Affamati di energia : l’insostenibilità del nostro sistema antropico
Giuseppe Forgione
Affamati di energia : l’insostenibilità del nostro sistema antropico.
Rel. Riccardo Bedrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2013
Abstract
Il 15 settembre del 2007 mi ero appena iscritto all'università e da lì a poco avrei iniziato il percorso formativo che mi avrebbe portato sino alla stesura di questa tesi. In tale giorno, simile a tanti altri, si verificò il crack della società finanziaria "Lehman Brothers Holdings" che, poco prima dell'una del mattino ricorse al "Chapter 11", dando il via alla crisi economica peggiore dell'ultimo mezzo secolo.
Ciò che pensavo fosse una notizia del tutto marginale per la mia vita ha iniziato a divenire, sempre più, elemento di preoccupazione e inquietudine, dando nuovi stimoli alla mia voglia di comprensione ed interpretazione dei fatti.
Il mio percorso di studi universitario è stato accompagnato da un progressivo deteriorarsi delle condizioni sociali, politiche, economiche ed ambientali che, con ritmi e modalità diverse, ha interessato quasi tutti i paesi del mondo.
Grandi recessioni economiche, crisi alimentari, tumulti di piazza, povertà, inquinamento e riscaldamento climatico si sono aggravati di giorno in giorno, in una sorta di "valzer" disordinato che istintivamente sentivo alimentato da fattori comuni, senza conoscere quali. Non mi accontentai di comprendere le cause superficiali di queste molteplici crisi ma cercai una chiave di volta che potesse, almeno in parte, descriverne le origini e definirne la trama.
Fu nella ricerca sfrenata di questa chiave che mi imbattei, quasi per caso, nel Rapporto del 1972, denominato "The Limits to Growth", e nella teoria del "Picco di Hubbert". Il primo di questi esponeva, con tragica chiarezza e semplicità, il collasso a cui la civiltà moderna sarebbe andata incontro nei primi decenni del XXI secolo, se non fossero subito state attuate delle misure capaci di stabilizzare la popolazione mondiale, evitando il consumo di risorse non rinnovabili.
La teoria del Picco di Hubbert, invece, definiva nitidamente l'evoluzione estrattiva di qualsiasi giacimento minerario, prevedendo che intorno all'anno 2000 si sarebbe raggiunta la massima produzione petrolifera. Da quel momento in poi si sarebbe verificato un lento declino estrattivo con conseguenze politiche ed economiche, all'epoca, difficilmente prevedibili.
Unendo i "due tasselli del puzzle" ed osservando la reale staticità della produzione petrolifera e la crescita esponenziale del prezzo dell'oro nero, compresi che, molto probabilmente, l'umanità aveva incontrato uno dei tanti limiti di cui parlava il Rapporto del 1972. Questo limite è l'energia, che nel mondo attuale è fornita per gran parte da fonti energetiche esauribili, prima fra tutte il petrolio.
Il presente lavoro di tesi ha provato a mettere in luce il problema energetico che la civiltà globale moderna sta affrontando ed i possibili pericoli per il futuro, dimostrando l'insostenibilità a medio e lungo termine del sistema antropico, così come strutturato.
Nel capitolo successivo a questa introduzione è stata utilizzata una chiave di lettura "energetica" per definire l'evoluzione tecnologica ed organizzativa umana.
Nel particolare, è stato analizzato il legame tra i primitivi utilizzi del fuoco e la nascita delle prime comunità nomadi che, a seguito della Rivoluzione neolitica, si sono stanziate stabilmente in villaggi e città. L'origine stessa di questi insediamenti può essere ricondotta alla maggiore efficienza nell'accaparrarsi l'energia, intesa come combustione delle biomasse, calorie dei cibi, forza fisica umana e animale ed, infine, energia cinetica di origine eolica ed idrica.
La seconda parte dello stesso capitolo si concentra, invece, sulle due Rivoluzioni Industriali che, grazie all'invenzione di macchine capaci di trasformare il calore in lavoro, hanno mutato completamente i diversi settori della vita umana ed il "volto" delle città.
Nel terzo capitolo si è trattato lo sviluppo del sistema antropico tra il XX ed il XXI secolo, in quella che può semplicisticamente essere definita l’"era del petrolio". In particolare, sono stati esposti i fenomeni di crescita demografica associati all'inurbamento della popolazione e alla crescita smisurata dell'ambiente antropizzato che, in taluni casi, a raggiunto condizioni di degrado tali da essere quasi invivibile.
Nella seconda parte dello stesso capitolo è stato analizzato il fenomeno dei consumi energetici crescenti, legati alla mala pianificazione della città e all'utilizzo di mezzi di locomozione privati, essenzialmente alimentati con derivati del greggio.
Il quarto capitolo è incentrato sull'analisi dei fenomeni socio-economici e geopolitici che ruotano intorno alla disponibilità ed al prezzo dell'oro nero. In questa parte di tesi non ci si limita ad analizzare le riserve, la produzione, il consumo ed i prezzi storici del petrolio, ma si esamina con attenzione il ruolo assunto da questo combustibile nelle crisi e nelle guerre degli ultimi cento anni.
Nel quinto capitolo si affronta la questione delle sfide del XXI secolo, in cui si verificherà un'inevitabile riduzione della produzione energetica convenzionale, associata ad un crescente aumento della domanda mondiale di energia.
Se nella prima parte di questo quinto capitolo sono esposti dei poco rassicuranti modelli di sviluppo futuri, nella seconda parte si analizza il problema dei biocarburanti, il picco di produzione di altre fonti energetiche non rinnovabili e la questione ambientale dell'inquinamento e dello sviluppo sostenibile.
Il sesto capitolo è dedicato all'analisi della grave situazione energetica ed economica italiana che dipende, in modo quasi "patologico", dalle importazioni estere di combustibili fossili ed elettricità.
Nelle conclusioni, infine, si enuncia l'impellente necessità di "cambiare rotta" nei modi e nei tempi di produrre e consumare energia. Inoltre, si esprime l'esigenza di una presa di posizione da parte del mondo accademico, rivolgendosi in modo particolare agli urbanisti ed ai pianificatori territoriali.
Sono queste categorie professionali che possono e devono agire in modo incisivo sul governo del territorio, ideando una nuova visione del futuro urbano e rurale, completamente affrancato dal consumo di risorse esauribili, tra cui il petrolio.
In fondo, come scriveva in una lettera il fisico e filosofo scientifico Albert Eistein: «Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. É nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla».
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