Musealizzare un patrimonio perduto : Francisco Juan Barba Corsini alla Pedrera : abitazioni degli anni cinquanta : riflessioni su Torino e Barcellona
Francesca Omodeo
Musealizzare un patrimonio perduto : Francisco Juan Barba Corsini alla Pedrera : abitazioni degli anni cinquanta : riflessioni su Torino e Barcellona.
Rel. Annalisa Dameri, Valeria Minucciani. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per La Sostenibilità, 2013
Abstract
La scelta di questo tema nasce dal mio interesse verso la musealizzazione e la comunicazione del patrimonio culturale, già evidenziata nella stesura della mia tesi triennale, che trattava della musealizzazione dei siti archeologici e in particolare del caso di Bene Vagienna.
Questo lavoro però vuole essere più completo e articolato: non solo un’analisi critica di una realtà problematica, ma un’ipotesi per un vero e proprio allestimento.
L'obiettivo che mi sono prefissata è stato infatti quello di ipotizzare un percorso museale per la conservazione degli appartamenti costruiti nel 1953 dall'architetto spagnolo Francisco Juan Barba Corsini nelle soffitte della Pedrera di Antonio Gaudi, a Barcellona.
La prima difficoltà sta nel fatto che l’oggetto da musealizzare non esiste più: non si tratta quindi, come è solito, di costruire un museo intorno a un’opera o a un oggetto, bensì è necessario creare un contenitore, un contesto, un vero e proprio modo di comunicare un bene e un modo di vivere che non ci appartiene ed è andato perduto.
E’ stato quindi necessario analizzare il contesto storico in cui nasce il progetto di Barba Corsini.
Nella prima fase del lavoro mi sono soffermata sulla storia dell’architettura degli anni Cinquanta in particolare in Italia a Torino e in Spagna a Barcellona e consultando testi e riviste dell’epoca ho potuto individuare alcune delle caratteristiche principali dell'architettura della casa del periodo.
Da un lato l'Italia, il suo dopoguerra e il boom economico, una trasformazione socio- economica straordinaria ma che, in alcuni casi, si rivela traumatica e non risolve quei problemi strutturali che si trascinano da ben prima della guerra.
Il paese ha una cultura architettonica moderna forte che può essere continuata, modificata o anche rifiutata e possiede un substrato di tradizione che non scompare mai completamente, per quanto radicale sia la proposta.
La tradizione è inevitabile per gli architetti italiani, che non devono necessariamente sforzarsi nel cercare riferimenti al passato per incorporare le sue lezioni.
Dopo il secondo conflitto mondiale alcune sono le caratteristiche visibili nell’abitazione italiana con consuetudini che si ripetono nella maggior parte dei casi analizzati: la distribuzione interna degli spazi, l’uso di materiali nuovi e differenti a seconda della destinazione d’uso, l’utilizzo del colore negli interni e l’arredo dove insieme ai mobili e agli oggetti di famiglia, antichi o “in stile” compaiono “pezzi” moderni.
E' questo il periodo del boom del design, degli elettrodomestici, delle cucine all’americana e dei mobili modulari.
Sono queste le caratteristiche della casa anni Cinquanta in Italia che emergono nelle opere di architetti come Carlo Mollino, Domenico Morelli e altri.
La Spagna, invece, si trova in una situazione completamente diversa dal nostro paese. La Guerra Civile (1936- 1939) si conclude con l’instaurazione del regime franchista che durerà fino al 1975 e porterà il paese a uno stato di vero e proprio isolamento dal resto dell’Europa e del mondo.
“Ricostruzione” in Spagna non vuol dire apertura della cultura verso il disegno di una strada liberatrice e progressista, ma riedificazione di un sistema antiquato di valori e credenze che l’ondata rivoluzionaria aveva smantellato.
La produzione architettonica ha diverse sfaccettature: progetti realizzati per glorificare il potere; commesse architettoniche che, pur essendo pubbliche, lasciano fuori luogo imposizioni o condizionamenti mediante una pratica "timidamente" conforme ai temi proposti dal dibattito internazionale; e per ultimo, la grande moda delle architetture private che si rifanno in qualche modo a un modello accademico.
