Cantieri d’arte pubblica : costruzione di contesti d’interazione sociale e modalità di riappropriazione territoriale
Ambra Micheletto
Cantieri d’arte pubblica : costruzione di contesti d’interazione sociale e modalità di riappropriazione territoriale.
Rel. Elisabetta Forni, Lisa Parola. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per La Sostenibilità, 2013
Abstract
Questo studio vuole affrontare la progettualità artistica rivolta allo spazio pubblico attraverso una ricognizione delle pratiche che sono maturate dalla fine dal millennio a oggi, rivolgendo uno sguardo più attento agli attuali sviluppi italiani. La ricerca però si estende attraverso un arco temporale più vasto, che giunge a comprendere alcuni avvenimenti del primo '900 in quanto, anche volendo circoscrivere maggiormente l'argomento, non si è potuto fare a meno di considerare casi distanti tra loro sia storicamente che geograficamente. La scelta dei casi infatti ha seguito una logica prevalentemente tematica intorno alla quale si è costruito un discorso critico e narrativo connotato dall'intreccio tra le radici di alcune modalità espressive e i loro sviluppi.
Le opere e gli artisti citati non sono necessariamente i più rappresentativi della storia dell'arte recente, ma sono stati scelti in quanto casi esemplari nella produzione di valori territoriali e in quanto occasioni alternative di espressione culturale e artistica capaci di rafforzare l'identità e il senso di appartenenza alla comunità
Per realizzare quest'intento si sta cercando di promuovere la produzione di opere d'arte, che non abbiano fini monumentali o celebrativi, né tanto meno occasionali e che instaurino invece un coinvolgimento della comunità nel processo, facendola diventare a volte committenza.
Le attuali esperienze con la loro tendenza alla produzione, cercano anche di solcare la via, sempre più rivendicata e sentita, di una gestione delle pratiche economiche che non si basi più sull'offerta ma segua le dinamiche più sostenibili della domanda. L'interesse viene maggiormente rivolto alla dimensione locale, si sente l'urgenza diffusa di mettere in luce nuove pratiche per poter cogliere e indagare, proteggere ma anche risignificare, il genius loci di quei territori in continua trasformazione non ancora totalmente spacciati e distrutti dalla mutevolezza e dall'indeterminatezza del presente.
La crisi dell'economia globale ha provocato un aumento dell'insicurezza che ha esasperato atteggiamenti difensivi e chiusure identitarie; allo spazio pubblico è stato negato il carattere aperto che ne assicurava la vitalità. Oggi lo spazio pubblico è percepito come motivo di ansietà e viene normato e controllato, gestito e disciplinato in nome di un'ossessiva sicurezza. Da spazio accessibile, dai molteplici utilizzi, dove la convivenza con il diverso era praticata, lo spazio pubblico si è ormai trasformato in un luogo codificato e omologato, in cui il disordine e il conflitto vengono sistematicamente negati e rifiutati. E se è vero che la prossimità non è condizione sufficiente per rifondare la socialità e la convivenza in città, “ciò che occorre è creare delle interdipendenze. Certamente è vero che il terreno più favorevole (seppure non il solo) è quello delle micro-occasioni che si producono nei contatti e nelle conoscenze della vita quotidiana [...] insomma tutte quelle attività che mettono le persone in una dinamica relazionale che offre la possibilità di scardinare i propri usuali e consolidati modelli di interazione e di adottarne di nuovi” (Forni, 2010: 75). In quest'ottica un ruolo positivo e trasformativo potrà essere giocato dai micro cantieri d'arte pubblica. Inserendosi nello spazio pubblico attraverso pratiche partecipative che mirano a destabilizzare pregiudizi consolidati e tentano una riappropriazione non individualistica dei luoghi, queste pratiche possono fornire un'esperienza concreta del territorio per avviare possibili cambiamenti in divenire.
Con la definizione "arte pubblica" si tende a comprendere attività di diversa natura che hanno però in comune il fatto di cercare di relazionarsi e di intervenire con e sullo spazio pubblico.
