Fotovoltaico e paesaggio: applicazione dei criteri E.R.A. a livello locale
Roberto Torasso
Fotovoltaico e paesaggio: applicazione dei criteri E.R.A. a livello locale.
Rel. Claudia Cassatella, Roberto Giordano. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2011
Abstract
Lo scopo di questa tesi è quello di evidenziare la necessità di una gestione pianificata e responsabile della fase di progettazione degli impianti fotovoltaici (a terra) e in particolare di capire in che modo si possa agire a livello locale in modo da ridurre al minimo gli effetti negativi che ricadono sul territorio e sul paesaggio. Come noto, l'energia solare ha natura elettromagnetica: dalle radiazioni solari infatti si origina energia radiante che può essere convertita direttamente in energia utile (elettrica o termica). L'energia solare costituisce non solo una fonte di energia alternativa inesauribile, ma anche pulita in quanto durante la vita utile di un impianto fotovoltaico, non si ha alcuna emissione in atmosfera di sostanze inquinanti (per esempio NOX, SOX) e dei così detti "gas serra" (CO2), cioè quei gas in grado di alterare il clima del pianeta, innalzandone la temperatura (global warming).
La produzione di energia fotovoltaica comporta quindi degli indiscutibili vantaggi ambientali rispetto ai comuni sistemi di generazione basati su combustibili fossili.
Le condizioni climatiche globali si sono rivelate, prima di molte altre, fondamentali per lo sviluppo delle civiltà umane ed ancora oggi sono responsabili della distribuzione della popolazione, delle condizioni socio-economiche ed ambientali complessive. Il clima del pianeta è cambiato molte volte durante la sua storia geologica in conseguenza di fattori naturali (interplanetari, geodinamici, geochimici e oceanici) ma mai, fino ad oggi, si è avuto prova di una capacità da parte dell'uomo di esercitare un controllo diretto o indiretto [PEP Asti, 2009].
La comunità scientifica internazionale ritiene infatti che le attività umane rappresentino una nuova forzante del clima, attraverso la perturbazione dei processi di interazione fra la radiazione solare, la biosfera, l'atmosfera, e l'idrosfera [Vincenti, 2010]. Le principali alterazioni indotte dall'uomo riguardano la variazione della composizione dell'atmosfera, in particolare l'emissione di gas ad effetto serra e di particelle di aerosol, ed i cambiamenti dell'utilizzo del suolo anche legati alla deforestazione. Queste modificazioni influenzano gli equilibri naturali e quindi anche la temperatura del pianeta.
Da tutto ciò, negli ultimi anni, l'opinione pubblica mondiale, pur con ampie differenze, ha assunto coscienza di questo processo ed ha visto riflesso, nella legislazione, l'impegno via via crescente, a determinare nuove regole per controllare gli effetti e le cause antropiche di alterazione del clima. Le tematiche di impatto ambientale non sono certamente l'unico fattore di condizionamento delle scelte strategiche di approvvigionamento energetico che i governi mondiali si trovano, e si troveranno, a dovere affrontare. I problemi di stringente attualità che il mondo politico e professionale si trova a fronteggiare sono numerosi: le dinamiche imprevedibili del prezzo del greggio sul mercato internazionale, anche in relazione alla precarietà dell'azione di controllo esercitata dal cartello dei paesi produttori di petrolio; la storica instabilità politica delle aree geografiche in cui è concentrata la maggioranza dei produttori di energia da fonte fossile; l'incertezza sulla quantità effettiva di risorse naturali di combustibile fossile disponibile sul lungo periodo e sull'effettiva "disponibilità" di tali risorse; il trend di crescita della domanda di energia da parte dei paesi in via di sviluppo (es. Cina, India,...) sembrerebbe spingere verso una rivisitazione globale delle politiche di approvvigionamento energetico