La percezione della qualità urbana. Il caso di spina 3
Gabriele Tardivo
La percezione della qualità urbana. Il caso di spina 3.
Rel. Alfredo Mela, Enrico Moncalvo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2013
Abstract
La correlazione tra la qualità urbana e la qualità della vita è un tema sempre più discusso dal panorama culturale internazionale, grazie allo sviluppo delle politiche urbane rivolte alla sostenibilità. La psicologia applicata all’urbanistica, la sociologia dell’abitare e la progettazione urbanistica studiano tale relazione. Il loro principale contributo, nonché obiettivo, è quello di analizzare l’influenza dell’ambiente sul nostro comportamento e sulla nostra mente e viceversa capire come l’uomo, con la sua mente e il suo comportamento, possa modificare l’ambiente.
Un caso curioso di come un luogo influenzi il comportamento umano è riscontrabile da un esperimento sulla percezione, effettuato dal violinista Joshua Bell nella metropolitana di Washington: l’uomo, una mattina di gennaio, si sedette in una stazione della metropolitana e iniziò a suonare sei pezzi di Bach per 45 minuti con il violino. Si è calcolato che durante tale lasso di tempo 1100 persone sarebbero passate per la stazione con l’intento di andare a lavorare, e di queste solamente sei si fermarono trattenendosi un po’. Alla fine dell’esibizione chi prestò più attenzione fu un bambino di tre anni e al violinista nessuno applaudì, ne ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva, ma il violinista era uno dei musicisti più talentuosi del mondo e due giorni prima aveva fatto il tutto esaurito al teatro di Boston, dove i posti costavano in media 100 dollari. Questo esperimento è denso di riflessioni su cosa è e cosa è diventata la nostra percezione, se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la migliore musica mai scritta. La domanda che nasce spontanea è quante altre cose ci stiamo perdendo?
La ricerca affronta la riflessione di come il cittadino debba vivere nello spazio urbano e di come oggi il senso del bello stia drasticamente cambiando ed evolvendosi verso qualcosa a cui non siamo abituati e preparati. Probabilmente come oggi non si ha più tempo di sostare un attimo in una metropolitana ad ascoltare uno dei migliori concerti al mondo di musica classica, non si ha più tempo neppure per scambiare due parole con il vicino di casa o per guardare una vetrina in un giorno feriale. L’urbanistica deve tenere in considerazione queste riflessioni poiché essa stessa, attraverso i suoi disegni e la strutturazione della città, concorre a modificare il comportamento e la qualità della vita del cittadino.
L’idea di questo studio nasce tra il primo e secondo anno di specialistica del corso di Pianificazione Urbanistica, durante alcuni personali viaggi in diverse città Europee dove, le diverse forme, i diversi elementi di ogni ambiente urbano e le abitudini e comportamenti dei cittadini, mi hanno portato a riflettere su questa considerazione. Come deve essere progettata la città per migliorare la qualità della vita del cittadino? Quali sono le forme, le funzioni, gli elementi da inserire nella città? Esiste una relazione tra la qualità della vita e la qualità urbana?
Il discorso che si genera da queste riflessioni è molto ampio e prevede una lunga ricerca atta a comprendere la relazione tra il luogo in cui l’essere umano vive e la sua soddisfazione, la quale, è legata ai processi percettivi di un ambiente. L’uomo, che è l’essere più in grado di modificare l’ambiente per adattarlo ai propri scopi e bisogni, deve oggi riflettere su questa relazione (comportamento e pensiero- ambiente, e viceversa) e agire sul territorio creando luoghi costruiti dagli uomini per gli uomini, su specifici caratteri di etica ed estetica. La realizzazione di questa città deve prevedere la condivisione di spazi e luoghi, nuove idee ed obiettivi e una parallela educazione al vivere sociale e al senso del bello. La chiave per comprendere questa interrelazione è lo studio del luogo, inteso come la dimensione della percezione, ossia il punto di contatto tra il pensiero umano e la realtà fisica di un ambiente.
I principali problemi oggi riscontrati nella di una progettazione di qualità della città e della vita dei suoi cittadini sono la scarsa conoscenza e integrazione dei processi percettivi nella pianificazione urbanistica, la progettazione della città attraverso piani frammentati e non sempre concordanti, lo sviluppo dello spazio urbano tramite l’utilizzo di standard urbanistici e norme di Piano troppo rigide e non concentrate sulla forma urbana, e infine la presenza di una società non sempre consapevole dei reali bisogni dell’essere umano adatti a migliorare la sua qualità della vita.
L’obiettivo della tesi è quello di mettere in luce la correlazione tra la qualità della vita e la qualità dell’ambiente, cosi come è studiata dalla psicologia applicata all’urbanistica, la psicologia ambientale (disciplina praticamente sconosciuta in Italia) e proporre innovativi strumenti multidisciplinari fondamentali al processo di pianificazione urbanistica, poiché capaci di cogliere le relazioni difficilmente valutabili e rintracciabili dalla classiche metodologie utilizzate nella valutazione della qualità. La tesi, a tale fine, propone uno strumento di lettura percettiva della qualità urbana secondo dei criteri d’analisi estratti dai principali paradigmi percettivi presenti nella letteratura e dagli studi di Kevin Lynch, sulla leggibilità urbana.
