Negli ultimi anni, l’utilizzo di un approccio circolare è divenuta, per le aziende, una pratica di particolare interesse. Uno dei settori che si serve in maniera strategica di tale tendenza è quello della moda, che risulta anche essere quello più impattante relativamente al pre e al post consumo, ed è quello in cui si inserisce il lavoro di tesi. L’analisi svolta sull’intero ciclo di produzione dell’azienda Sartoria Latorre, una PMI pugliese, ha messo in luce la collezione stagionale più impattante: la primavera/estate, che presenta più tessuti con una percentuale di lana sotto il 70%, percentuale al di sopra della quale i tessuti sono destinati ad essere riciclati.
In totale, gli scarti individuati come impattanti sono 4: TNT adesivi (100% poliestere, con differenti caratteristiche estetiche), fodera (della manica e del busto che hanno la medesima composizione, ovvero 100% cupro, ma diverse caratteristiche estetiche), tessuti (formati da fibre differenti in diverse percentuali: Lino, Lana vergine, Cotone, Seta, Elastan, Viscosa e altri materiali sintetici), e altri materiali (ovatta, tela, melton, cravatte); oltre a carta e plastica già predisposti al riciclo attraverso la normale pratica di raccolta differenziata