degli Stati occidentali ed in via di sviluppo (non produttori), caratterizzata da una sempre minore dipendenza dalle energie ricavate da fonti fossili. A tal proposito, il Protocollo di Kyoto rappresenta oggi il più grande gesto che le nazioni del mondo hanno fatto per salvare l'ambiente e il clima del pianeta. Forse da solo non sarà sufficiente per assicurare un'inversione di tendenza delle temperature. Eppure, obbligando gli Stati, e quindi a cascata le aziende, le amministrazioni e gli stessi cittadini a valutare quanti gas climalteranti si producono con un errato stile di vita, ha già raggiunto il suo primo, e forse decisivo effetto: diffondere consapevolezza e attenzione verso l'ambiente. Sottoscritto da 141 nazioni, in linea con tale principio, il Protocollo di Kyoto entra in vigore il 16 febbraio 2005. Lo scopo appare subito chiaro: fronteggiare la minaccia dei cambiamenti climatici, nel tentativo di conciliare gli interessi dell'ambiente con quelli dell'economia. In realtà, il Protocollo di Kyoto è un documento adottato già nel 1997, nel corso della Terza Sessione della Conferenza delle Parti (COP) sul clima, istituita nell'ambito della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC). Nel Protocollo sono indicati per i Paesi aderenti gli impegni di riduzione delle emissione di gas serra. Più precisamente le Parti (i paesi industrializzati che hanno aderito alla Convenzione Quadro) sono tenute, individualmente o congiuntamente, ad assicurare che le emissioni derivanti dalle attività umane globali vengano ridotte di almeno il 5% entro il 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990. Il Protocollo prevede, inoltre, impegni di riduzione differenziati da paese a paese. All'interno dell'Unione Europea, che si è prefissa un obiettivo di riduzione della CO2 dell'8%, ad esempio per l'Italia l'obiettivo si traduce in un impegno di riduzione del 6,5% delle emissioni. Il punto chiave del Protocollo di Kyoto consiste nell'obbligo, per i Paesi più industrializzati (tra cui l'Italia) di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990, nel periodo di adempimento che va dal 2008 al 2012. Gli stessi Paesi devono favorire iniziative volte alla creazione di strumenti per ridurre la CO2, anche con investimenti che favoriscano lo sviluppo sostenibile dei Paesi non ancora industrializzati. In quest'ottica, è probabile che quei paesi che si muoveranno rapidamente verso l'attuazione delle misure raccoglieranno benefici positivi e soddisferanno i loro obiettivi di Kyoto ad un costo minimo o nullo. Al contrario, i Paesi che resteranno indietro avranno poco controllo sullo sviluppo tecnologico e un accesso ai nuovi mercati solo quando i profitti saranno già declinanti. Le nazioni più lente saranno spesso costrette a introdurre misure riparatorie per dimostrare la loro conformità agli obiettivi e non dover pagare multe contingenti.
Rispetto alle cosiddette energie "classiche" (idroelettrica e geotermica), le nuove fonti di energie "rinnovabili" (solare termico, fotovoltaico, eolico, biomasse) appaiono come una delle risposte più coerenti e convincenti in questa direzione, seppure con qualche distinguo. Attenendosi dunque agli obblighi del suddetto Protocollo, gli impianti fotovoltaici sono da considerarsi una grande risorsa dal punto di vista ambientale poiché, nella fase di produzione di energia non essendoci una combustione, non ci sono emissioni di CO2, responsabili dell'effetto serra. Per quanto riguarda la conversione fotovoltaica dell'energia solare, questa ha tali caratteristiche che può essere ritenuta la sorgente rinnovabile più rispettosa dell'ambiente.
Questa grande proprietà ha fatto del solare fotovoltaico la fonte rinnovabile più conosciuta: in Italia, si possono contare, a fine 2011, 307.659 impianti fotovoltaici installati, con una potenza efficiente lorda pari a 11.757,6 MW [GSE, 2011].
