Le radici della modernità : architettura e scienza tra Francia e Inghilterra, 1650-1700
Gregorio Astengo
Le radici della modernità : architettura e scienza tra Francia e Inghilterra, 1650-1700.
Rel. Guido Montanari. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2012
Abstract
Architettura e Scienza. Da tempo imbrigliato tra queste due passioni, mi sono spesso interrogato sul rapporto tra pensiero architettonico e pensiero scientifico, sulle intersezioni tra questi due mondi, su quanta Scienza ci fosse nell'Architettura. Al di là delle ovvie applicazioni tecniche e tecnologiche che fin dai tempi di Vitruvio hanno interessato la pratica costruttiva (la scienza delle costruzioni, la scienza dei materiali o la più moderna progettazione fisico-tecnica), il problema che mi sono posto riguarda piuttosto il metodo scientifico.
Il metodo a cui si fa riferimento nacque in un preciso momento della storia europea, grazie al pensiero e all'opera dei primi scienziati moderni. Cosa accadde allora all'architettura nel momento in cui la scienza diventò moderna? Nel presente lavoro si cercherà di rispondere a questa domanda, attraverso l'esame di teorie e pratiche architettoniche che, come verrà illustrato, si distinsero proprio per il loro carattere eminentemente scientifico.
La scienza moderna nacque nel Seicento. Oltre alle scoperte e ai nuovi paradigmi introdotti dai protagonisti di quest'epoca, nel XVII secolo vennero poste le basi per il concetto stesso di una scienza più autentica e fondata sull'esperienza. Concetti come quello di "nuovo" per la prima volta vennero intesi non più nella loro tradizionale accezione minacciosa e dispregiativa, ma finalmente in termini positivi e costruttivi. Cominciò poi a delinearsi una cultura scientifica internazionale, fatta di linguaggi universali, di dibattiti finalmente pubblici e di scoperte condivise.
Questo processo non si esaurì certamente nel XVII secolo. La stessa parola scienziato ancora non esisteva: gli intellettuali che si interessavano allo studio della natura e dei suoi fenomeni erano generalmente chiamati filosofi naturali o virtuosi. Il termine science (dal latino scientia) indicava ancora spesso il generico "sapere", un insieme molto vario di conoscenze che solo nel XIX secolo assumerà il carattere più ristretto e definito utilizzato oggi. Tuttavia un attacco alla filosofia Aristotelica e Scolastica, come quello intrapreso all'inizio del Seicento, fu un fenomeno dalla forza unica nella storia: la scoperta di Galileo delle macchie solari nel 1610-1611, il suo concetto di relatività, la diffusione del sistema copernicano e le leggi di Keplero furono solo le prime di uno sterminato corpus di conoscenze che, nel giro di pochi decenni, cambiarono il mondo.
Non è legittimo stabilire un rapporto diretto tra questo clima intellettuale e il pensiero architettonico seicentesco. Si possono tuttavia individuare alcuni caratteri di questo processo legati allo sviluppo del pensiero architettonico della seconda metà del secolo, periodo in cui la rivoluzione scientifica si fece più matura e diffusa. La portata internazionale di questa trasformazione, i suoi risvolti multidisciplinari, l'importanza dei risultati in ambito pratico come in quello teorico, hanno certamente investito anche il mondo dell'architettura, contesa proprio tra due nature - teorica e pratica - spesso in conflitto e in contraddizione.
La «crisi del classicismo architettonico», come la definisce Benevolo, si fece acuta proprio nel penultimo decennio del Seicento, quando la riflessione sull'architettura si liberò con forza della sua base altamente gerarchica e strutturata ancora sul concetto tradizionale di "autorità", per trovare uno sbocco nuovo come strumento di razionalizzazione e di subordinazione convenzionale. Gli "eterni" del passato vennero finalmente riportati sulla terra e fu data nuova luce all'opera dei "mortali": «La ricerca di un precedente sacro per ogni dettaglio antico, [...], secondo la quale gli ordini sarebbero stati un'istituzione divina, e addirittura un dettato divino, tutto ciò fu radicalmente spazzato via [...]. In quest'ottica, tutta l'antichità altro non era che un repertorio di minuzie».
Scopo di questo lavoro è l'approfondimento di alcuni caratteri di modernità, che emersero in architettura nella seconda metà del Seicento, in relazione a quelli che, con prorompente veemenza, plasmarono il mondo scientifico, attraverso l'analisi delle opere e delle idee di due tra gli architetti più importanti del tempo: il francese Claude Perrault (1613-1688) e l'inglese Sir Christopher Wren (1632-1723). Entrambi architetti dilettanti e scienziati professionisti, dedicarono i primi trent'anni di vita allo studio di quella filosofia naturale che fu all'epoca al centro di un dibattito destinato a rendere il mondo finalmente moderno, per poi rivolgersi anche alla teoria e alla pratica architettonica, affermandosi tra i maggiori innovatori dell'epoca.
