La Cascina Campagna a Castellazzo Bormida : un caso studio per la valorizzazione del paesaggio agrario e del patrimonio rurale alessandrino
Pietro Bonometto
La Cascina Campagna a Castellazzo Bormida : un caso studio per la valorizzazione del paesaggio agrario e del patrimonio rurale alessandrino.
Rel. Enrico Moncalvo, Carla Bartolozzi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per La Sostenibilità, 2013
Abstract
Il progetto di tesi riguarda un intervento di riqualificazione di un manufatto storico rurale, la Cascina Campagna, situato in provincia di Alessandria, presso il comune di Castellazzo Bormida. Questo, di epoca fondativa medioevale, attualmente si presenta come un'azienda agricola che occupa una superficie superiore ai due ettari, con parco e villa padronale settecentesca annessi. Ho cercato di affrontare l'argomento partendo da un ragionamento di riqualificazione e recupero del territorio rurale, patrimonio storico e culturale del nostro Paese, non limitandomi a studiare il restauro del fabbricato, ma pensando ad un progetto di valorizzazione del territorio circostante, quello del parco fluviale del fiume Orba, situato a poche centinaia di metri dall'edificio, ipotizzando la nascita di un sistema articolato di parco e cascine.
Tale lavoro ha avuto inizio a partire da un interessamento nei confronti di un’iniziativa nata in Lombardia nel 2008 in previsione dell’Expo Milano 2015, con il nome di “Comitato 100 cascine”, il quale si è in seguito sviluppato ed ha assunto il nome odierno di “Associazione 100 cascine”. Tale associazione si prefigge di promuovere nella società e presso i proprietari, i valori di tutela, conservazione e valorizzazione del territorio rurale lombardo e delle sue cascine, che costituiscono patrimonio storico, culturale, paesaggistico, agricolo e di edilizia rurale da preservare. L’importanza di tali complessi rurali deriva dalla loro peculiarità di essere simboli di un'economia fondata sull'agricoltura, di rappresentare oggi frammenti di memoria, oltre ad essere i principali centri di organizzazione della vita agricola, nodi del paesaggio agrario ed elementi fondamentali di riconoscibilità del territorio.
L'Associazione ha dunque l'obiettivo di individuare e promuovere politiche e normative che consentano di insediare nuove funzioni all'interno delle cascine. Ad esempio centri di ospitalità, di ricerca, di formazione e di lavoro che possano rappresentare, in una logica multifunzionale e rispettosa della vocazione agricola, una fonte di reddito alternativo per la conservazione del fabbricato storico, per la tutela del territorio dal consumo di suolo e per il settore agricolo. Proprio la difesa del territorio dal consumo di suolo, che in Italia viene divorato ad un ritmo pari ad oltre 20.000 ettari all'anno (negli ultimi 40 anni la superficie agricola è passata da 18 a 13 milioni di ettari, con una perdita pari alla somma dei territori di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna), è uno dei principali motivi che muove Associazione 100 Cascine.
Oggi in Italia iniziative di questo tipo dovrebbero essere incentivate, valorizzate e soprattutto promosse e divulgate.
Come riassumono in modo efficace B. Drusi, R. Chiabrando e G. Airoldi “[…] dagli orientamenti che emergono dai più recenti documenti europei si afferma una visione dello sviluppo rurale più complessa ed articolata rispetto al solo sviluppo economico del settore agricolo inteso in senso tradizionale. L’agricoltura si è progressivamente sconnessa dalla società rurale che, a sua volta, è diventata sempre meno agricola per il gioco combinato delle trasformazioni socio-professionali e per il cambiamento degli stili di vita di cittadini ed agricoltori. Pertanto, la pianificazione dello sviluppo rurale non può più coincidere con la considerazione esclusiva del sistema produttivo agricolo, ma deve coinvolgere attività plurime, connesse e complementari all’agricoltura, ed un territorio assai più vasto di quello destinato esclusivamente alle colture agricole, in larga parte nel nostro paese intrecciato con quello urbano di margine.
Già lo Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo, promuovendo il processo di diversificazione multisettoriale dell’agricoltura, incoraggia un nuovo sviluppo rurale basato sul patrimonio naturale e paesistico, che richiede di essere tutelato e sfruttato per le sue potenzialità economiche e stimola azioni partenariali tra città e campagna. Nella medesima direzione, il VI Programma Europeo per 1’Ambiente propone indirizzi per integrare lo sviluppo economico e sociale dei contesti rurali con la conservazione del patrimonio naturale e storico-culturale. Si riafferma 1’indirizzo di una gestione polifunzionale dell’agricoltura, contestualmente rivolta alla conservazione dell’ambiente e della biodiversità, al recupero del patrimonio storico-culturale e allo sviluppo del sistema turistico-ricettivo. Entrambi i documenti si situano, quindi, in perfetto coordinamento con la considerazione di “ paesaggio culturale ” introdotta dalla Convenzione Europea del Paesaggio, in quanto aspetto essenziale del quadro di vita delle popolazioni, delle identità e delle diversità locali e regionali, oltre che come risorsa anche economica e componente fondamentale dello sviluppo sostenibile. Il paesaggio rurale potrebbe così diventare il campo d’azione rii iniziative locali e progetti integrati di sviluppo sostenibile, capaci di tutelare e valorizzare le “ tipicità ” del territorio, le identità locali e la cultura materiale”
Finalmente anche in Italia un cambio di rotta sembra essere stato intrapreso a livello politico pochi mesi fa; il 14 settembre 2012 è stato approvato un disegno di legge che mira anzitutto a garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabile ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate. Ha inoltre l'obiettivo di promuovere l'attività agricola che si svolge (o si potrebbe svolgere) su di essi, contribuendo alla salvaguardia del territorio e introduce una priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali per i Comuni e le Province che procedono al recupero di nuclei abitati rurali. Riporto a seguito uno stralcio del comunicato stampa diramato al termine del Consiglio dei ministri, che riassume in otto punti il disegno di legge:
1. Vengono identificati come "terreni agricoli" tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola;
2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell'estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d'uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell'assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate;
3. Si prevede il divieto di cambiare la destinazione d'uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell'ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo, l'intervento mira a evitare che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell'attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione;
4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l'attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti.
5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole al fine di identificare i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici adottati non prevedono l'ampliamento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite determinato dalle Regioni, che possono chiedere di essere inseriti.
6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità - consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria - e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell'Ente locale.
7. Si abroga inoltre la norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo Unico in materia edilizia sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti dell'ente locale. Il fine è quello di disincentivare l'attività edificatoria sul territorio.
Il progetto lombardo dell’Associazione 100 cascine si muove nella giusta direzione, con la consapevolezza dell’importanza che il paesaggio rurale ha per il nostro paese. Mi è sembrato importante perciò, lavorando ad un progetto di recupero di una cascina agricola, inserire il mio progetto all’ interno di un discorso più ampio, che comprendesse anche la riqualificazione del territorio e delle realtà agricole circostanti.
A partire da questi stimoli è nato il progetto di questa tesi, in cui si è deciso di lavorare su di uno specifico caso studio nell’obiettivo di fornire un modello di processo replicabile ad altre cascine in altri territori, tramite una progettazione capace di riattivare risorse locali.
Relatori
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