Dunque, non vi sono dubbi sul fatto che il fotovoltaico sia una risorsa fondamentale per la soluzione del problema energetico degli anni a venire, ma ciò non significa che il suo proliferare non comporti comunque alcun danno all'ambiente e soprattutto al paesaggio. Questo tipo di problema è particolarmente sentito, non tanto nel caso di installazioni sulle coperture (a livello residenziale o industriale), ma piuttosto nel caso in cui vengano applicate al suolo agricolo. Se si pensa che il 12% del territorio nazionale è già stato cementificato, se la tecnologia solare interessasse un tetto su tre, si realizzerebbe una superficie che soddisferebbe tutto il fabbisogno nazionale diurno senza sacrificare un solo metro quadro della capacità produttiva agricola [Marciani, 2010]. D'altronde, perché occupare suolo agricolo per realizzare impianti che possono trovare spazio su superfici già irrimediabilmente compromesse dal punto di vista naturale, come ad esempio i tetti dei capannoni? L'impatto sul paesaggio determinato da ettari di filari di pannelli, al di sotto dei quali nel migliore dei casi ci può essere un prato nel quale però la biodiversità sarà sicuramente ridotta, dal momento che si crea un microclima sfavorevole, quando invece i pannelli sono integrati nei tetti l'impatto visivo è minimo e quello ambientale nullo. Questo è chiaramente un solo esempio, ma in Italia - e come nel caso specifico della tesi, in Piemonte -il problema della progressiva perdita di suoli agricoli a favore di "parchi fotovoltaici" diventa via via più incombente, specie per quei territori che fanno del paesaggio una leva per lo sviluppo turistico ed economico.
Per far fronte a tali problemi la Regione Piemonte ha recentemente sviluppato una serie di criteri (criteri ERA) attraverso i quali specifica, alla scala vasta, quali territori agricoli possono essere impiegati per l'installazione di impianti a terra, e quali invece debbano conservare la loro vocazione agricola, mantenendo così le proprie peculiarità ambientali, paesaggistiche e culturali.
Partendo da questi presupposti, la tesi si propone di capire quale sia la valenza dei criteri adottati a livello regionale, in riferimento al territorio specifico del Roero, nonché di ipotizzare alcuni accorgimenti che potrebbero essere impiegati a scala locale, al fine di completare la gamma di indirizzi forniti.
Il testo che segue approfondisce, in una prima parte, i principali riferimenti normativi che interessano l'energia prodotta da fonti rinnovabili e in particolare la tecnologia fotovoltaica, partendo dalla pianificazione energetica nel contesto comunitario ad arrivare a quella di livello nazionale, fino al Decreto Romani (2011) e all'ultimo Conto Energia (il quarto). Una trattazione analoga è stata effettuata per quel che concerne gli strumenti di tutela paesaggistica, riprendendo quelli che sono stati i passaggi più significativi nell'arco dell'ultimo cinquantennio: la Legge "Galasso" (1985), la Convenzione europea del paesaggio (2000) e il più recente Codice "Urbani" (2004).
Una seconda parte illustra le principali caratteristiche della tecnologia fotovoltaica, descrivendone le origini, le componenti, le tipologie di impianti e di applicazioni. Segue l'indagine di quanto e come tali tecnologie siano oggi diffuse sul territorio italiano, in cui si evidenzia - grazie anche alla consultazione del sito del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) -lo stato dell'arte attuale.
Le tematiche ambientali e paesaggistiche sono quelle che guidano la terza parte, in cui si analizzano nello specifico gli aspetti positivi e negativi della tecnologia fotovoltaica, concentrandosi in particolar modo sulla questione paesaggistica e le problematiche che derivano dall'installazione degli impianti a terra. A tal proposito, viene fatta chiarezza sui principi e sugli strumenti riconosciuti a livello nazionale e regionale a riguardo della localizzazione del fotovoltaico a terra.
La quarta ed ultima parte si riferisce ad un caso applicativo, riguardante la realtà territoriale del Comune di Sommariva Perno, per la quale, come si è già accennato, sono stati messi a confronto gli indirizzi forniti dalla Regione Piemonte (Criteri ERA) con una serie di elementi emergenti dall'analisi paesaggistica dettagliata. L'obiettivo, come si vedrà, è duplice: da un lato, comprendere quale sia la valenza a livello locale dei criteri predisposti dalla Regione, dall'altro proporre alcuni accorgimenti ed elementi innovativi per l'arricchimento delle valutazioni che stanno alla base delle scelte localizzative degli impianti a terra.
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