La formazione degli architetti a Torino prima della legge Casati (1720-1859)
Chiara Galetto
La formazione degli architetti a Torino prima della legge Casati (1720-1859).
Rel. Mauro Volpiano, Tiziana Malandrino. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2012
Abstract
Introduzione
Il presente elaborato è frutto di un lavoro di ricerca bibliografica integrato ad uno studio di carattere archivistico che si propone di ricostruire in gran parte la formazione degli architetti a Torino prima dell'emanazione della Legge Casati del 1859. Con il presente decreto viene istituita la Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino, spostando il baricentro degli studi architettonici su aspetti tecnici, scientifici e soprattutto pratici, privilegiando in questo modo la figura professionale dell'ingegnere moderno a discapito di quella dell'architetto.
Gli insegnamenti di architettura in precedenza venivano impartiti presso la Regia Università di Torino, nell'ambito della facoltà di Scienze fìsiche e matematiche; non esisteva una netta separazione tra architetti e ingegneri e tra architetti civili ed idraulici. Questi ultimi dovevano seguire un anno in più del corso di matematica rispetto agli architetti civili e dovevano dar saggio di saper costruire una macchina idraulica basandosi sulla capacità di controllo della forza idrica.
Studiare l'organizzazione del piano di studi attraverso la successione dei decreti ha permesso di ricostruire un quadro generale abbastanza completo sulla formazione di queste figure professionali cercando di colmare le lacune bibliografiche sull'argomento in questione. Molte sono state, infatti, le pubblicazioni relative alla Legge Casati del 1859, ma rimane frammentario lo studio dell'organizzazione precedente: con il 1814 si assiste alla Restaurazione dell'Ancien Regime e di conseguenza al ripristino dei regolamenti antecedenti alla Rivoluzione Francese che tuttavia subiscono variazioni. Le maggiori difficoltà riscontrate nel corso del lavoro sono legate alla ricerca di materiale bibliografico inerente e all'accesso agli archivi; anche la ricerca di fonti archivistiche ha preso una maggior consapevolezza con l'evolversi della stesura della tesi quando si è definito l'obiettivo finale.
L'indice è stato organizzato in tre diversi capitoli a seconda delle istituzioni analizzate; tuttavia il presente lavoro di ricerca non intende rimanere fine a sé stesso studiando i diversi percorsi formativi in modo separato e compiuto, ma cerca di integrare e confrontare le diverse nozioni acquisite per poter comprendere come la stessa categoria di laureati possa aver seguito diversi percorsi di studio, alcuni impostati prevalentemente su insegnamenti matematici e scientifici ed altri di stampo artistico. La presenza degli stessi professori di Architettura quali Bonsignore, Antonelli e Promis nelle diverse istituzioni conferma l'esistenza di punti di contatto e di confronto nella formazione degli architetti
civili laureati presso la Regia Università e di architetti cosiddetti Accademici diplomati presso la Regia Accademia Albertina delle Belle Arti.
Tuttavia non per tutte le istituzioni descritte si è raggiunto lo stesso livello di dettaglio:
purtroppo l'Archivio dell'Accademia non è stato consultato perché inagibile a causa di mancanza di personale ed i documenti reperiti derivano da una ricerca bibliografica e dall'aiuto fornito da Marco Albera, Presidente della stessa Accademia che ha messo a disposizione il suo archivio privato.
Per quanto riguarda la Regia Università, lo studio risulta maggiormente approfondito, tale da ricostruire non solo il profilo dei professori, ma anche quello degli studenti, alcuni dei quali a loro volta nominati insegnanti o diventati celebri professionisti. Un breve approfondimento viene riservato alla Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri e al Regio Museo Industriale Italiano, istituzioni che pur essendo successive alla Legge Casati del 1859 hanno mantenuto uno stretto legame con la Regia Università e con la Regia Accademia Albertina delle Belle Arti; per essere ammessi alla Regia Scuola di Applicazione occorreva aver ottenuto la licenza della facoltà di matematica dell'Università ed infine il corso di studi per gli architetti civili prevedeva tra le discipline il disegno d'ornato che doveva essere impartito presso l'Accademia.
Il rapporto tra queste istituzioni porterà alla nascita dell'attuale Politecnico e al delinearsi della moderna figura di architetto, arricchita di nozioni tecnico-scientifiche messe in pratica attraverso esercitazioni, apporti storici e contributi artistici.
Nell'elaborato seguente viene affrontato il dibattito che si protrae per tutto il XIX secolo su quali fossero i luoghi più adatti a laureare architetti e come questa figura professionale fosse considerata subordinata rispetto a quella dell'ingegnere poiché priva delle conoscenze statiche e costruttive fondamentali per la disciplina architettonica.
In conclusione lo studio sulle professioni passate può trovare dei riscontri negli attuali piani di studio in cui una delle caratteristiche intrinseche dell'architetto, proprio come allora, è legata all'originalità, alla creatività e alla grafica e non solo agli aspetti strutturali. Il presente elaborato offre un quadro generale del XIX secolo e può essere considerato un punto di partenza per il confronto tra la situazione torinese e quella di altre Regioni italiane.
Relatori
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