Consumo di suolo e fiscalità urbanistica: la necessità di una riforma fiscale per il governo ecologico del territorio
Davide Giancola
Consumo di suolo e fiscalità urbanistica: la necessità di una riforma fiscale per il governo ecologico del territorio.
Rel. Silvia Saccomani, Fabio Minucci. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2012
Abstract
Digitando le parole "consumo di suolo" all'interno di un motore di ricerca vengono restituiti milioni di risultati. Non solamente urbanisti, economisti, ambientalisti, amministrazioni sensibili, ma anche tanta gente comune tramite i social networks, i blog, i forum, riviste specializzate e l'associazionismo, dimostra maggior sensibilità verso le problematiche del proprio territorio. La rilevanza che il fenomeno sta assumendo, in quanto grava su di una delle risorse più indispensabili ed irriproducibili del nostro pianeta, è evidente.
E' importante che se ne parli. E' fondamentale che si diffonda una sensibilità comune sulla necessità di difendere il territorio su cui viviamo e che dovrà ospitare le generazioni future. E' basilare che ognuno capisca quanto i sempre più frequenti allarmi ambientali siano troppo sovente una diretta conseguenza di eccessi, cattivo governo del territorio e di una pianificazione sempre più vittima del cemento.
Per comprendere a fondo il problema è necessario possedere non solamente un'idea sulle dimensioni del fenomeno, ma anche sulle cause che lo generano, in particolare esaminando le connessioni con la fiscalità urbanistica. E' auspicabile, quindi, che si formulino delle proposte che non rimangano "su carta", per affrontare il problema e condividere i risultati ottenuti, agendo alla scala più idonea in modo cooperativo per un fine comune.
Il senso di smarrimento che spesso si prova percorrendo le nostre città, soprattutto procedendo verso le periferie che fino a pochi anni fa erano aree rurali, è causato dalla sensazione di trovarsi in quartieri privi di identità e frutto della tragica perdita di valori di una cultura urbana secolare.
Il degrado edilizio, la mancanza di uno sviluppo unitario della città, la diffusa mobilità privata, il senso di non appartenenza e scarsa partecipazione, uniti alla percezione "del brutto" e al senso di insicurezza, generano ambiguità e disagio sociale. Nel contempo emergono nuove urgenze: servizi più moderni, spazi di aggregazione per i giovani, così come accaduto nelle più moderne città europee.
Questa situazione non è immutabile e per questo non ci si deve arrendere al degrado urbano. E' quindi evidente la necessità di promuovere alcune possibili soluzioni ai problemi urbani odierni senza tralasciare la nostra memoria storica.
Già a partire dal XVII secolo, a causa dell'andamento demografico e del conseguente inurbamento, le più grandi città italiane sono state coinvolte da processi di rinnovamento. Lo stesso è avvenuto nei maggiori contesti europei con l'esperienza avviata, ad esempio, a Parigi da Haussmann: per la prima volta nella storia è stato tradotto dal punto di vista operativo il problema di un globale ridisegno della città, fondato sui boulevards che ruotano intorno al centro. Oggi come ieri la strada principale da seguire è quella del rinnovamento urbano, per rendere più vivibile le nostre città in funzione delle mutate esigenze della collettività. Paradossalmente, aprire la strada ad una urbanistica più vicina ai bisogni dei cittadini, governando i cambiamenti che si verificano globalmente a scala locale con nuovi strumenti più flessibili, appare più attuabile nonostante la crisi economica in corso, proprio perché i momenti di crisi permettono di rivoluzionare i modelli di vita.
- Abstract in italiano (PDF, 208kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 206kB - Creative Commons Attribution)
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