5 sharing : cinque modi di vivere e condividere il complesso del Buon Pastore a Torino
Flavia Panebianco
5 sharing : cinque modi di vivere e condividere il complesso del Buon Pastore a Torino.
Rel. Matteo Robiglio, Alfredo Mela. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
Secondo alcune ricerche l'Italia possiede un patrimonio immobiliare del valore di oltre sei milioni di beni architettonici inutilizzati o sottoutilizzati - suddivisi in abitazioni e altri immobili pubblici, "para-pubblici' e privati - tra i quali ex fabbriche e capannoni dismessi, vecchie scuole, oratori ed opere ecclesiastiche chiuse, edifici abbandonati di proprietà di enti ed aziende pubbliche, opere incompiute o terminate e mai attivate, cinema e teatri dismessi, beni confiscati alla mafia e così via.
Il problema più grande derivante dalla presenza di questi plessi urbani è il deterioramento e il degrado che apportano tutto intorno all'area su cui insistono e il conseguente senso di insicurezza e pericolo che ispirano ai cittadini. Questi spazi in disuso, rappresentano una enorme risorsa per la città e per la comunità, in quanto sono spazi che aspettano di essere riletti per diventare catalizzatori di attività, generatori di nuovi valori.
Tra questi edifici può essere annoverato il complesso del Buon Pastore, complesso edilizio realizzato tra il 1846 e il 1929 a Torino, oggi in gran parte abbandonato, ma che tra qualche anno, quando, cioè, gli uffici della regione Piemonte che in questo momento si trovano al suo interno verranno spostati nella nuova sede del Lingotto, lo sarà del tutto.
Al momento sembrerebbe non esserci per quest'area del centro città un futuro definito e l'unico avvenire che sembra prospettarsi è il suo completo abbandono.
Per questo motivo all'interno del seguente elaborato si è cercato di affrontare il tema della rifunzionalizzazione del complesso, con una proposta progettuale avente come priorità la restituzione di quest'area ai cittadini e la creazione di una nuova area attrattiva, sia dal punto di vista dell'offerta di attività pubbliche che dell'offerta di nuove aree residenziali.
Per quanto riguarda l'offerta di nuove aree residenziali si è tenuto conto delle trasformazioni che negli ultimi anni si stanno avendo all'interno delle relazioni familiari. Al giorno d'oggi, infatti, lo schema classico della famiglia, composta da entrambi i genitori e i figli, si sta sempre di più sfaldando, soprattutto a causa dell'aumento del numero delle separazioni e dell'allontanamento dei figli dalla famiglia di origine per motivi di studio 0 di lavoro. Quindi se da un lato il numero dei nuclei familiari cresce, dall'altro il numero dei loro componenti diminuisce e le case in cui hanno sempre vissuto appaiono adesso grandi e inadeguate alle loro esigenze. Se a questi fattori si aggiunge anche il problema della crisi economica e degli alti costi delle abitazioni, si comprende come si renda necessaria la proposta di nuovi modelli abitativi che siano in grado di soddisfare le esigenze delle famiglie.
A ciò si deve la scelta di proporre all'interno dell'area del Buon Pastore un modello residenziale di Co-housing, ancora poco conosciuto e affermato in Italia ma che, se ben applicato, può soddisfare le esigenze dei nuovi nuclei familiari.
Entrando nello specifico, il mio percorso di lavoro parte da una prima fase di ricerca sulla storia del complesso del Buon Pastore, che va dalla sua fondazione, nel 1846, alla proposta di variante del piano regolatore del 2007.
La seconda fase riguarda invece una approfondita analisi del concetto di Co-housing, in cui si illustrano le teorie alla base di questa nuova forma di abitare, la sua nascita e il suo sviluppo in alcuni stati del mondo.
La fase successiva riguarda invece una selezione di alcuni progetti di residenze con particolari forme di condivisione, e di alcuni casi di riuso di preesistenze per me molto interessanti, da cui sono stati estrapolati alcuni spunti progettuali.
Il lavoro si conclude con la proposta progettuale finale, che riguarda la rifunzionalizzazione dell'intero complesso e l'analisi specifica di cinque tipologie residenziali per cinque differenti tipologie di fruitori.
Relatori
Tipo di pubblicazione
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