IL GOVERNO DEL TERRITORIO NELL’AREA METROPOLITANA MILANESE: DA PROVINCIA A CITTÀ METROPOLITANA
Mara Appiani
IL GOVERNO DEL TERRITORIO NELL’AREA METROPOLITANA MILANESE: DA PROVINCIA A CITTÀ METROPOLITANA.
Rel. Silvia Saccomani. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2013
Abstract
Obiettivo della tesi risulta essere quello di cercare di definire una risposta al quesito riguardante il buon governo del territorio milanese, ossia come governare efficacemente il territorio a scala metropolitana, quale ente risulta essere più idoneo e con quali poteri? La risposta appare attuale in quanto i tempi risultano essere maturi per un passaggio dalla Provincia al “nuovo ente” Città metropolitana.
Tuttavia, la prima apparizione nell’ordinamento giuridico italiano delle “aree metropolitane” risale al 1990, con l’entrata in vigore della legge 142 (L. 8/6/1990, n. 142 - Ordinamento delle autonomie locali) che venne approvata in seguito ad una lunga fase di dibattiti e di proposte relative alla riforma degli enti locali iniziata nella seconda meta degli anni Settanta.
Le varie esperienze italiane di pianificazione intercomunale, d’istituzione dei Comprensori promossa dalle Regioni nei primi anni settanta, di Consorzi monofunzionali tra Comuni e Provincia, fino alla costituzione del Ministero per le Aree urbane (nel 1987) e all’istituzione delle Città metropolitane con la legge 142/90 e al loro riconoscimento costituzionale con la riforma del Titolo V, costituiscono tutte un esempio di sostanziale fallimento attribuibile a carenze di progettazione istituzionale ed alla mancata specializzazione e trasformazione delle soluzioni istituzionali in relazione all’evoluzione degli stessi problemi metropolitani.
Inoltre, il recente dibattito sull’abolizione delle Province non tiene conto di un dato cruciale: del fatto, cioè, che le Province sono un livello istituzionale riconosciuto in Costituzione. Abolire le Province richiede una legge di revisione costituzionale che riordini complessivamente l’architettura istituzionale italiana, intervenendo in profondità sul testo costituzionale.
Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri “disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati” (spending review) interviene sulle Province, prevedendone la riduzione e l’accorpamento, con l’obiettivo di dimezzare il numero attuale. La riduzione avverrà sulla base di due criteri: il primo è la dimensione territoriale, il secondo è la popolazione. Le Province che restano in vita avranno le seguenti competenze: ambiente, soprattutto per il settore discariche; trasporti e viabilità, anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade. In attuazione del decreto “Salva Italia”, vengono devolute ai Comuni tutte le altre competenze che finora lo Stato aveva attribuito alle Province ed entro il 1° gennaio 2014 verranno istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Contestualmente, saranno soppresse le relative Province.
Ciò nonostante, le Province e le Città metropolitane presentano qualcosa di simile: collettività di area vasta, che comprende una pluralità di Comuni, e una differenza di fondo; nelle Province l’area vasta comprende un territorio solo parzialmente urbanizzato, e disseminato di comuni medi o piccoli chiaramente identificabili come comunità distinte. Il tratto identificativo delle Città metropolitane è invece rappresentato dalla conurbazione, un vasto territorio urbanizzato e integrato, dove i comuni, siano essi originari, o evoluzione delle circoscrizioni di decentramento infracomunale, sono strutturalmente connessi sul piano delle infrastrutture, delle dinamiche sociali ed economiche e della identità culturale.
Sulla base di queste premesse in merito al tema della Città metropolitana, va precisato che laddove il territorio locale presenta la configurazione di area metropolitana in quel territorio il governo locale deve essere gestito da un ente apposito, che non può essere il Comune e che non può essere la Provincia. Ciò in virtù del principio di differenziazione e di quello di adeguatezza. L’area metropolitana presenta problemi di governo propri, che necessitano di una struttura di governo differenziata e adeguata.
Inoltre, prendendo come riferimento il contesto milanese e quello brianteo, vorrei pormi le seguenti domande cui cercherò di dare una risposta nel percorso di tesi:
- che conseguenze ha la Città metropolitana sul comune di Milano?
- come può essere realizzata la Città metropolitana in tutta l’area metropolitana milanese mantenendo comunque una parità di trattamento verso i diversi comuni dell’hinterland che ne andranno a far parte?
- come può essere governato un territorio, quello della Provincia di Monza e Brianza, in cui ci sono forti legami con la città centrale Milano e le sue diverse parti? Come può essere considerato questo territorio cercando di capire le connessioni e le specificità territoriali?
- abbiamo degli esempi virtuosi di buon governo a scala metropolitana in Europa che possiamo prendere a modello?
Nel primo capitolo viene ripercorsa, attraverso il ricorso alle leggi, la questione del governo metropolitano nel nostro Paese; si parte dalla legge 142/90 sull’ordinamento degli Enti Locali, la riforma al Titolo V della Costituzione, la legge 131 del 2003 e il Codice delle Autonomie, la legge delega sul federalismo fiscale fino ad arrivare alla “riproposta” delle Città metropolitane nel governo tecnico di Monti.
Per avere una migliore visione della situazione dell’area metropolitana milanese, nel secondo capitolo, verrà preso come punto di partenza il nuovo PTCP, adeguato alla legge regionale 12/2005, che definisce il contesto territoriale della Regione urbana milanese e le strategie e gli obiettivi per il territorio provinciale. In seguito, si passerà alla provincia di Monza e Brianza, analizzandone il recente PTCP e le sue strategie. Viene considerata anche la provincia briantea in quanto, per la sua dimensione inferiore a 2.500 km², verrà accorpata con la Città Metropolitana milanese.
Successivamente verrà brevemente restituito il percorso e dibattito degli ultimi anni sulla creazione della Città Metropolitana milanese, fino ad arrivare a fare il punto attuale della situazione cercando di trovare risposta alla definizione del territorio ottimale, funzioni e organizzazione di governo del “nuovo” ente.
Per quanto concerne le esperienze di pianificazione europea verranno presi sotto esame il caso spagnolo di Barcellona, nel capitolo tre, e quello francese di Lione nel capitolo quattro. Per la città catalana verrà analizzato il recente Piano Territoriale Metropolitano di Barcellona (PTMB), che rappresenta uno dei sette piani territoriali parziali previsti dalla legislazione catalana per il territorio della Catalunya, e il Piano strategico metropolitano di Barcellona con una visione al 2020. Per il contesto metropolitano francese verrà esaminato lo Schema di Coerenza Territoriale (SCOT) e la recente creazione del “Polo Metropolitano” che accoglie la Comunità Urbana di Lione (Grand Lyon), la Comunità d’Agglomerazione di Saint-Etienne métropole, la Comunità d’Agglomerazione di ViennAgglo e la Comunità d’Agglomerazione di Porte de l’Isère.
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
