Tate evolutionary solver installation : processo di composizione parametrico evolutivo
Stefano Martoglio, Nicol Orsini
Tate evolutionary solver installation : processo di composizione parametrico evolutivo.
Rel. Cesare Griffa. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
Negli ultimi venti anni la rivoluzione informatica ha trasformato radicalmente il nostro modo di vivere, pensare, lavorare e comunicare. La crescente diffusione di apparecchi tecnologici ha fatto sì che tutto ciò che prima veniva conservato su supporti fisici, ora venga tradotto in codici per poi essere elaborato da computer. Questo processo prende il nome di digitalizzazione.
L'adozione di una rappresentazione digitale in luogo di quella analogica, potenzialmente trasforma qualunque forma di attività umana di tipo simbolico in software, e cioè in istruzioni modificabili per descrivere e controllare il comportamento di una macchina. Inoltre la generazione dell'era Google (come viene definita da alcuni) trova le informazioni per il proprio sviluppo all'interno della rete internet. Si tratta di due elementi che hanno cambiato radicalmente il nostro modo di rapportarci all'informazione generando un coinvolgimento continuo da parte dell'utente. Chi utilizza Internet modifica l'enorme flusso d'informazione, secondo le sue esigenze, per il semplice fatto che se le costruisce attingendo da un archivio comune e libero (es: Wikipedia).
Nella prima parte del nostro lavoro parleremo di come il modo di fare architettura è cambiato nell'era digitale, grazie all'avvento di una serie di nuovi strumenti supportati dai computer che hanno notevolmente modificato le modalità di progettazione e rappresentazione dell'architetto del nostro tempo. Progettazione e rappresentazione. Questa distinzione è importante poiché spesso si è portati a pensare, parlando di architettura digitale, ad un tipo di processo in cui la parte progettuale tradizionale (chiamiamola analogica) viene supportata da una parte rappresentativa digitale. In realtà si vedrà che gli strumenti studiati nel corso di questo lavoro sono per la maggior parte di stampo progettuale, utili quindi a supportare il progettista nelle fasi di concetto e, solo in seguito, di rappresentazione.
Oltre a semplificare la gestione del flusso di lavoro, questi strumenti sono in grado di generare geometrie complesse attraverso l'utilizzo dinamico della linea curva. La curvilinearità è una caratteristica ricorrente in natura, soprattutto nelle forme viventi. Ha la caratteristica di essere molto adattabile ed è capace di descrivere le forme con continuità.
Si può quindi dire che l'uso della curvilinearità associato allo sviluppo di nuovi strumenti informatici in grado di gestirla siano alla base delle avanguardie architettoniche dell'era digitale. E' difficile raggruppare tutte le tendenze attuali in un unico movimento: Folding, Blob-Architecture, Deformation, Parametric Architecture e Digital Architecture sono solo alcuni dei termini utilizzati per definire questo movimento concettuale. Fulvio Wirz, collaboratore nello studio Zaha Hadid Architects, scrive a proposito dell'architettura:
"Ciò che distingue un'architettura parametrica da una classica è quella sensazione di complessità che non è generata da un meccanismo di assemblaggio o giustapposizione delle parti, come avveniva nel modernismo, ma dall'uso di leggi che ne regolano la generazione e la diversificazione. Il risultato è un ordine complesso dove l'uno e il tutto sono costantemente relazionati ed il progetto raggiunge uno stato di autoreferenzialità nel quale è possibile governare la trasformazione conservando la coerenza del tutto. Il software di per se non garantisce questa coerenza se non è coadiuvato da un processo logico forte che resta e sempre resterà dominio della mente umana e, dunque, del progettista."1
La creatività non è dipendente dalla tecnologia, ed il software non potrà mai sostituire il lavoro intellettuale dell'uomo, ma lo può integrare e in alcuni casi facilitare. La seconda parte sarà dedicata a quegli architetti che negli ultimi anni si sono specializzati nell'uso delle tecnologie e dei software di progettazione digitale, ed hanno basato su di essi la progettazione dei loro lavori o parte di essi. Divisi in tre sezioni, emergenti, affermati ed educatori, vi architetti e studi provenienti da tutto il mondo tra i più attivi attualmente in questo campo.
Nella terza parte analizzeremo le caratteristiche delle città nell'era digitale, indagando su quali potranno essere le loro future evoluzioni spaziali, funzionali e sociali. Di recente alcuni degli studi di architettura di livello internazionale ha dato vita a delle strutture di ricerca parallele a quelle di progettazione, che svolgono indagini relative ai luoghi e alle società in cui si inseriranno le proprie architetture. Un esempio è lo studio olandese OMA fondato nel 1975 da Rem Koolhaas and Partners, che nel corso degli anni ha dato vita per gemmazione alla sua controparte, AMO, che opera in ambiti che vanno oltre i tradizionali confini dell'architettura, come politica, sociologia, mass media, energie alternative, tecnologie, moda...
Siccome i campi d'azione sono molti e richiedono tempi lunghi e notevole impiego di risorse, abbiamo deciso di concentrare la nostra analisi sullo studio di tre differenti filoni. Il promo mette in relazione la società industriale con quella postindustriale utilizzando come chiave di lettura il cinema, facendo un parallelismo tra due capolavori distanti tra loro nel tempo: Metropolis e Matrix. Il secondo punto indaga sulle differenze nel modo di pensare alla città ideale tra un architetto modernista, Le Corbusier, ed uno parametricista a noi contemporaneo, Zaha Hadid. Infine nel terzo punto si tratterà di infrastrutture materiali ed immateriali.
Nell'ultima parte del nostro lavoro, proviamo ad utilizzare gli stru¬menti studiati nel capitolo dedicato ai software, mediandoli con le riflessioni scaturitie dalle analisi sui possibili scenari di città del futuro, per fare un progetto. Questo generi di processo, di per sé, non garantisce dei risultati sicuri. I dati di input provenienti dalle indagini entrano in un mondo digitale che non gli appartiene creando un cortocircuito logico, dando vita ad un risultato nuovo ed inaspettato. Il progetto si inserisce all'interno della Tate Modern londinese, precisamente nella Sala Delle Turbine, notoriamente utilizzata come sito per le grandi installazioni temporanee. Un'architettura dentro un'altra con la funzione di ospitare eventi ed esposizioni per la comunità dei progettisti digitali.
Relatori
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