Torino capitale europea della cultura 2019 : una nuova occasione?
Camilla Munno
Torino capitale europea della cultura 2019 : una nuova occasione?
Rel. Riccardo Bedrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2012
Abstract
L'idea di questa ricerca ha origine dal mio amore per la Città di Torino, per il suo sviluppo in un momento particolare della società italiana e per la profonda speranza che questa città si conceda l'occasione di ritrovare se stessa riconciliando cultura, industria ed economia in un programma d'eccellenza per presentarsi come Capitale Europea della Cultura nel 2019.
Parlare di cultura in rapporto all'economia potrebbe sembrare errato mischiando spiritualità dell'umanesimo alle impurità del capitalismo. Ma ogni civiltà è stata un miscuglio di ingredienti, virtuosi e barbari. Le civiltà e le città possono essere tuttavia migliorate, aumentando il proprio valore intrinseco giocando sullo sviluppo delle caratteristiche locali a livello globale.
Osservando l'Italia, intorno al 1500, si può notare la combinazione particolare di religione, scienza, esplorazione, commercio, espansione. Ridurre patrimonio e produzioni culturali a merci significa mortificarne la qualità, ma depurare la cultura da qualsiasi nesso imprenditoriale, di servizio e tecnologico è altrettanto sbagliato. Le società e le città sono una combinazione dinamica di materialità e immaterialità, cercando di ridurre l'uso sfrenato del mattone e il consumo di paesaggio, bene inestimabile del Belpaese.
La candidatura a Capitale Europea della Cultura è un progetto dell'Unione Europea ideato nel 1985 allo scopo di avvicinare i popoli europei mediante la valorizzazione della ricchezza culturale e migliorare la conoscenza che i cittadini europei hanno gli uni degli altri, favorendo il senso di appartenenza a una medesima comunità. Investire nella cultura per rilanciare lo sviluppo di un territorio: questo è il principio che sta alla base dell'azione comunitaria "Capitali Europee della Cultura, è lo slogan che potrà aiutare l'Italia ed in particolare Torino a rinnovare la propria immagine nascosta tra le macerie, una società oramai post-industriale dalla tradizione produttiva e culturale che il mondo da sempre ammira.
Nel 2019, l'Italia e la Bulgaria sono i paesi designati per ospitare la Capitale Europea della Cultura, oltre a Sofia, parteciperanno alla competizione anche le città bulgare di Varna, Plovdiv e Veliko Tarnovo, mentre le città italiane in corsa per il titolo di capitale europea della cultura 2019 sono 15: Amalfi, Bari, Bergamo, Brindisi, Catanzaro, L'Aquila, Matera, Palermo, Perugia e Assisi, Ravenna, Siena, Torino, Urbino e Venezia (nordest 2019).
Torino e il Piemonte (con la loro tradizione unica di cultura europea) ricoprono perfettamente il ruolo, non soltanto per concorrere alle ingenti risorse connesse alla candidatura, ma soprattutto per essere incentivate a rivoluzionare il proprio sistema e futuro, oggi così incerto.
Torino, è una città ricca di storia e di cultura che ha saputo trasformarsi nel tempo, modificando la sua struttura e appropriandosi di diversi assetti territoriali, urbanistici e sociali.
Il laboratorio d'Italia tesa alla contemporaneità e alla trasformazione, ricca di cultura mobile e immobile valorizzata e ancora da valorizzare ha i requisiti per affrontare la candidatura a Capitale Europea della cultura definendo una road map innovativa che la risollevi dalla crisi societaria e dell'essere che sta attraversando tutto il Paese. La città deve rafforzarsi, rivedere i modelli di sviluppo e gli stili di vita, instaurare un sistema di investimento nel settore della cultura lasciando libero sfogo alla capacità creativa, portando inoltre alla risoluzione di alcuni dei problemi di occupazione giovanile, mirando così allo sviluppo del settore economico a 360°gradi.
La sua identità punta su una cultura intesa come capacità di trasformazione e occasione per un'evoluzione dinamica futura, disegnando così un percorso asse portante per la trasformazione. Una cultura intesa come valore sociale e societario, colonna portante per l'organizzazione politica.