Dagli anni '70 sono nati con sempre maggiore intensità progetti di arte pubblica che si occupavano di disseminare sul territorio, sia europeo che americano, opere d'arte negli spazi urbani, e una crescente attenzione per il fenomeno è dimostrata dalla vastità del dibattito critico e dalla nuova mole di letteratura in merito che gli ultimi anni vedono germogliare. Queste pratiche infatti coinvolgono molte discipline andando a definire, per la prima volta, una zona di coprogettazione fra arte, architettura, urban design, landscape e interaction design.
Mentre inizialmente le ricerche artistiche erano maggiormente rivolte a quegli spazi da sempre privilegiati come luoghi d'intervento (stazioni e nodi del trasporto di massa, scuole, ospedali, piazze, strade) negli ultimi tempi, la sperimentazione si è spinta così in avanti da includere oltre ogni luogo urbano (soprattutto quelli più marginali e degradati) anche i territori del virtuale.
Quest'estensione si muove e porta con sé anche una ridefinizione di quello che comunemente chiamiamo spazio pubblico. L'attuale dibattito critico ha evidenziato come ora non sia più sufficiente il posizionamento su suolo pubblico dell'opera per definirne il carattere pubblico. La relazione dell'opera con il sito non è infatti esclusivamente instaurata dalla sua collocazione nello stesso ma determinata principalmente dalle relazioni che l'opera instaura con il contesto (non solo fisico) e dall'a- gire che diventa centrale nell'ottica dell'intervento.
Movimenti quali la Land Art, la Minimal Art, l'arte concettuale, Fluxus e le pratiche performative, hanno dato alcuni primi spunti ponendo l'attenzione su quei contenuti che hanno permesso il passaggio da una «dimensione discreta e confinata dell'opera a una dimensione aperta, interattiva, contingente e contestuale al suo ambiente fisico e percettivo» (Perelli, 2006:12). La stessa opera, come prodotto artistico nello spazio pubblico, è uscita trasformata da questo passaggio: da un rapporto basato sulla matericità e le caratteristiche dimensionali tipico della scultura, in cui l'oggetto creato si collocava nello spazio urbano, è arrivata a ricercare innanzitutto le dinamiche dell'agire artistico, del fare imminente ed immanente che, attraverso dinamiche relazionali che riattivano il tessuto urbano, trasforma il luogo su cui quell'azione è compiuta. «Congiuntamente anche la
concezione di spazio pubblico è mutata. Da un'idea dimensionale, topografica e architettonica dello spazio urbano si è lentamente passati a quella di spazio d'interazione» (ivi). Si può dire che le pratiche artistiche partecipate, che si sono sempre più aperte a un reale e attivo coinvolgimento del pubblico nell'operazione creativa, siano andate di pari passo con la ridefinizione del concetto stesso di spazio.
Il caso studio di Nichelino Base Alpha, analizzato in questa ricerca, è un progetto d'arte pubblica curato da Maurizio Cilli, Rebecca De Marchi (Eco e Narciso) e a.titolo (Lisa Parola) nell'ambito del programma Nuovi Committenti, programma di produzione di opere d'arte per lo spazio pubblico commissionate direttamente dai cittadini con l'obiettivo di modificare i propri luoghi di vita e di lavoro e di migliorarne la qualità e la fruizione, promosso in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti. La co-produzione è sostenuta dal Comune di Nichelino, dalla Provincia di Torino, dalla Camera di commercio di Torino e dalla Fondation de France, e comprende una serie di oggetti urbani ideati dal designer Martino Gamper in collaborazione con il collettivo AUT. Il progetto è stato scelto non perché esso sia considerato esemplare o esaustivo delle molteplici dinamiche che entrano in gioco quando l'arte si relaziona alla città, ma per il fatto di essere stato seguito direttamente e attivamente dalla sottoscritta in tutte le fasi che hanno condotto alla sua realizzazione. Per le ragioni che chiarirò nelle pagine successive esso può essere considerato una buona pratica, un progetto riuscito e dal quale si può imparare molto proprio in merito alla complessità delle esperienze artistiche che si muovono nello spazio pubblico. A sostegno di tale valutazione sta anche il fatto che il programma Nuovi Committenti, attraverso il quale si è concretizzata l'opera, è molto innovativo e si inserisce in una delle direzioni più fertili e creative fin ora sperimentate, sollevando questioni molto vicine a quelle affrontate dalla progettazione e dalla programmazione urbana.
- Abstract in italiano (PDF, 242kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 142kB - Creative Commons Attribution)
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