Le politiche territoriali in Norvegia
Emanuela Ghibaudi, Alessandro Ravetti
Le politiche territoriali in Norvegia.
Rel. Riccardo Bedrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2003
Abstract
INTRODUZIONE
La Norvegia, nazione indipendente da circa un secolo, è retta da una monarchia costituzionale e gode di una forma di governo parlamentare democratico.
Le storiche dominazioni danese e svedese, terminate nel 1905 con il referendum costituzionale che decretò la sovranità norvegese e la successione Reale ereditaria sotto l'amministrazione del Parlamento (Storting), hanno consolidato il forte sentimento di identità locale che da sempre caratterizza il popolo norvegese.
Alla fine della seconda guerra mondiale, contraddistinta dalla gravosa occupazione nazista, la coalizione di Governo, guidata dal Primo Ministro Einar Ger- hardsen, stilò una dichiarazione programmatica nota come Fellesprogrammet. L'intento di ricondurre i forti localismi all'interno di una piattaforma che coinvolgesse il più ampio consenso nazionale alla ricostruzione del paese, si delineò quale "chiave di volta" della struttura emergente del welfare state norvegese.
Con l'adesione all'Onu nel 1945, alla Nato nel 1949 e la costituzione con i paesi del Nord dell'EFTA (European Free Trade Association) nel 1959, la Norvegia cominciò a sviluppare legami più stretti con le altre realtà europee.
Paese contraddistinto da ricchezza di materie prime e da un basso indice demografico (14 ab./km2 circa), grazie a questi privilegi commerciali ed alla scoperta dei giacimenti petroliferi nel Mare del Nord, gode di una forte economia e di un tasso di disoccupazione fra i più bassi d'Europa (circa il 3%); tutto questo, nonostante i Norvegesi si siano sempre espressi contro l'ingresso nella CEE (1972) e nell'UE (1994).
Come vedremo nel primo capitolo, le caratteristiche morfologiche del territorio e le difficoltà climatiche hanno storicamente influenzato lo sviluppo degli insediamenti, contribuendo in maniera determinante sia alla nascita degli Status legali delle città sia alla forte identificazione degli abitanti con le rispettive realtà territoriali.
L'ordinamento istituzionale, la politica e l'economia della Norvegia moderna costituiscono l'argomento del secondo e del terzo capitolo. In questo ambito verrà analizzato il particolare approccio di tipo "paternalistico" che è alla base del welfare scandinavo e di tutte le principali strategie di sviluppo regionale. Queste ultime, insieme alla distribuzione della popolazione, fortemente disequilibrata, hanno rappresentato una delle questioni più dibattute che la politica del Paese ha dovuto affrontare dal termine della seconda guerra mondiale ad oggi, portando ad una differenziazione degli interventi e dei piani di sviluppo.
L'industrializzazione e la crescita economica che, a partire dalla fine del XIX secolo hanno ingenerato una profonda trasformazione della classe dirigente e delle politiche di sviluppo urbano ed economico, sono strettamente collegate allo sfruttamento delle risorse energetiche. L'uso intensivo dell'energia idroelettrica prima e la scoperta dei giacimenti petroliferi nel Mare del Nord in seguito, costituiscono infatti gli elementi fondanti l'evoluzione socio-economica della nazione.
Pressoché ogni aspetto della vita della Norvegia è stato influenzato da questo nuovo assetto energetico e produttivo. Si è assistito allo spostamento da un'economia nazionale, che si avvaleva della produzione di materiali grezzi o semilavorati, ad un sistema teso ad elaborare prodotti ad alto contenuto tecnologico (radio, telefonia, informatica, etc). L'industria elettronica e le telecomunicazioni sono settori che hanno prodotto una ricaduta importante sui costumi e
lo stile di vita. Questa "rivoluzione" ha portato ad un profondo cambiamento della tipologia e della localizzazione degli insediamenti produttivi attraverso l'intero paese, contribuendo alla vitalità ed alla trasformazione dei centri urbani.
Al fenomeno va associato l'evolversi dei centri periferici che, da insediamenti a preminenza residenziale, si sono trasformati in centri amministrativi autonomi, nell'ambito delle politiche regionali e nel quadro della pianificazione intercomunale e di contea. Inoltre, in una nazione caratterizzata da così forti identità locali e limiti geomorfologici, uno dei problemi prioritari è da sempre la gestione delle distanze e dei rapporti fra centri periferici e centri urbani.
Nel paese, storicamente legato al trasporto marittimo a causa delle difficoltà dei collegamenti via terra, i porti commerciali e quelli destinati al trasporto misto o alla pesca svolgono un ruolo primario nel sistema dei trasporti ed i collegamenti ferroviari, limitati alle tratte principali, sono sopperiti da una fitta rete di collegamenti aerei ed elicotteristici locali ed interregionali.
In questo contesto è significativa l'istituzione del Ministero dell'Ambiente ed i risvolti che questo nuovo assetto politico hanno comportato per tutto il sistema di pianificazione territoriale.