La candidatura deve essere vista come un obiettivo, uno slancio per determinare nuove condizioni di sviluppo, intervenendo così su tutto il territorio provinciale, ancora estraneo e quasi completamente da valorizzare che costituisce uno spazio di miglioramento per la città. Tale modalità di sviluppo per rompere gli schemi preconcetti, relativi a una città o a un'area, prendendo spunto da altre città, lavorando ad un sistema cosmopolita mettendo in luce cosa vuoi dire "essere europei" nel nuovo millennio.
Il tragitto fino al 2019 determinerà il nuovo assetto e aspetto della città, il nostro Paese, infatti, è stato designato per esprimere fra nove anni la città che per quell'anno sarà la capitale europea della cultura. Concepito come un mezzo per avvicinare i vari cittadini europei, il progetto fu lanciato nel 1985 e da allora l'iniziativa ha avuto sempre più successo tra i cittadini europei e un crescente impatto culturale e socio-economico sui numerosi visitatori che ha attratto.
Non bisogna disperdere la visibilità internazionale costruita negli ultimi anni grazie al fenomeno Olimpiadi 2006.
Lo slogan della città è "ripartire dalla cultura", cultura con la C maiuscola, un campo che contenga educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza, utilizzarla come materia prima; attuare una vera e propria "rivoluzione copernicana" puntando sulla cultura europea come risorsa per il futuro. L'intero Paese sta subendo un deficit poiché pare abbia dimenticato le sue origini e il suo visibile valore storico-culturale creando così un grande ritardo al paese, per questo il Sole 24 ore ha introdotto il Manifesto della cultura per una strategia della cultura europea per il 2020 che riguarda molto da vicino anche la città di Torino prossima all'inserimento della sua immagine nel panorama europeo.
É quindi necessario fare una piccola riflessione sul significato di questo bisogno di rivoluzione culturale in Italia; sede di un patrimonio e di un passato glorioso, un passato da mantenere, i beni culturali, il sapere e il tramandarsi della conoscenza devono essere valorizzati tornando ad essere i capisaldi del nostro paese che non ha mai sfruttato al massimo questa opportunità e le eccellenze dei suoi territori.
L'obiettivo è un cambiamento strutturale, una crescita reale che permetta di offrire nuove occupazioni attraverso la creazione di un nuovo mercato del lavoro, una solidità qualitativa puntando su cultura e ricerca. L'articolo 9 della Costituzione «promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione; tutto ciò mirato allo sviluppo dell'Italia, non in termini meramente economici ma inteso come rispetto di alcuni parametri quali i beni culturali, la tutela del paesaggio e dell'ambiente. Poiché il nostro modello di sviluppo ha bisogno di un mutamento totale.
Per la valorizzazione dei saperi, delle culture, bisogna utilizzare una strategia di medio-lungo periodo, portando la cultura e di conseguenza lo sviluppo socio-economico al centro delle azioni politiche di governo, creando la giusta condizione per il futuro dei giovani.
La situazione è simile a quella del secondo dopoguerra, nel quale a differenza di adesso le macerie erano visibili, oggi esistono ma non sono tangibili nonostante ciò il sistema si sta sgretolando velocemente e le necessità di cambiamento sono molto forti. In Italia a differenza degli altri paesi europei si è assistito al procedimento contrario cioè la cultura è stata messa in secondo piano, attuando tagli finanziari poiché definita improduttiva, privilegiando così altri settori e sottovalutando il valore intrinseco che essa rappresenta per il nostro paese.
La strategia prevede una cooperazione di scelte condivise dal ministro dei Beni Culturali con quello dello Sviluppo, del Welfare, dell'Istruzione e ricerca, degli Esteri e con il Presidente del Consiglio. Inoltre il ministero dei Beni Culturali e del paesaggio dovrebbe agire in stretta coordinazione con quelli dell'Ambiente e del Turismo. Tutto ciò sarà il lavoro che la città di Torino cuore incompreso dell'Europa dovrà svolgere per fare in modo che la rivoluzione culturale, le attività e i nuovi progetti persistano nel tempo e si ancorino al territorio valorizzandolo nel resto d'Europa e perché no del Mondo.
L'azione pubblica deve radicare la conoscenza, la cultura e la storia implementando il miglioramento del sistema scolastico riportando la cultura come valore portante del sistema, un ritorno alle origini necessario, un incremento della cultura artistica e di quella scientifica, in modo da formare dei futuri cittadini con un forte spirito critico, con la preparazione dicotomica del passato. La competizione globale si concentrerà sul capitale umano, sul know how, sulla capacità di presidiare i segmenti produttivi a più alto valore aggiunto. Bisognerà valorizzare il turismo culturale nato in Italia, con la tradizione dei Grand tour sei-ottocenteschi di cui Goethe ci ha lasciato memorabile traccia. La valorizzazione del patrimonio italiano necessita però di professionalità specifiche, di addetti con qualificazione elevata a tutti i livelli, cercando di sviluppare nuove aree inesplorate ma di grande valore sul territorio nazionale dalle grandi potenzialità senza accontentarsi di vivere di rendita della cultura del passato.