Il primo capitolo fornisce un quadro generale delle principali discipline che trattano la questione della relazione tra l’essere umano e l’ambiente, soffermandosi sui principali teoremi della psicologia sociale, sui metodi e strumenti utilizzati della psicologia ambientale e infine, su alcuni aspetti di particolare vigore per lo studio della qualità della vita e urbana. La ricerca, in seguito, si concentra sul significato del luogo e sulla sua importanza nel processo di percezione dell’essere umano portando a termine questa analisi attraverso una propria definizione, dalla quale si avvierà il processo di strutturazione dello strumento percettivo proposto dallo studio.
Successivamente, il secondo capitolo affronta un doppio percorso di ricerca sulla qualità della vita dell’essere umano e di quella della città. La prima analisi riguarda l’evoluzione del concetto della Qdv, da metà Ottocento fino ai giorni nostri, attraverso una ricerca quasi filosofica sul senso della vita dell’essere umano e sulla necessità di soddisfare continuamente alcuni bisogni di tipo materiale e immateriale. La seconda analisi affronta la qualità urbana a partire dai processi della globalizzazione, concentrati sull’apporto di quantità di servizi e beni piuttosto che sulla loro qualità. Quest’ultima è la strada prescelta dalle recenti politiche Europee, agenti in chiave di sostenibilità, per ottenere uno sviluppo sano e rispettoso dalla vita dei suoi cittadini e delle generazioni future. Il capitolo si conclude con l’analisi dello studio di K. Lynch sulla qualità della città e sui caratteri che concorrono a definirla, primo tra tutti la forma urbana.
Il terzo capitolo, invece, effettua un quadro sintetico della questione della qualità di vita del cittadino in ambito urbano, sottolineando come essa oggi sia studiata prevalentemente attraverso la metodologia degli indicatori. La ricerca analizza tale metodologia riportandone alcune criticità riguardanti principalmente la difficoltà di produrre un set di indicatori realmente attinente al contesto studiato e alla sua incapacità di cogliere alcuni aspetti soggettivi determinanti a comprendere la qualità urbana percettiva. Tale aspetto è sottolineato nella descrizioni di tre esempi di valutazione urbana rintracciate nella letteratura urbanistica.
Il quarto capitolo pone una prima riflessione sul tema della valutazione della qualità della vita in ambito urbano, sottolineando la recente necessità di utilizzare, parallelamente alle consuete metodologie di studio degli indicatori, innovativi strumenti multidisciplinari comprendenti i contributi cognitivi. A tale proposito la ricerca propone uno schema empirico di lettura della qualità urbana secondo lo sguardo percettivo, con il quale effettua una lettura della qualità su un caso studio relativo ad una parte di Spina3, a Torino. Il capitolo si conclude con alcune riflessioni sulla trasformazione dell’area, compiute grazie ad una comparazione tra i risultati ottenuti dall’applicazione dello strumento percettivo, e l’analisi percettiva effettuata dallTRES Piemonte, tramite modalità e metodologie simili, sulla stessa area di trasformazione urbanistica.
L’ultimo capitolo evidenzia infine le fasi di elaborazione del piano nel quale inserire il contributo psicologico e al tempo stesso ribadisce l’importanza di avvicinare il sapere esperto del pianificatore con quello ingenuo del cittadino tramite un dialogo maggiore e l’utilizzo della prossemica nel disegno urbano. La ricerca si conclude con una considerazione sulle modalità con cui apportare la qualità urbana nella città e attraverso una proposta di due microinterventi di riqualificazione urbanistica effettuati nelle aree critiche della Spina3, includendo il contributo psicologico.
Le conclusioni effettuano una sintesi generale della relazione riscontrata tra la questione della qualità della vita, quella urbana e il tema percettivo, quali dimensioni interagenti il cui studio ha permesso l’elaborazione di alcune considerazioni finali e generali sulla questione e sullo sviluppo della tesi.
Il documento presentato segue un approccio multidimensionale e propositivo che rispecchia la natura dell’analisi percettiva, l’obiettivo stesso della ricerca e lo spirito di realizzazione del documento. L’indagine non pretende di fornire una completa comprensione di tutti i fattori e criteri che definiscono e influenzano gli aspetti analizzati, ma al contrario vuole fare emergere la questione percettiva all’opinione pubblica attraverso la proposta di uno strumento utile alla lettura urbana e alla ricerca della qualità sia urbana, sia della vita dei cittadini, ancora oggi troppo sconosciuta per essere percorsa. La qualità si raggiungerà solamente attraverso un doppio intervento parallelo sulla società e sulla forma fisica della città. Il problema maggiore è che questo cambiamento deve svolgersi attraverso simboli urbani oculati e attenti alle culture, ai valori e alle popolazioni.
L’obiettivo che invece il più delle volte viene perseguito e applicato all’intemo della pianificazione urbanistica è l’accrescimento economico degli imprenditori e speculatori, che esplicitamente diverge molto dai parametri presentati in questa ricerca.
Relatori
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