Storia e riqualificazione di un manufatto dal Settecento ad oggi, l’asilo "Beato Angelico Carletti" di Chivasso (Torino)
Silvia Coggiola
Storia e riqualificazione di un manufatto dal Settecento ad oggi, l’asilo "Beato Angelico Carletti" di Chivasso (Torino).
Rel. Guido Montanari. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2013
Abstract
La scelta del tema della tesi è stata per me una decisione importante ed impegnativa. Fin dall’inizio avevo ben chiaro che l’argomento doveva riguardare la mia città: Chivasso. Mi interessava approfondirne la conoscenza, la sua storia, i suoi cambiamenti, la sua evoluzione. Ho cominciato quindi la ricerca del tema leggendo testi sulla storia di Chivasso, per conoscerla meglio, com’era e come si viveva.
In questa prima fase mi sono resa conto da subito che un tempo era sicuramente molto diversa, sia fisicamente che socialmente. Di questo passato in molti casi non è rimasta testimonianza immediatamente visibile. Ho potuto constatare che la maggior parte dei concittadini ignora cosa c’era al posto degli edifici, delle vie, delle piazze che ora ci sono. Questo perché spesso non vi è traccia di un passato diverso, se non in testi storici, per altro in alcuni casi difficilmente reperibili. Addirittura di alcune situazioni l’unica testimonianza è la tradizione orale, tramandata dagli anziani nativi. Soprattutto mi ha colpito la grande quantità di edifici religiosi che vi erano quando Chivasso era ancora limitata dalle sue mura.
Agli inizi del XVIII secolo nell’abitato, all’interno della vecchia cinta fortificata, risultavano presenti ben undici complessi edilizi (chiese, conventi, ospedali) gestiti da religiosi, sacerdoti o confraternite laiche, in accordo con l’ordinamento della Credenza, l’autorità civica .
Di questi complessi otto sono tutt’ora conservati, anche se alcuni con altra destinazione funzionale: la chiesa di Santa Maria Maggiore con retrostante cimitero (1415, sulla via Torino fronte piazza della Repubblica, attuale Duomo), la chiesa di Santa Maria degli Angelis (1584, sulla via Torino, di fronte a via del Collegio, sconsacrata nel 1585, restaurata e adibita ad eventi), la chiesa ed il monastero di Santa Chiara (i486, nell’isolato compreso tra via Torino, via Siccardi, via Demetrio Cosola e via Defendente Ferrarsi, ora sede del Comune, detto “Palazzo Santa Chiara”), la chiesa e l’ospedale di Sant’Antonio Abates (1580, sulla via Torino, sede delle prime scuole chivassesi, ristrutturato nel 2005 come Residence Sant’Antonio), il convento e la chiesa di San Bernardino (1550, in via del Collegio, oggetto di restauro per essere trasformato in albergo in occasione delle attese olimpiadi a Torino del 2006, rimasto incompiuto), la chiesa di San Michele (1517, in via della Ruta, oggi via del Collegio e trasformata in civile abitazione), il convento e la chiesa di San Nicolò (1560, ora civile abitazione sulla via Torino angolo via Boria), il convento e la chiesa di San Francesco d’Assisi (1572, dal 1849 sede dell’asilo infantile “Beato Angelo Carletti”). Sono invece scomparse del tutto alcune strutture, come la chiesa di San Giovanni della Nissola (secolo XV), la chiesa e il monastero di San Marco (secolo XVI), la cappella di Santa Maria di Loreto (1682, presso l’allora abitazione dei nobili Crova, accostata a San Bernardino).
Ho focalizzato quindi l’interesse su uno di questi edifici, ora adibito ad asilo privato, l’asilo “Beato Angelo Carletti”. Apparentemente un edificio del centro storico come tanti altri, ma con una storia particolare: è passato nel corso degli anni da casa rurale (abitazione dalla famiglia Crova) a convento dei Frati Minori Conventuali di San Francesco, fino a diventare asilo, quasi senza lasciare tracce di questa trasformazione nell’involucro esterno. Mi sono quindi chiesta come era potuto succedere, cosa ne era stato di questo edificio nel tempo. Questa curiosità mi ha portato a sviluppare un’analisi che si è rivelata interessante e sicuramente formativa.
Non è stato semplice reperire la documentazione, in certe situazioni carente. Per quanto riguarda l’antico convento dei Padri Minori Conventuali di San Francesco fuori le mura, l’unica testimonianza, a cui per altro fanno riferimento anche tutti i testi sulla di storia di Chivasso, è l’importante opera Memorie Istorico - Cronologiche della Città di Chivasso, che il Padre Agostiniano Giuseppe Boria, storico chivassese (1705-fìne secolo), scrisse nel 1780. E’ una sorta di raccolta di testimonianze degli avvenimenti della città nel XVIII secolo. Il volume originale era stato consegnato da Padre Boria al Comune di Chivasso perché fosse conservato e messo a disposizione degli studiosi. Venne conservato nell’Archivio del Municipio fino dopo la seconda Guerra Mondiale, poi scomparve tra il 1950 ed il i960 e non fu più ritrovato. Di questo manoscritto esistono poche copie: una alla Biblioteca Reale di Torino, una alla Biblioteca Diocesana di Ivrea, una alla Biblioteca Civica di Ivrea ed una nell’Archivio della Parrocchia di Santa Maria Assunta di Chivasso . Inoltre una copia fotostatica dell’originale un tempo conservato in Comune è consultabile presso la Biblioteca Comunale di Chivasso. Dell’opera è in fase di edizione una recente trascrizione, che sicuramente permetterà di rendere queste importanti testimonianze agibili a tutti, in quanto l’edizione del Boria è difficilmente reperibile e poco comprensibile.
Per quanto riguarda le testimonianze sul convento di San Francesco di via Coronata (ora via Boria) oltre al testo del Boria poche nozioni si ritrovano sui testi riguardanti la storia di Chivasso. Per quanto riguarda il periodo settecentesco e la soppressione del convento, ho potuto documentarmi presso l’Archivio Storico della Città di Chivasso e l’Archivio di Stato della Città di Torino, nelle due sezioni Corte e Riunite.
Per le notizie sulla sua trasformazione in asilo, nel 1996 è stato fatto da parte della Dottoressa Nuscis Vincenza, incaricata dalla Soprintendenza, un riordino dell’Archivio Storico privato dell’asilo, al quale ho potuto attingere grazie alla gentile concessione del Consiglio di Amministrazione dello stesso.
Ho cominciato quindi con la lettura di testi sulla storia della città per documentarmi sulla nascita e sviluppo del convento, per poi approfondire la conoscenza attraverso la varie fonti. Tramite l’analisi delle delibere del Consiglio di Amministrazione dell’asilo, la documentazione reperita ed i vari elaborati progettuali conservati inerenti le trasformazioni effettuate al Complesso, o solamente ideate, le ricerche presso i vari archivi storici, mi sono proposta di conoscere cosa era accaduto nel tempo fino ad oggi.
Mi sono avvalsa anche di preziose testimonianze orali e del gentile contributo dell’ingegnere Camillo Vaj, che dagli anni Ottanta ha seguito i vari interventi di ristrutturazione eseguiti sul Complesso.
Ringrazio inoltre tutte le altre persone che mi sono state d’aiuto e si sono prodigate per questo risultato.
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