Lo sviluppo sostenibile insulare: il caso studio Kastellorizo
Alessio Loffredo
Lo sviluppo sostenibile insulare: il caso studio Kastellorizo.
Rel. Chiara Lucia Maria Occelli, Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2005
Abstract
Un angolo dell' Europa, un microcosmo dove l'Oriente e l'Occidente sembrano toccarsi, la piccola isola dimenticata del mare Egeo, l'isola della fuga e del ritorno, l'isola del Meltemi, l'isola degli Italiani, questa è Kastellorizo; la più orientale delle isole del Dodecaneso, e dell'intera Grecia, dove all'inizio del secolo fiorivano i commerci e vivevano 9000 persone, oggi sono poco più di duecento. Quella che un giorno era una città, appare come un paesino immerso nelle rovine, ma che tuttavia conserva ancora intatta la sua storia e il suo fascino. Un miglio marino la allontana dalla Turchia, settanta da Rodi, la più vicina delle isole greche; 9 k un solo villaggio, pescatori, commercianti, costruttori di barche, un porto naturale dove le case disposte ad anfiteatro, sembrano appoggiarsi sull'acqua, una popolazione scontrosa, dal ritmo di vita molto lento, molto greco, molto "DZa DZa" (piano, piano)..
Kastellorizo è segnata dalla storia e dalle dominazioni, Veneziani, Turchi, Francesi, Italiani; culture che insieme a quella greca hanno reso questo luogo unico. Kastellorizo è segnata dalla Guerra, dall'ultima grande guerra, che ha distrutto troppo, ma non ha inciso l'animo e lo spirito di chi ancora la abita.
Kastellorizo è l'isola degli Italiani, che durante il regime fascista hanno trascorso lì vent'anni, vivendo insieme ai Greci, costruendo, tentando di ridare splendore a un luogo che però già stava morendo. "Una faccia, una razza P', gli Italiani sono coloro di cui gli isolani conservano il più bel ricordo.
Le rovine e le case diroccate avvolgono il villaggio, fino al 1985 il tempo sembrava essersi fermato, poi un po' di turismo, un po' di cambiamenti e la vita sembra essersi ripresa, la comunità vive serena del turismo e fiera della sua condizione.
Ora a Kastellorizo si ricostruisce, come si è fatto con ritmo lento in tutti questi anni, ma si ricostruisce senza criterio, senza lungimiranza e speculando, e questo posto magico, perché soltanto tale lo si può definire, rischia di perdere il suo aspetto più intimo, il suo carattere, la sua identità, le sue peculiarità.
La mia tesi parla di quest'isola, dei miei mesi trascorsi ai confini dell' Europa, dei volti degli abitanti, della loro cultura, dell'insularità, di quelle case che dominano il mare con la loro semplicità, di quei vicoli e di quelle stradine interamente bianche che si arrampicano sulla collina, della costa Turca che puoi toccare con un dito. La mia tesi parla di quelle rovine, di quella sensazione di distruzione ed abbandono che si prova ammirando questo villaggio; parla di recupero , di tutela di un patrimonio architettonico sottovalutato; parla di sviluppo e pianificazione. Lo sviluppo sostenibile insulare, argomento ormai di interesse internazionale, è la meta da raggiungere per una piccola comunità come questa, la possibilità di trasformare le debolezze e i problemi, dovuti alla lontananza, in opportunità.Il mio intento, sin dall'inizio dell'esperienza sul posto, è sempre stato quello di fondere insieme un' esperienza di vita e il lavoro della tesi di laurea, analizzando gli aspetti dell'architettura di un villaggio tipicamente mediterraneo, le sue problematiche e le sue risorse; infine proponendo delle soluzioni progettuali adatte all'ambiente circostante, che si basino sui principi di sostenibilità, come l'utilizzo delle risorse locali e delle fonti energetiche rinnovabili. Le mie proposte vanno in direzione di un rafforzamento positivo del concetto di insularità, rendendo Kastellorizo forte della sua autonomia e non più vittima dell'abbandono e dell' isolamento, capace di trasmettere la storia e di essere simbolo di modernità.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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