Progettare l’arte in città : la riqualificazione delle periferie attraverso l’arte
Elisa Cosso, Roberta Giaconi
Progettare l’arte in città : la riqualificazione delle periferie attraverso l’arte.
Rel. Anna Marotta. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2012
Abstract
Una delle sensazioni più frequenti nel visitare una città che sia bella come Roma o Firenze, elegante come Torino o Parigi, è quella di trovarsi in un'area privilegiata, che crea una sorta di disagio nel momento in cui da questa ci si allontana, come quando vediamo un benestante in mezzo a dei senza tetto: si prova un senso di fuori luogo, di imbarazzo, di malessere ma anche di ingiustizia sociale: tutto dovrebbe essere bello, sicuro, comodo, stimolante in una città, e chi vive in centro non dovrebbe vivere meglio di chi ne vive al di fuori.
Le periferie sono luoghi in cui non si vuole andare, in cui non si vuole vivere, e di cui solo ultimamente si vuole parlare. Ma la periferia è parte integrante della città, o meglio lo è essa stessa: la città non può più essere considerata uno spazio chiuso, delimitato, che si differenzia dalla campagna dalla quale è divisa nettamente: la città in continua evoluzione e espansione non ha più confini, è quel luogo dove c'è del costruito, dove la gente vive, ma soprattutto dove la gente dovrebbe vivere con tutti i servizi, i confort e la sicurezza di cui necessita.
Iniziando con una definizione, o meglio con alcune definizioni di periferia, abbiamo cercato di studiare le principali periferie nel mondo, in Europa e in Italia, tentando di esprimere il disagio di chi abita queste parti di città, spesso degradate e insicure; siamo passate poi a considerare come l'arte, pubblica e urbana, abbia contribuito al giorno d'oggi, alla riqualificazione di questi spazi urbani, di come la Street art o l'uso artistico del colore, si stia diffondendo sempre più, o di come sia sempre più spesso utilizzata al fine di dare nuova identità ad aree periferiche anonime.
Pur non essendo di Torino, ma avendo la fortuna di vivere nelle aree centrali della città, ci siamo interessate ad una zona lontana da noi, poco considerata e che non conoscevamo: abbiamo così concentrato la nostra curiosità sul quartiere della Falcherà, a Nord di Torino, sorto come somma di due progetti, il primo degli anni '50 il secondo degli anni 70, con obiettivi assai differenti dai risultati effettivamente ottenuti: un quartiere pensato a funzione prettamente residenziale e autonomo, è diventato una sorta di isola, distaccata e mal collegata con il capoluogo, priva dei servizi necessari ai suoi abitanti, e oggi esteticamente assai criticabile e malcurata. Abbiamo così pensato ad un progetto, a livello di Masterplan, per suggerire l'uso dell'arte pubblica e del colore per avviare a Falcherà un processo di riqualificazione, di nuova scoperta di una più moderna e stimolante soggettività, che confermi che Falcherà c'è.
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