Claude Perrault, medico e ricercatore di fisiologia, anatomia e biologia alla nuova Académie des Sciences, eseguì tra gli anni '60 e '70 una traduzione del De Architectura di Vitruvio — all'epoca ancora testo di riferimento per architetti e costruttori — che rimarrà la versione più moderna del trattato per i successivi duecento anni, applicando il suo razionalismo scientifico alle numerose contraddizioni insite nella teoria degli ordini. Perrault fu autore dell'Observatoire de Paris, cuore pulsante della nuova scienza e simbolo stesso di modernità. Oltre al celebre affaire del Louvre, egli fu poi protagonista dell'importante dibattito che influenzerà la teoria architettonica del secolo successivo: come vedremo, la sua Ordonnance des cinq espèces de colonnes smuoverà la basi stesse del linguaggio architettonico dei secoli precedenti e minerà molte delle certezze su cui in quegli anni si era fondata l'Académie d'Architecture. Perrault cercò, durante la sua carriera, di integrare le scienze dell'ingegnere e del costruttore con quelle del filosofo sperimentale, inserendole all'interno del corpus di conoscenze specifico dell'architetto.
Christopher Wren, di quasi 20 anni più giovane, grazie al suo formidabile talento matematico riuscì, appena ventenne, a entrare nelle file di quel manipolo di virtuosi che nei primi anni '60 fondò la celebre Royal Society, l'istituzione scientifica più conosciuta della storia. Professore di astronomia a Oxford per anni, amante della meccanica e della geometria, della medicina e dell'astronomia, continuò ad applicare il suo spirito curioso e inventivo anche alla pratica costruttiva. Insieme a Robert Hooke, uno dei protagonisti assoluti della scienza inglese del Seicento, dopo l'incendio di Londra del 1666 Wren progettò decine di chiese, tra cui la cattedrale di St. Paul, sempre adottando quell'empirismo che fu alla base del suo pensiero. Il suo Royal Greenwich Observatory fu la sintesi della volontà di applicare l'insieme delle conoscenze in ambiti inesplorati e produttivi. Nei suoi pochi scritti - Tracts on Architecture - egli riprese poi quei concetti, così potenti già in Perrault, per lo sviluppo di una nuova architettura fondata finalmente su un pensiero moderno e sull'esperienza. Come ricorda lo stesso Pevsner «è il razionalismo, lo scetticismo di Wren lo scienziato a decidere lo stile, il suo senso di ciò che si addice ad un'opera ma non ad un'altra, il suo divertimento nello sperimentare».
Perrault e Wren non furono gli unici scienziati-architetti della rivoluzione scientifica, ma furono sicuramente i più innovativi. Il matematico e fisico Guarino Guarini (1624-1683), anch'egli architetto, condivideva l'idea di un'architettura "per i sensi" e applicò il suo ricco background di uomo di scienza a una camera di progettista e trattatista. A differenza dell'inglese e del francese tuttavia, il maestro del barocco italiano apparteneva a un panorama intellettuale ormai quasi periferico. L'Italia infatti non era più il centro artistico e culturale dell'Europa: la sconfitta di Galileo negli anni '20 e '30, quella di Bernini negli anni '60, furono solo alcuni dei sintomi di una crisi che avrebbe strappato questa leadership all'Italia per consegnarla proprio all'Inghilterra e - in maniera ancora più evidente - alla Francia. Parigi, infatti, diventerà la meta privilegiata per architetti e artisti proprio a partire dalla metà del secolo. Lo stesso Wren decise di recarsi, durante il suo unico viaggio all'estero nel 1665-1666, nella capitale francese e non più a Roma: Parigi era la scuola di architettura più importante d'Europa. Anche il clima scientifico di questi due paesi, patria della maggior parte dei protagonisti della Rivoluzione, ne rispecchia il primato di centro dell'Europa. Galileo fu senz'altro uno dei motori della rivoluzione scientifica, ma la sua stessa carriera, segnata di fatto da una sconfitta, dimostra come egli vivesse in un paese che non sarebbe stato più al centro di questo cambiamento. Guarini, anche per il suo utilizzo della Retorica come strumento di scienza, non può essere posto sullo stesso piano di Wren e Perrault. Egli, tra l'altro, fu un convinto antigalileiano. Di seguito si farà quindi riferimento a Francia e Inghilterra non solo in quanto patria dei due architetti-scienziati, ma anche in quanto paesi rappresentanti del primato artistico-scientifico europeo.
Si porrà innanzitutto l'accento sull'aspetto progettuale che caratterizzò l'attività di questi due Maestri, con particolare attenzione ai due edifici che incarnarono maggiormente lo spirito scientifico moderno: gli Osservatori Astronomici. Accanto a queste innovative costruzioni verranno poi analizzati alcuni lavori, che mostrano con altrettanta chiarezza lo spirito della Rivoluzione che influenzò" le attività di Perrault e Wren: da una parte gli originali contenuti e i moderni strumenti con cui il medico francese diede un nuovo senso ai Dix Livres de Vitruve; dall'altra alcuni casi emblematici dell'approccio empirico e indipendente che Wren adottò in alcune delle sue più celebri realizzazioni, tra cui St. Paul, intese spesso come veri e propri strumenti scientifici. Saranno poi mostrati i tratti che accomunarono, e quelli che distinsero, l'importante attività teorica dei due scienziati nella ricerca di un ordine nuovo in architettura, e la loro concezione moderna di bellezza e di progresso, legate indissolubilmente alle nuove certezze in ambito scientifico che trasformarono l'intera Europa.
Vedremo quindi come il fatto di essere stati tra i primi scienziati moderni abbia costituito, per Christopher Wren e Claude Perrault, il presupposto tecnico e culturale attraverso cui giunsero a rifiutare i dogmi del tradizionale linguaggio architettonico e a proporne un uso nuovo, anticipando i tratti di un processo che definirà la nascita dell'architettura moderna.
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