Abitare il territorio delle infrastrutture : la région parisienne
Irene Vigna
Abitare il territorio delle infrastrutture : la région parisienne.
Rel. Gustavo Ambrosini, Massimo Crotti, Chiara Lucchini, Panos Mantziaras. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Progettazione Urbana E Territoriale), 2012
Abstract
Da alcuni anni il futuro della città di Parigi è protagonista di un acceso dibattito sui temi della pianificazione urbanistica e della politica di governo e amministrazione del territorio, mosso da un auspicato rilancio della sua immagine a livello globale nell'ottica della crescente competizione tra metropoli. Lo scenario è quello di una città che, con rinnovato spirito propositivo, creativo, analitico e critico, parla e fa' parlar di sé, delle sue radici passate, del suo presente, e del suo futuro: la Parigi del nuovo millennio mostra un dinamismo che, dagli anni delle politiche delle villes nouvelles, sembra mancare.
Come a voler scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia, Parigi si mette in discussione, sia a livello fisico-funzionale, sia a livello culturale e mediato, e comincia i primi passi per dar forma e sostanza a questo forte bisogno di cambiamento.
E' settembre del 2007 quando l'adora presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, in occasione dell'inaugurazione della Cité de l'Architecture et du Patrimoine di Parigi, lancia l'idea di una riflessione sulla metropoli del XXI secolo, esprimendo, tramite pubblica dichiarazione, la priorità dì porre l'architettura al centro delle prefigurazioni di scenari futuri, delle scelte politiche, delle ideologie. In particolare, l'intento è quello di restituire una dimensione più umana agli spazi e ai ritmi di vita della capitale, tramite un approccio più sensibile, creativo e attento ai problemi della vita di ogni giorno. E' a questa occasione che si può far risalire l'esordio della complessa vicenda del Grand Paris, un'idea di città non nuova, e in continua evoluzione, che non ha tuttavia ancora trovato sfogo in possibili mosse concrete, né strategiche, né creative e culturali. Si tratta di una realtà già esistente e riconoscibile nella forma dei flussi, materiali e immateriali, di diversa entità e portata, che la servono e la attraversano, disegnandone dei mutevoli confini dilatati alla più vasta regione Ile de France e la struttura portante sulle tracce della parte intra muros della città e delle reti che si diramano nel territorio circostante.
E’ questo disegno di una Parigi di dimensioni metropolitane, estesa al territorio circostante ben al di là del suo boulevard périphérique e della sua prima cintura, a rappresentare il fondamento sul quale i dieci team di architetti, nominati all'Eliseo nell'ambito di una consultazione internazionale, vengono chiamati a riflettere, nel 2009, ponendo al centro delle loro proposte non soltanto questioni di immagine, ma anche e soprattutto i temi della densità, dell'occupazione, della ripartizione del lavoro e della diversità etnica.
L'impatto che suscita questa straordinaria occasione di rinnovamento e rivitalizzazione della capitale, grazie anche alla sua spiccata carica creativa e mediatica, porta al centro dell'attenzione internazionale una città intenta ad affrontare una grande sfida, un grand pari per una Grand Paris del futuro: le Grand Pari(s) de l'agglomération parisienne.
Il dibattito che segue il concorso si concentra principalmente sul tema dei trasporti, ed in particolare vede l'alternarsi di diverse proposte per una linea di metropolitana leggera che, con un tracciato che ha dato molto da discutere, connetta i principali polì strategici collocati nella seconda cintura parigina o nel più lontano territorio dell’Ile de France.
Anche se la vicenda sembra propendere per un approccio tecnico-trasportistico alla progettazione urbanistica e tenda a monopolizzare l'attenzione dei media (a discapito, ad esempio, delle questioni più formali e di qualità della vita degli abitanti), seppur giustificato dalla reale necessità preliminare di realizzare fisicamente l'armatura della grande Parigi, non è mai mancato il contributo da parte del mondo dell'architettura, spesso chiamato a prefigurare scenari per le singole aree di sviluppo della Grand Paris.
Tra queste spicca il Plateau de Saclay, un vasto altopiano situato 20 km a sud di Parigi, tra due valli densamente popolate, attuale sede di numerosi centri di ricerca e prestigiose università che tuttavia conserva il suo carattere agricolo, fortemente radicato nella cultura del luogo. Considerata una delle terre più fertili della nazione (storicamente bacino di raccolta delle acque che nutrivano le fontane della vicina Versailles), Saclay e il suo altopiano si presentano come una realtà che concilia in modo equilibrato queste sue due forti vocazioni, tra campi e campus, cascinali e grandi scatoloni, agricoltori e studenti, locali e outsider richiamati dalla fama mondiale di questo cluster scientifico e tecnologico. Il potenziale strategico, in termini di sviluppo integrato (culturale, economico, di immagine, ecc), di questo nodo della rete metropolitana, è oggetto di un interesse prioritario da parte del governo Sarkozy, che vi intende intervenire con la costruzione di nuovi campus universitari, edifici per la o ricerca e la formazione e laboratori tecnologici di vario genere, inseriti in un più ampio disegno urbano e di paesaggio per il Plateau, in modo tale da trasferirvi un ulteriore "fetta" della cultura parigina. Il nuovo quartiere, già oggetto di studi e proposte di aménagement da parte di professionisti incaricati da operazioni parallele (non è infatti limpido il quadro di attori che operano, a vario titolo, sul Plateau, e non di rado si assiste a proposte conflittuali), sarà servito dalla linea di metropolitana di Grand Paris e da una o più fermate pensate appositamente per l'approdo di studenti e lavoratori dalla città.
Il delicato equilibrio tra il paesaggio agreste e naturale e la scena del costruito si trova quindi di fronte ad una sfida, non tanto per la sua sopravvivenza intatta (non mancano le proteste di ecologisti e ambientalisti), quanto piuttosto per una sua trasformazione che, con una formula tutta da scoprire, integri le due vocazioni, sia a livello fisico, sia a livello concettuale, in maniera propositiva e fertile, ricca di prospettive e creatività: una proposta che nasce dal luogo stesso per crearne una realtà rinnovata dalle sue stesse fondamenta, e che si presenta nella forma di un disegno che fa del territorio e dei suoi segni (visuali, misure, spazi, disegni di flussi, stratificazioni, ecc), una matrice.
Questa tesi sviluppa quindi il percorso che. tra Torino e Parigi, mi ha vista impegnata nel costruire una proposta progettuale per il Plateau, a due scale distinte, territoriale e architettonica. Le diverse fasi sono affrontate in singoli capitoli, inseriti in una sequenza ragionata che enfatizza l'incrementalità del processo: sono infatti posti in evidenza e spiegati gli step fondamentali del percorso, dalle prime letture di approccio al territorio al progetto vero e proprio.
La sfida maggiore, accanto al difficile inquadramento socio-politico di una vicenda di attualità che fa parlare di sé in maniera non sempre così ordinala, e al grande sforzo di produzione del materiale di rappresentazione del territorio, è risieduta nella gestione integrata delle diverse scale di progettazione e della molteplice consistenza dell'intervento - con la diversa entità di volumi, la pluralità di segni, caratteri, obiettivi, forme, tecnologie costruttive, modalità di rappresentazione -, oltre che nella messa in gioco di molteplici competenze (alcune tutte da costruire, da cui il grande valore formativo dell'esperienza) e nella più generale complessità del progetto.
Anche questa, come Grand Pari(s) per la Francia e come Saclay-cluster per la metropoli, un grand pari per una laureanda in architettura.
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- Abstract in italiano (PDF, 134kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 133kB - Creative Commons Attribution)
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