Il programma di candidatura della città di Torino fa parte della strategia del 2014-2020 La nuova programmazione europea. Prospettive e riflessioni. Le priorità della strategia Europa 2020, sono principalmente tre: la crescita intelligente, cioè sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione; la crescita sostenibile, cioè promuovere un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva; la crescita inclusiva, cioè promuovere un'economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale.
É necessario che si crei un clima di aperto confronto con il territorio, con un approccio realmente place-based, in modo che la Regione metta in atto un sistema di governance che garantisca l'accesso alle risorse europee creando i necessari presupposti perché le priorità che saranno individuate come reale potenziale del territorio.
L'iniziativa "Capitali della cultura europee" (ECOC) costituisce uno dei programmi culturali europei di maggior successo, per il crescente interesse che attira ogni anno da parte di responsabili politici, accademici e media. Poiché sono sempre più numerose le città coinvolte nelle candidature per assumere tale titolo, si avverte oggi una maggiore esigenza di informazione sulla valutazione degli eventi proposti e le città ospiti.
L'Unione europea sta dedicando una significativa attenzione all'azione ECOC e il processo di proposta, predisposizione di una short-list di città candidate e selezione finale di per sé attira l'attenzione politica e quella dei mezzi di comunicazione. É in atto una strategia di miglioramento per alzare il livello di prestazione delle nazioni-città candidate, la quale propone alcuni suggerimenti da seguire:
- equilibrio fra leadership politica e culturale e tra città e regione;
- effettivo lavoro di gruppo;
- pieno appoggio dei partners locali, regionali ed europei;
- forte supporto del settore privato.
Negli ultimi anni gli scopi, il campo d'azione e la dimensione dell'iniziativa sono cambiati, prendendo in considerazione nuovi Stati entrati nell'UE dopo il 2004, in particolare, ha portato una quantità di paesi con visioni e sfide diverse. La città di Sibiu capitale della cultura nel 2007, è stata la prima nell'onda dei nuovi Stati membri e la sua esperienza costituisce un riferimento per gli altri nuovi partecipanti. L'analisi di lungo periodo (2001-2009) ha mostrato sostanziali benefici d'immagine per la città e i suoi governanti a livello internazionale, un incremento turistico del 25%, un aumento della partecipazione culturale della popolazione che ha maturato maggiore consapevolezza e orgoglio.
L'iniziativa ha avuto un'evoluzione nel tempo mutando il suo aspetto di festival tendendo verso obiettivi economici e sociali più ampi che ha portato nel tempo ad ampliare enormemente il numero di eventi e progetti: nel Rapporto del 2004 il numero medio di progetti di lungo termine era intorno ai 500. Ora si assiste a un'inversione di tendenza; sembra che le città cerchino di concentrare le risorse su progetti di qualità e di rendere più gestibile l'iniziativa.
Su richiesta di Bruxelles, è stato implementato il monitoraggio e la valutazione. I migliori programmi in tal senso sono stati sviluppati da Lussemburgo (unica città che ha beneficiato per due volte del titolo, rendendo possibile un confronto di dati) e da Liverpool. Lussemburgo costituisce un interessante caso di studio anche in virtù dell'alto livello di collaborazione regionale, elemento che sta particolarmente a cuore alla Commissione, come dimostrato dalla scelta recente di Essen, ECOC 2010, sostenuta dall'intera regione della Ruhr.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche sulle città capitali della cultura: la bibliografia contenuta nella seconda edizione del Rapporto europeo registra 35 nuove pubblicazioni prodotte solo negli anni 2008-2009 Si è sviluppata inoltre una grande attenzione da parte del mondo accademico che ha creato una rete universitaria delle capitali della cultura europee comprendente oltre 40 istituzioni di 20 paesi europei.
