PGR PGT : innovazione degli strumenti di pianificazione urbanistica
Daniela Verrastro
PGR PGT : innovazione degli strumenti di pianificazione urbanistica.
Rel. Agata Spaziante, Carlo Alberto Barbieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2013
Abstract
L’innovazione degli strumenti di pianificazione urbanistica, dal PRG al PGT.
Le motivazioni che hanno determinato l’approfondimento del tema dell’innovazione degli strumenti di pianificazione urbanistica, in particolare del Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) e delle sue procedure di formazione ed approvazione, discendono da delle considerazioni generali.
In primo luogo, dal fatto che le attività di pianificazione e progettazione non possono prescindere dal confrontarsi con il piano alla scala locale, essendo il primo fattore determinante di tutte le trasformazioni del territorio. Però l’obiettivo non è quello di andare a vedere nel dettaglio le caratteristiche tecniche di tale strumento, bensì comprenderne la sua natura, il suo contesto istituzionale e le sue prospettive di riforma.
Attraverso tale approfondimento, verrà dunque esaminato il quadro in essere e in divenire dei poteri del sistema istituzionale della pianificazione italiano, con l’obiettivo di fare delle considerazioni intrecciate rispetto all’ordinamento sistematico con cui la materia urbanistica viene solitamente proposta, al fine di rilevare le criticità, le contraddizioni ed i limiti legati all’applicazione reale della disciplina.
Rispetto al più generale contesto nazionale, l’attualità fa comprendere in maniera esplicita le esigenze di cambiamento di cui il paese ha bisogno, dove i suggerimenti, oltre alle richieste, arrivano dall’Europa. Mentre nello specifico, il mondo culturale è consapevole già da tempo delle difficoltà legate allo stallo da parte del livello nazionale in materia Urbanistica - che a seguito dell’entrata in vigore della riforma del Titolo V della Costituzione (2001) ha preso il nome di Governo del Territorio, diventando materia di legislazione concorrente - e dunque della necessità ed urgenza di riformare la legge urbanistica nazionale, il cui impianto è ancora sostanzialmente quello della Legge n. 1150 del 1942. A livello nazionale, nel corso del tempo sono state rinnovate le denominazioni, ma non i contenuti.
A fronte di un quadro di parziali ma significative riforme costituzionali, istituzionali ed amministrative, con ampie ricadute sul governo del territorio e ad esigenze forti e precise, non è rimasto però tutto immutato. Diverse Regioni italiane, che oltre allo Stato hanno la facoltà di poter intervenire in maniera decisiva sul territorio, si sono attivate cercando delle risposte di rinnovamento in frontiere più innovative. Così che,alcune di esse hanno avviato un’importante fase di revisione, delle proprie normative per la pianificazione ed il governo delle trasformazioni urbanistiche e territoriali, dotandosi di leggi di seconda o terza generazione in materia di Governo del Territorio.
In tale situazione, caratterizzata quindi dalla mancanza di un telaio di riferimento rispetto al governo del territorio, si sono delineate delle proposte, che hanno trovato in parte attuazione nelle attività di riforma delle Regioni. I primi input sono arrivati dal mondo culturale, in particolare dall’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), il quale si è spinto sino alla redazione di una legge di principi fondamentali per il governo del territorio. Pertanto, dopo aver fatto un quadro della situazione attuale, si è passati all’analisi della posizione presa dall’istituto sull’innovazione degli strumenti di pianificazione di livello locale, considerandola un metro di paragone rispetto alle scelte fatte dalle Regioni, dal momento che alcune di asse ne hanno messo in pratica certi contenuti.
In particolare la Lombardia, una delle ultime regioni, che In questo panorama di incertezze, si è forse rivelata quella che si è maggiormente esposta nella promozione di una frontiera innovativa della pianificazione, la quale ha sostituito il “vecchio” piano Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) con il Piano di Governo del Territorio (PGT), istituito nel 2005 con “Legge Regionale per il governo del territorio” n. 12. Si intende quindi approfondire le importanti modiche che sono state introdotte dalla Legge n. 12, verificandone gli effettivi aspetti innovativi, se ci sono stati e con quali modalità.
L’attenzione è stata dunque posta sulla pianificazione di livello comunale, essendo poi quella che coagula il massimo potere giuridico-normativo, oltre ad essere un ottimo profilo istituzionale come oggetto di studio, perché tutta la filiera dei rapporti tra le istituzioni (Regione, Provincia e Comune) si annodano attorno al Piano Urbanistico Comunale (PUC).
Perciò l’intento di tale approfondimento, è quello di andare a comprendere quali siano esattamente le criticità della “vecchia” attività di pianificazione urbanistica e quali sono le risposte che si prospettano per questo nuovo cambio di paradigma. Ponendo particolare attenzione a quelli che potrebbero essere i futuri principi fondamentali di riforma ed innovazione del Governo del Territorio, con particolare attenzione: alle procedure e agli strumenti della pianificazione della città e del territorio; alle pratiche concertative all’interno dei piani, fra i piani, piuttosto che tra soggetti che pianificano (pubblico) e soggetti che investono (privato); alle pratiche negoziali e perequative della pianificazione.
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