Si comincia così a focalizzare il tema della casa come primo elemento di organizzazione urbana, accettando al contempo il dovuto superamento dei dogmi del Movimento Moderno e rivendicando un adattamento della disciplina alle sue rinnovate condizioni di esistenza.
All’interno della ricerca su un domestico da adeguare a tempi in via di trasformazione risultano decisivi i contributi di molti professionisti del momento: da José Antonio Coderch a Valls e Mitjans.
La legge dell’aprile 1939 sulla Vivienda Protegida offre vantaggi e benefici a coloro che costruiscono abitazioni igieniche di basso reddito, creando strumenti atti a favorire e gestire tale patrimonio in corso di formazione.
Anche in Spagna si possono individuare alcune caratteristiche comuni nei progetti analizzati come, in particolare, la disposizione convenzionale degli spazi dove servizi igienici e cucine sono prossimi all’entrata e il soggiorno- camera da pranzo è la stanza più importante della casa sia per dimensioni sia per orientamenti, oltre che nucleo domestico che articola spesso anche l’ingresso alle camere da letto. Dopo aver definito dal punto di vista storico- architettonico il contesto in cui nasce l’oggetto da musealizzare, ho indirizzato la mia ricerca sulle tecniche di comunicazione museale degli ultimi anni.
Per questo motivo sono partita dall’analisi museografica degli allestimenti inaugurati recentemente, ricchi di quelle tecnologie che permettono al visitatore di “vedere” e di comprendere realtà che hanno subito trasformazioni che ne hanno modificato o addirittura cancellata l’identità originaria.
Molti infatti sono i problemi che caratterizzano questi beni. In primo luogo spesso sono andati perduti totalmente o parzialmente per uno smantellamento dovuto alla rifunzionalizzazione di un edificio, oppure per la scarsa coscienza della loro importanza storica e culturale da parte dei proprietari.
Nel caso della Pedrera di Antonio Gaudi a Barcellona per esempio vi è stata una “sovrapposizione di beni”: da un lato l’edificio originario del maestro spagnolo e dall’altro gli appartamenti realizzati negli anni Cinquanta dall’architetto Francisco Juan Barba Corsini nelle soffitte dell’ edificio. In questo caso la “scelta” è ricaduta sulla volontà di recuperare il bene “originario”, cioè la struttura originale, forse più attrattivo per un pubblico vasto e non sempre specializzato e probabilmente investimento dal ritorno economico e di immagine più interessante proprio per questo motivo.
Un altro elemento che ha determinato la perdita di questa memoria sta nel fatto che queste case appartengono, nella maggior parte dei casi, a utenti privati, che per motivi molto diversi tra loro che vanno dal disinteresse e dalla scarsa coscienza, alle necessità d’uso, spesso non si pongono neppure il problema di un'eventuale fruizione pubblica di quello che per loro è esclusivamente proprietà privata.
Ultima, ma non di minore importanza, è la mancata percezione del valore storico e comunque documentario del passato recente di cui spesso è difficile percepire l’importanza e la conseguente necessità di conservazione e tutela.
Partendo da questi presupposti è necessario creare una nuova coscienza di questa memoria e dare una soluzione possibile a chi possiede questi beni.
La ricerca parte dalle nuove tecnologie, passa attraverso le nuove frontiere del museo virtuale e del museo interattivo fino ad arrivare a un'ipotesi di un allestimento proprio per gli appartamenti di Barba Corsini nella Pedrera di Gaudi, in cui cerco di utilizzare al meglio i mezzi tecnici disponibili per garantire una visita coinvolgente e interessante per i visitatori di un bene così particolare come gli interni di un appartamento non più esistente e di cui pochissimi hanno conoscenza.
- Abstract in italiano (PDF, 285kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 322kB - Creative Commons Attribution)
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