Il successo e i programmi dell'iniziativa "capitali della cultura" si sono diffusi anche in altri paesi e continenti (Cultural Capital of the Americas, Islamic Capital of Culture, Canadian Capital of Culture) e in ambiti nazionali (UK Capital of Culture) e regionali. La continua espansione dell'idea ECOC e la sua popolarità risiede nel successo del modello base, che consente alle città di utilizzare un evento culturale principale come strumento per politiche multiformi.
Le città attraverso questa investitura godono di un "lancio" pubblicitario e di una spinta nel finanziamento culturale proveniente da investimenti pubblici nazionali e regionali, mentre la Commissione europea investe una quota del budget totale. Un altro elemento positivo è dato dalla possibilità di raggiungere diversi obbiettivi, dallo sviluppo culturale alla riqualificazione urbana, dalla coesione sociale a un cambiamento d'immagine.
Nonostante i risultati positivi sopra descritti, l'esperienza ECOC ha evidenziato anche alcuni problemi. Le difficoltà più frequenti si presentano in relazione alla governance, alla leadership, alla gestione, al finanziamento, alle pubbliche relazioni. Molte città sono riuscite a "nascondere" le difficoltà interne al pubblico, in altri casi è stato necessario controllare l'immagine esterna con notevoli spese per pubblicità o relazioni con la stampa.
L'esperienza di Vilnius e di Pecs, città che si sono trovate di fronte a carenze organizzative e finanziarie, è la dimostrazione che la vittoria del titolo è solamente il punto di partenza per poter raggiungere i risultati attesi, rispettando programmi e tempistiche.
Il titolo di capitale della cultura è diventato la maggiore opportunità per cambiare l'immagine delle città e inserirle nella mappa europea. Mentre nel passato si era enfatizzata la proiezione di un'immagine positiva all'esterno del Paese, sembra che oggi le città pongano maggiore attenzione allo sviluppo interno dell'identità culturale della città e dei significati che può assumere per i suoi cittadini, mentre si trasmette un'immagine con essi compatibile. Vi deve essere alla base una politica di coesione, così come la nuova politica per la ricerca e l'innovazione contribuisca significativamente al raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020.
Per definire un programma italiano di cultura europea per il rilancio dell'unione è necessario seguire delle priorità, innanzitutto lo studio e il dibattito a tutto tondo sulle sfide in gioco a livello mondiale, con una visione globale della cultura, che comprenda tutti i settori, dalla cultura "alta", alla libera creatività dei cittadini; dalla cultura tecnica a quella umanistica; dalla cultura occidentale contemporanea a quelle dell'Asia, dell'Africa e del Sudamerica; da quella scientifica a quella fìlosofico-estetica; da quella religiosa a quelle del lavoro; da quella politica a quella del management.
Occorre svolgere un lavoro virtuoso passando da una cultura da "flaneurs" disincantati, a una cultura di cittadini impegnati, i quali ,come già a suo tempo nelle culture classiche, nel loro fare filosofia o arte, economia o letteratura, musica, ricerca scientifica o management, tengano sempre presente la loro responsabilità di contribuire al chiarimento delle grandi questioni della società (che oggi sono questioni europee e anche mondiali), e lo facciano, quando necessario, anche con il sacrificio personale.
Bisogna tenere in considerazione l'incontro e lo scontro tra popoli nuovi e diversi, nuove culture, nuove generazioni, cercando coesione e negoziazione.
Il lavoro iniziale deve essere della politica, in modo che si apra ad un dibattito con cultura e tecnica senza cercare di preservare il suo possesso sulle culture politiche e sociali, dovrà ora aprirsi al dibattito con la cultura e con la tecnica, sui fini della politica e sul contesto di fondare una nuova Europa che dovrà occuparsi anche, e soprattutto, di scuola, di nuove tecnologie, di media, di lavoro, di politiche industriali, di politica estera e di difesa.
Inoltre la cultura dovrà essere accompagnata dalla tecnologia lasciando spazio e diffusione, in modo da ricreare il dibattito sulla res publica, e di confrontarsi con i non addetti ai lavori, e, in generale, con i cittadini, una vera e propria democrazia partecipativa che sfrutta l'apertura e la funzione dei social network.
In conclusione la politica dovrà svolgere un processo sensato e trasparente di programmazione delle risorse per la cultura, la scuola, la ricerca scientifica, il terziario avanzato, il territorio, il turismo, a livello europeo, nazionale, locale, ripartendo i compiti fra pubblico, privato e terzo settore, in modo da adeguarsi alle risultanze di quel grande dibattito.
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