L’assistenza alla maternità e all’infanzia a Torino : le strutture dell’O.N.M.I tra le due guerre mondiali
Claudia Riganello
L’assistenza alla maternità e all’infanzia a Torino : le strutture dell’O.N.M.I tra le due guerre mondiali.
Rel. Laura Antonietta Guardamagna. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2011
Abstract
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Questo è ciò che la Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce al riguardo della maternità e dell'infanzia. Si potrebbe partire idealmente da qui per ragionare sul motivo della mia ricerca. Ho voluto interessarmi, sia per curiosità, sia per ampliare la mia conoscenza, ad un ambito che conosco poco. L'assistenza alla maternità e all'infanzia unisce tanti aspetti: giuridici, sociali, economici, costruttivi. La sua complessità è stata un impedimento, ma anche uno stimolo per tutte le personalità che hanno voluto affrontarla. Anche volendo solo introdurre un argomento simile, è difficile condensarlo in qualche riga, senza omettere punti di vista importanti.
È importante comprendere il "ruolo" giocato dall'industrializzazione: è stato il punto da cui è partita la riflessione sulla condizione delle donne e dei figli. Non si poteva più andare avanti con una mortalità infantile così alta, generata da abbandoni, insalubrità e dalle poche cure che le nuove lavoratrici potevano dare ai propri figli.
Fu l'industria tessile inglese, per prima, a richiedere l'impiego di manodopera femminile negli stabilimenti industriali.
Nella seconda metà del XIX secolo, dunque, la rivoluzione industriale chiamò a lavorare un gran numero di donne. Le loro condizioni, però, non erano di certo buone, quindi serviva che tutti coloro che difendevano i diritti dei lavoratori cominciassero a tener conto di queste nuove forze. Altro passo, è stata la comprensione del concetto di inscindibilità del legame gestante - nascituro: è stato il punto di arrivo di una serie di azioni che si erano rivelate poco oculate. Solo da quel momento, le politiche relative alla loro assistenza hanno iniziato ad avere una logica e dei risultati.
Il centro della mia ricerca resta l'analisi delle strutture costruite per la maternità e l'infanzia, tra le due guerre. Questo presupponeva la comprensione delle politiche del Regime, ma soprattutto della nascita dell'organismo dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia.
Se si pensa al Fascismo, vengono in mente molteplici aspetti di ciò che aveva caratterizzato quel regime. Concentrandosi sull'immagine che esso voleva dare di sé, risultano importanti le campagne propagandistiche con cui si voleva rendere partecipe il popolo della grandezza delle azioni svolte dal Fascismo.
Tra i cardini c'erano sicuramente la famiglia e la sua preservazione, la madre e i suoi figli. Purtroppo si arrivava anche a parlare di purezza della razza e di stirpe. In questo solco va a posizionarsi la costituzione dell'ONMI. Le sue sorti seguirono passo passo l'ascesa del regime, ne condivise la fortuna, ma non sempre quella economica. Quanto rimase potenziale nell'ONMI e quanto invece venne attuato? Fu un ente assistenziale efficace o solo uno strumento di controllo nel territorio?
Con il passare del tempo aumentava lo studio architettonico del corretto schema distributivo di questi "nuovi" tipi edilizi, oppure si ripensavano certi spazi che non erano più adatti per le nuove esigenze.
Ad aiutare i progettisti troviamo un numero sempre crescente di manuali o testi specializzati, che dagli anni Venti in poi arricchirono la letteratura presente, dotandola di indicazioni o di esempi ottimali da seguire.
Alla manualistica si aggiunsero le leggi nazionali, soprattutto quelle del periodo da me trattato, che cercarono di regolare un settore fino ad allora frazionato in più protagonisti.
Questa analisi sul panorama nazionale, è stata poi applicata al caso torinese. Tutta la parte fino all'ascesa al potere del Fascismo, ci mostra una grande varietà di soggetti coinvolti: enti benefici, ospedali, benefattori privati. Con la creazione dell'ONMI si pongono i primi problemi gestionali e direttivi.
Ho ritenuto utile sintetizzare le informazioni più importanti in due cronologie distinte, una per la parte nazionale e una per la parte relativa a Torino e al Piemonte, così da poter avere un quadro generale a livello legislativo, costruttivo e sociale.
Inoltre ho indagato su una realtà presente a Torino, prima indipendente, poi sottoposta al controllo dell'ONMI, ovvero la «Società delle Scuole Infantili e pel patrocinio degli alunni» (poi Società degli Asili Infantili), che costituì le prime sale d'asilo come oggi le intendiamo noi. Istituita grazie all'interesse di grandi personalità come Camillo Benso Conte di Cavour e il re Carlo Alberto, edificò tutti gli asili nido grazie alla disponibilità e alla beneficenza di personaggi illustri della città di Torino.
La mia idea è di descrivere una storia dell'assistenza nella nostra città da un punto di vista a me vicino: quello della relazione fra l'attività assistenziale -educativa, e gli spazi nei quali tale attività è stata esercitata. Facendo così, daremo una testimonianza storica del rapporto fra i contenuti di queste attività ed il loro contenitore.
Soprattutto mi interessava osservare come queste strutture si fossero evolute a pari passo delle mutate esigenze sociali.
Relatori
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