di cammello che trascinavano le mastodontiche mazze d’acciaio verso l’alto producevano un sibilo particolare, per non dire dei tonfi che seguivano, sordi e precisi {...]
Uno strano groviglio di rumori, capace di travalicare l’ampia valle del Viana e risalire le pendici del colle di Belmonte e quelle ben più ripide del monte Soglio, fino alla sommità.
Lui conosceva a tal punto le sue berte che standosene a letto il mattino presto, in quello stato di torpore che accompagna il risveglio, riusciva a comprendere se per caso ci fossero dei problemi alle pulegge e alle cinghie, o se uno stampo si fosse allentato. [...] La produzione era tutta la sua vita [...]
Le berte della sua fabbrica quotidianamente producevano sofisticati pezzi di macchinario e particolari di automobili, autocarri o treni. E dopo la forgiatura delle berte passavano nelle mani dei collaudatori e la contabilità li conteggiava diligentemente, non appena i magazzinieri avevano collocati nei grandi cassoni per la spedizione, traducendo i battiti di quei mostri d’acciaio in denaro sonante. [...]
[...] una fabbrica che molti invidiavano. La più quotata di quella piccola Rhur che era la valle del Viana .”
In questi estratti dal Romanzo di Marco Cima intitolato La Via Maestra, è raccolta l’essenza di questo lavoro: una storia e un racconto di quella “cultura della forgia” tipica della valle del Viana.
La lavorazione del ferro a Forno Canavese ha radici lontane che mai furono dimenticate dai suoi abitanti e che nei secoli hanno portato a grandi risultati, capaci di inserire le piccole industrie canavesane sul panorama europeo ed intemazionale.
L’impegno e la forza di volontà dei primi imprenditori fornesi che hanno avuto la capacità ed il coraggio di trasformare le piccole fucine gestite dai loro predecessori in veri e propri stabilimenti industriali che hanno scandito la vita dell’intera comunità per più d’un secolo, merita di essere raccontata.
Le loro azioni hanno portato la comunità di Forno ad accettare e fare proprio il concetto di cambiamento, il cui significato risulta particolarmente difficile per chi da sempre vive in luoghi ameni come la valle del Viana, lontani dal progresso urbano e strettamente legati alle tradizioni.
I più evidenti segni del cambiamento sono visibili a partire dal XIX secolo, quando con i primi stabilimenti costruiti lungo il corso del Viana per sfruttarne l’energia idrica, si costruisce la Via Nuova che diventerà il vero asse principale del paese. L’antica strada per Rivara verrà praticamente abbandonata in favore di quest’ultima e la posizione del nuovo municipio, costruito nel 1874 per necessità di nuovi spazi, manifesta proprio la volontà di enfatizzare l’importanza del nuovo percorso viario.
La Via Nuova, attraversa il territorio comunale toccando i simboli della comunità: si apre verso nord sulla piazza antistante la Chiesa parrocchiale, ove aveva sede l’antica casa comunale; si estende dinanzi al Municipio nuovo ed alla postuma Casa Littoria, realizzata graine su di essa trovano sistemazione gli stigiosi.
II suo nome ben presto è divenuto via Baale a Forno, cra arrivata ad impiegare ben 419 operai nesuo esempio fu seguito da molti tra cui Giovanni Battn loce. Questi mandò i quattro figli ad imparaso il Regio Arsenale di Torino ed essi riuscironoabilinterna, le strutture adeguate ed all’aati, hanno fatto della Fratelli BERTOLDO la prima prod ed un’azienda capace di competere sul territorio europeo già dai primi anni del XX secolo.
Alternandosi tra anni di espansione e periodi di difficoltà quest’azienda è arrivata fino ad oggi mantenendo gran parte delella produzione e della progettazione di pache le strutture e i fabbricati ce Spade, sono stati mantenuti senza grossi cambiamenti, ed attorniati da nuovi capannoni di recente concezione: oggi vediamo dunque in essa un grande esempio delle architetture industriali della seconda metà del XIX secolo.
Il modo migliore di preservare l’architettura del passato è viverla coscientemente, ovvero riconoscerne l’importante valore di memoria storica e sociale, senza però escluderla dal presente, riducendola ad una mera funzione di “monumento” da osservare da lontano.
Questo è l’intento del mio lavoro: vivere l’architettura industriale fomese, ricordando e rispettando sempre quella che fu la sua funzione passata.
Relatori
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