Ex centrale idroelettrica a Pentedattilo (RC) : un ecomuseo per i beni confiscati alla mafia
Giacomo Poner
Ex centrale idroelettrica a Pentedattilo (RC) : un ecomuseo per i beni confiscati alla mafia.
Rel. Carla Bartolozzi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2013
Abstract
Individuare il tema di una tesi di laurea non è un compito facile, in quanto oltre a concludere il ciclo di studi lo studente vuole avvertire per questo ultimo impegno una forte carica motivazionale e una passionale aspirazione nella sua auspicabile realizzazione. Le ragioni quindi che mi hanno spinto ad affrontare il progetto di un eco-museo nella mia terra, la Calabria, sono le stesse di una regione, che cerca in tutti i modi di risollevarsi e quindi liberarsi di una infausta nomea che l'ha sottomessa ancor di più dei fatti realmente accaduti.
La Calabria, nota per le bellezze naturali e per la sua gloriosa storia nell'era della Magna Grecia, è nota, purtroppo, anche per l'abusivismo edilizio e le tristi questioni riguardanti la 'ndrangheta, che ha consapevolmente "maltrattato" di rifiuti tossici e radioattivi una terra che era tanto selvaggia quanto naturale.
L'ecomuseo trova spazio intrecciando questi due filamenti, "positivo" e "negativo", (natura- storia-abusivismo-rifiuti), con un progetto ecosostenibile, nel pieno rispetto della natura e della legalità.
Tutto questo è stato reso possibile grazie all'iter conseguito, con inquadramenti territoriali e storici, e soprattutto ai diversi sopralluoghi su quei terreni confiscati alla mafia, nel complesso di Villa Placanica, anch'essa confiscata, in una frazione di Melito Porto Salvo (RC) ai piedi della famosa Pentedattilo, attualmente punto di forza di un grande progetto in atto denominato "borghi solidali": una rete interattiva tra i principali paesi dell'area grecanica per lo sviluppo e la speranza di un ripopolamento di quelle aree che negli ultimi anni sono vittime di abbandono e degrado.
Durante i sopralluoghi i miei occhi si fermarono a guardare e ad osservare i confini di questi terreni, notando dei ruderi dismessi, senza anima, solo uno scheletro per giunta "decalcificato".
Così al progetto iniziale riguardante la valorizzazione dei terreni confiscati alla mafia, credetti nell'importanza di valorizzare quei ruderi, testimonianza non solo storica ma anche di architettura industriale e rurale di un'importante ex centrale idroelettrica attiva dagli anni '30 agli anni '60 circa, sita sotto una grande roccia, che presenta ancora la canalizzazione dell'acqua, che avveniva, allora come adesso, con il "salto" di quota.
La regione attualmente presenta tre ecomusei, uno a Bivongi (RC) e due nella provincia Cosentina.
L'obiettivo è quello di continuare questo trend positivo, con la realizzazione di un ecomuseo, che intenda valorizzare tutte le risorse presenti sul territorio, dedito alla memoria di quello che fu la centrale idroelettrica, con riproduzioni, mostre fotografiche e quant'altro, attribuendo ai tre ruderi tre diverse destinazioni d'uso, uniti concettualmente e praticamente da una "galleria" ecosostenibile, che accorpi i tre ruderi, rendendoli un blocco unico, in segno di coesione e forza.
Il rudere principale presenta uno stato di fatto di notevole degrado, mentre gli altri due, più che ruderi, appaiono come delle piccole cascine e presentano una discreta condizione fisica, che con adeguate opere di consolidamento potranno riacquisire le loro funzioni strutturali, a differenza del rudere di degrado avanzato, dove si è pensato ad una sorta di penetrazione del padiglione all'interno dell'edificio, non coinvolgendolo strutturalmente, ma consolidandolo solo per una mera funzione estetica.
Gli ecomusei rappresentano il futuro di ogni regione divenendo soprattutto risposta alle domande della collettività per lo sviluppo economico e la "sacra" conservazione di un'identità propria nell'era della globalizzazione.
Relatori
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