L'alleanza delle nazioni sudamericane un'esigenza per lo sviluppo
Lina Ramirez
L'alleanza delle nazioni sudamericane un'esigenza per lo sviluppo.
Rel. Riccardo Bedrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2012
Abstract
I grandi cambiamenti relazionali fra nazioni causati dalla seconda guerra mondiale segnarono in modo definitivo la forma in cui i territori sarebbero gestiti nel futuro. L'impossibilità economica di riemergere singolarmente, la scarsità di risorse proprie e il bisogno di controllo reciproco motivò e in certo modo obbligò alle nazioni ormai distrutte a cercare strategie integrative di risorgimento economico.
La deroga progressiva dei poteri e quindi di frammenti della sovranità nazionale a livelli geografici e amministrativi superiori, de localizzò il governo del territorio, fissò nuovi schemi economici -con ampie concessioni locali e globalmente deregolamentati- sconvolgendo i tradizionali sistemi di organizzazione sociale e facendo degenerare i rapporti di equilibrio fra territorio e popolazione.
Codesto scenario sistemico e globalizzato, in cui le nazioni storicamente forti decidevano di associarsi, accentuò la vulnerabilità di quelle nazioni già fragili, sollevando le potenze a un livello soverchiante e adimensionale dì potere, ove, la partecipazione dei "piccoli" divenne fin troppo discreta. Quei "piccoli" con un marcato passato di colonizzazione, fecero fatica a intendere le dinamiche integrative. Puntando ancora ad agire da soli in un ambiente internazionale in cui le alleanze erano già "reggia" universale. Anche se il macro-sistema globale punta intrinsecamente all'esclusione, le possibilità di essere inclusi non sono soltanto dallo stesso concesse, ma sono anche frutto dalla perizia di quelli che cercano di appartenervi.
Quest'appartenenza dal tutto ambigua, dove la potenza è misurata con codici di ricchezza molto confusi richiede di interrogarsi sull'entità e il livello di approfondimento delle integrazioni transnazionali. La distorta concezione dei paesi sudamericani di un'integrazione conveniente e temporanea castra la capacità che il territorio ha di porsi fra i più potenti al mondo. Codesta capacità potenziale, affermata con la crescita costante e positiva della sua economia - circa 3,5% nel primo semestre del 2012 e proiezioni di oltre il 5% per il 2013 (FMI, 2012)- svela la forza latente con cui il territorio sudamericano si spinge verso l'inserzione a quel livello superiore di potere globale.
La fortuna che riempie la sua superficie: 3,71% delle riserve di gas naturale mondiale; 8,61% delle riserve di petrolio grezzo; 20% del totale di acqua fresca planetaria; la foresta tropicale e il sistema fluviale più vasto al mondo; sei dei suoi dodici paesi sono ritenuti territori mega-diversi; la bassa densità demografica relativa (circa 400 milioni di abitanti su una superficie di oltre 17mìlioni di kmq, 1,7 volte maggiore a quella europea) irrobustisce le proiezioni e aumenta le sue possibilità. Eppure, queste "ricchezze" non sono garanzia di potenza.
Le alleanze intra-regionali fin troppo superficiali e segnate da differenze ideologiche -spesso motivate dall'intervento di terzi- hanno composto un territorio in cui le incisioni di confine spesso significano di più che linee amministrative astratte. Già fin dalla creazione del "Comitato di Consulenza Interamericano Economico e Finanziario" nell'anno 1939, le divisioni fra zona andina e cono sud raggiungessero altro che divergenze geografiche: il primo di tendenza prevalentemente capitalista pro nordamericana e il secondo scenario di frequenti manifestazioni popolari paradossalmente di stretti legami commerciali con i paesi del cosiddetto "asse"; finirono per sfumare il primo tentativo formale di associazione economica.
Bensì, le differenze sono rimaste e ne rimangono ancora -come giusto che sia- l'ormai innegabile necessità di fronteggiare il mercato globale con le stesse forze e le stesse dimensioni, ha causato più di un tentativo per l'integrazione regionale nel territorio sudamericano: l'ALALC, ALADI, CAN, MERCOSUR e la più recente e più complessa UNASUR ne sono uno esempio.
Nonostante tutto ciò, la faticosa strada verso la loro costituzione, con riposte spesso arretrate con rispetto ai cambiamenti internazionali in corso, suggerisce un approfondimento e una rivalutazione delle loro motivazioni, in modo tale di evidenziare quello che impedisce la materializzazione e l'operatività delle loro alleanze e di conseguenza della desiderata integrazione sudamericana.
L'obiettivo principale del documento presente -nelle sue limitazioni accademiche e tecniche- è di indicare i primi passi da fare verso il cambiamento e l'autonomia delle nazioni sudamericane, nell'attuale "libero" sistema economico e sociale contemporaneo. La prima parte del documento; partendo dallo studio e dalle critiche dei processi di cooperazione e alleanze internazionali, analizza in maniera dettagliata lo stato attuale dei trattati e accordi di cooperazione per l'integrazione sudamericana, con lo scopo dì capire il processo evolutivo "subito", cercando allo stesso tempo d'intendere le deformazioni e le difficoltà che hanno limitato la loro portata, e ridotto i loro esiti.
In secondo luogo, il documento facendo speciale riferimento ai fondamenti essenziali per la gestione del territorio sudamericano in confronto con il necessario, ma anche turbolento scenario internazionale, rivaluta i concetti di sviluppo e infrastrutturazione, quali pilastri dipendenti l'uno dell'altro per l'integrazione democratica del territorio, ove, l'essere umano e il suo habitat devono essere senza dubbio gli unici protagonisti.
Tenendo ulteriormente conto delle deformazioni riscontrate nei tentativi d'integrazione regionale, fin troppo modesti e settoriali, ulteriormente replicati nella pianificazione del territorio sudamericano e facendo leva sui i pilastri concettuali assunti, la terza parte si sforza di riproporre un processo diverso di pianificazione del territorio sudamericano che, quale manovra per l'evoluzione dei meccanismi cognitivi della pianificazione, costruisce un diverso tentativo sotto un punto di vista comunicativo, progressivo e di acquisizione costante di conoscenza teorica e pratica.
Finalmente, tenendo conto della difficoltà per approfondire su un territorio così vasto come è il continente sudamericano, l'ultima parte del documento si concentra nel proporre uno schema di lettura relazionale per la pianificazione delle reti d'infrastruttura di una delle sub-regioni più estese e inoltre più complesse, a causa dell'eterogeneità dei suoi componenti, l'Amazzonia. Bacino di rilevanza mondiale, per l'influenza definitiva nell'andamento dei cicli meteorologici e degli ecosistemi globali, è un capitolo del territorio sudamericano che oltre a richiedere l'impegno comune esige azione immediata.
Anche se non è pretesa del presente lavoro trovare le soluzioni definitive e immuni da critiche ai problemi che la coinvolgono; la posizione di cittadina del mondo e nativa proprio del territorio sudamericano impone in una futura professionista della pianificazione del territorio la necessità di volgere il suo sguardo e le sue forze verso il risorgimento della popolazione che abita uno dei luoghi più belli, ricchi e potenzialmente più potenti della terra.
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