Nel quarto capitolo approfondiremo le politiche regionali che il Governo ha perseguito nel settore della pianificazione urbana delle cinque principali regioni metropolitane del paese e le relative dotazioni infrastrutturali necessarie per lo sviluppo di questi sistemi urbani. Il particolare approccio scandinavo alla gestione e correlazione fra i diversi livelli di potere, che si riflette nella suddivisione in macro-regioni (Fylke) ed in regioni metropolitane (city regions), ha condizionato fin dal primo dopoguerra le politiche territo-riali e le scelte urbanistiche.
Avendo in questo modo delineato le caratteristiche territoriali, l'ordinamento istituzionale e le politiche di sviluppo perseguite dalla seconda metà del XX secolo ad oggi, nel quinto capitolo verrà trattato, quale esempio significativo, il sistema di pianificazione e di edilizia pubblica nell'area metropolitana di Oslo, capitale e realtà urbana più importante della nazione.
In questo ambito vedremo come la pianificazione partecipata caratterizzi le politiche di sviluppo locale ed evidenzieremo gli strumenti che le amministrazioni cittadine hanno adottato per il controllo e la regimentazione dei suoli. Lo sviluppo di strategie per il controllo e la programmazione dell'uso dei suoli è stata infatti una delle attività preminenti delle politiche territoriali di questo periodo. L'annessione di una larga parte delle municipalità rurali della prima cintura suburbana ai centri amministrativi di riferimento, l'acquisizione pubblica del territorio, la nascita di società cooperative per lo sviluppo edilizio e la predisposizione di un sistema di trasporti metropolitani pubblici e coordinati, furono gli strumenti adottati per la gestione delle risorse territoriali sia a livello locale che su piano nazionale.
Un altro elemento importante nel quadro delle politiche di sviluppo urbano è rappresentato dalla pianificazione e realizzazione di una serie di città satellite intorno alle principali conurbazioni. La trasformazione del tessuto urbano è stata quindi organizzata secondo linee direttrici coordinate per "macrolivelli" (regioni, aree metropolitane e municipalità) in aderenza alle politiche di sviluppo nazionali, e realizzata attraverso strumenti attuativi particolareggiati, che devono tenere in considerazione le diversità dei siti e le aspettative della cittadinanza.
L'identificazione delle piccole comunità metrourbane con il proprio centro amministrativo di riferimento, pur nell'ambito delle politiche di decentralizzazione, è elemento fondante del sistema di pianificazione regionale e nazionale. A fronte dell'imponente sviluppo urbano della nazione, l'attività governativa ha sempre salvaguardato la tutela dell'ambiente, elemento intimamente legato all'identificazione culturale della popolazione norvegese ai luoghi d'appartenenza. In questo contesto è da evidenziare come l'evoluzione delle politiche territoriali, nell'ambito di un generalizzato decentramento dei poteri locali, sia improntata sulla sempre maggiore ricerca di un rapporto sinergico tra politiche ambientali e sistemi dei trasporti.
Il sesto capitolo è quindi dedicato al problema del controllo dello sviluppo urbano disordinato. Verrà analizzato il modello di sviluppo basato sulle città satellite ed alcuni interventi significativi nell'ambito della conurbazione Oslo/Akershus. Saranno poi presi in considerazione gli ultimi interventi che contraddistinguono la riqualificazione di alcune aree del centro cittadino della capitale.
Infatti, molte delle attività produttive, precedente- mente ubicate nelle zone centrali delle aree cittadine, si sono spostate verso zone più periferiche anche in ragione della riduzione dei costi di acquisto delle aree e della maggiore accessibilità con mezzi privati. Questa tendenza ha reso disponibili vaste aree nelle zone centrali per la riconversione ad uso abitativo e terziario. Circa il 50% dell'odierna popolazione vive nelle dieci più grandi aree urbane del paese e molte delle attività lavorative legate al terziario, ai settori della ricerca tecnologica e dei servizi ed alle telecomunicazioni sono oggi ospitate nei fabbricati industriali ristrutturati e rifunzionalizzati in base a specifici piani di recupero urbano.
Questa è la nuova tendenza della pianificazione territoriale nell'ambito delle realtà urbane norvegesi e gran parte del dibattito dell'ultimo decennio è incentrato sulle modalità attuative di tali interventi e sui rispettivi ruoli che pubblico e privato debbono rivestire.
In questo contesto evidenzieremo come l'evoluzione delle politiche ambientali, nel più ampio decentramento dei poteri locali, sia improntata sulla sempre maggiore ricerca di un rapporto sinergico tra politiche ambientali e politiche dei trasporti.
L'esperienza significativa della capitale ci permetterà dunque di valutare i risvolti che le politiche territoriali norvegesi hanno avuto nell'evoluzione del paese fino ai giorni nostri.
E' stato infine significativo evidenziare come le dinamiche politiche ed economiche che caratterizzano le realtà urbane più importanti della Norvegia, avvicinino sempre più il paese scandinavo all'Unione Europea.
La recente tendenza del Governo alla condivisione delle politiche comunitarie, pur nel quadro di una forte rivendicazione di identità economica e politica, è da ricondurre a queste dinamiche che, oltre a caratterizzare lo sviluppo urbano dei maggiori centri norvegesi, si profila come naturale riferimento culturale a cui tendere ed identificarsi.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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