Progetto di conservazione e sostenibilità nel paesaggio rurale alpino : località le Bouisounà in Val Chisone e Germanasca
Erica DEPETRIS
Progetto di conservazione e sostenibilità nel paesaggio rurale alpino : località le Bouisounà in Val Chisone e Germanasca.
Rel. Monica Naretto, Marco Simonetti. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per La Sostenibilità, 2013
Abstract
Lo spazio alpino comprende paesaggi naturali e culturali di singolare importanza nei quali, nel corso dei secoli si è sviluppata un'ampia varietà di tipologie di edifici caratteristici: prodotto di un adattamento alle condizioni climatiche e geografiche. L'eccezionale quantità di queste preesistenze risulta evidente osservano le miriadi di borghi sparsi sia nelle vallate principali, che in quelle secondarie. A questo va aggiunto il patrimonio costituito dagli edifici utilizzati stagionalmente soprattutto per l'alpeggio, funzionali alle attività agricole che si sviluppava alle quote superiori nei mesi estivi.
Le case venivano costruite perché in esse trovassero ricovero uomini e animali, al riparo dal freddo e dalla neve. A essi si aggiungono altri elementi determinanti come la vicinanza ai terreni da coltivare, la comodità di accesso alle vie di comunicazione e naturalmente, prima di tutto, la disponibilità dell'acqua. Si trattava quindi di un'attività umana strettamente condizionata dalle leggi dell'ambiente naturale. Il montanaro delle nostre valli era un costruttore infaticabile per necessità a per intuito, spesso imprevedibile nei suoi schemi e nelle sue soluzioni. Funzionalità, razionalità, essenzialità erano indispensabili. Forse sono proprio le loro infinite e spesso non evidenti combinazioni che concorrono a costituire la parte più nascosta di quel fascino che la costruzione alpina esercita su chi si avvicina in modo aperto e rispettoso.
Chi domina naturalmente è la montagna, ma l'uomo ha fatto tutto ciò che sapeva dove poteva. La sopravvivenza era poi legata alla simbiosi con gli animali che fece dunque nascere per questo tipo di architettura, il binomio casa-stalla. Una storia di progressivo abbandono di agricoltura e pastorizia e l'assenza di nuove attrattività, unite al dilagare del fenomeno delle "seconde case", rischiano di svilire una delle più significative espressioni architettoniche montane: un'identità chiara e riconoscibile, fondata sull'uso di materiali quali pietra e legno e sull'applicazione di tecniche costruttive consolidate.
Molto più delle volte chi opera, trasferisce nell'intervento di recupero modelli abitativi acquisiti in ambienti completamente diversi, oppure, per reazione alle originali condizioni abitative, vuole cancellare la testimonianza fisica, trasformando l'edificio soprattutto nel suo aspetto esterno. È quindi immaginabile come sia per lui difficile riconoscere a tale edifici, al di là di un valore d'uso, un valore documentale-ambientale, di bene che proprio in quanto tale, è o deve essere patrimonio dell'intera collettività.
La tesi che qui si presenta nasce con l'obbiettivo di riscoprire la montagna in tutte le sue parti: sia come l'architettura scaturisce per rispondere alle esigenze pratiche della vita quotidiana, sia come occasione per riflettere su sfide attuali, come la sostenibilità ambientale, il confort abitativo e il risparmio energetico.
Il lavoro di ricerca iniziale, ha permesso in un primo momento di analizzare e interpretare i segni che l'uomo ha scalfito sui pendìi delle montagne e di capire come ogni azione intrapresa doveva venir incontro alle esigenze di una vita che si batteva contro le rigide condizioni climatiche e l'austerità dell'ambiente.
Fattori quali l'uso ottimale delle risorse naturali, lo sfruttamento dell'edificio non solo come abitazione per l'uomo, ma anche a servizio dell'allevamento del bestiame, dell'attività agricola, della conservazione delle scorte alimentari, sono stati determinanti per la creazione di queste architetture. Elementi così forti che non si è potuto non prescindere da essi.
L'obbiettivo del lavoro però, non vuole essere una conservazione "estrema" di un'architettura del passato con interventi fini a se stessi.
Tuttavia si vuole proporre un progetto ragionato, cercando di trovare un equilibrio tra il rispetto e la valorizzazione della cultura rurale alpina, ma anche al vivere contemporaneo in modo sostenibile, attuando una rifunzionalizzazione consapevole.
Prima di poter operare su questi progetti è stato necessario ripercorrere la genesi della cultura alpina, analizzando gli edifici e scoprendo su quali rapporti molto stretti si basi, il tutto poi approfondito sull'area oggetto di studio nella località Bouisounà, incastonata nel vallone di Pramollo, in Val Germanasca.
Le soluzioni di compromesso tra conservazione e sostenibilità, parole chiave nel titolo della tesi, mi hanno portato alla progettazione di un ecomuseo per una chiave di lettura di riscoperta del territorio "di un tempo" e di un piccolo rifugio- ostello per una visione di riutilizzo di un fabbricato sotto un profilo moderno e attento alla sostenibilità ambientale .
- Abstract in italiano (PDF, 327kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 368kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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