La valorizzazione delle vallate montane piemontesi: strumenti e approcci valutativi nelle politiche, nei programmi e nei progetti comunitari: due casi studio a confronto
Camilla Botto Poala, Sara Schinco
La valorizzazione delle vallate montane piemontesi: strumenti e approcci valutativi nelle politiche, nei programmi e nei progetti comunitari: due casi studio a confronto.
Rel. Cristina Coscia, Paola Romero. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2011
Abstract
Ovunque la cultura, l'identità e lo stile di vita di una popolazione sono caratteristiche strettamente legate ai fattori ambientali, con cui sono in stretta correlazione e che si influenzano vicendevolmente. Nel caso dello spazio montano questo è molto evidente poiché le caratteristiche morfologiche particolari hanno spesso contribuito a creare degli ambienti in un certo senso isolati -e ciò soprattutto fino a non molti anni fa quando i mezzi di trasporto e le moderne tecnologie ancora condizionavano fortemente comunicazioni e scambi- e pertanto quasi autosufficienti nell'economia -un'economia, dunque, locale nel senso più stretto del termine- e culturalmente peculiari nelle loro diverse caratteristiche, come il linguaggio e le differenti espressioni artistiche.
D'altra parte la posizione geografica delle Alpi, una catena che attraversa longitudinalmente buona parte dell'Europa centrale, oltre ad essere un fattore di separazione fa sì che lo spazio montano sia anche un crocevia di culture diverse, luogo di scambio di tecnologie, di lingue, di economie locali differenti. Storicamente quindi lo spazio alpino è sempre stato luogo di confine, di incontro tra istanze differenti, locali e al tempo stesso di cooperazione e scambio.
Ad oggi queste condizioni sono mutate.
Le nuove tecnologie di comunicazione e di trasporto, i modelli dell'economia moderna e le istanze culturali globali costituiscono sì un'opportunità ma al tempo stesso una forte minaccia per queste comunità così fragili nel loro equilibrio. La montagna si trova dunque privata del suo ruolo storicamente molto caratterizzato e rischia una perdita di identità. Ciò è visibile in primo luogo nel territorio e nel paesaggio, ove spesso l'indiscriminato processo di urbanizzazione secondo un modello globale e in ogni caso sicuramente non-alpino è, specialmente in un ambiente laddove storicamente tutti i processi culturali ed economici sono stati sempre così strettamente legati al paesaggio, il primo sintomo e al tempo stesso causa di una perdita di identità.
Servono quindi nuovi modelli di sviluppo e gestione delle politiche territoriali, che portino avanti in contemporanea le istanze locali e al tempo stesso interconnesse con visioni ampie e sinergiche di cooperazione e non di separazione dal contesto territoriale. È infatti illusorio pensare di poter preservare l'identità delle aree alpine considerandole come micro ambienti a sé stanti, cristallizzati e statici, senza connessioni con una visuale anche sovralocale, così come è pericoloso, controproducente e snaturante dimenticare le piccole realtà locali nell'ottica di uno sviluppo globale del territorio.
Le potenzialità per la valorizzazione e lo sviluppo sono presenti in gran numero sul territorio, ricco nella diversità del patrimonio naturale, artistico, artigianale e culturale, così come altre funzioni, economiche, sociali, di sviluppo tecnologico, spesso marginalizzate e non prese in considerazione, quali peculiarità falsamente esclusive di un territorio "di pianura" possono in realtà appartenere e veicolare lo sviluppo anche per le zone montane. Al tempo stesso la montagna può essere veicolo di uno sviluppo e di una valorizzazione anche della "pianura", che spesso è al confronto un territorio impoverito della sua identità e può quindi ritrovare nelle terre alte quella ruralità che seppure spesso considerata ostacolo allo sviluppo può invece, se adeguatamente considerata, rivelarsi una preziosissima e sempre più rara risorsa per una nuova valorizzazione.
L'arco montano piemontese è dunque un'area contraddistinta da grande ricchezza paesaggistica e culturale, forti valenze identitarie, elementi comuni ma anche molte differenze nelle dinamiche e soprattutto discrepanze nel livello di sviluppo del territorio. Molto spesso tali ricchezze sono però trascurate, in alcuni casi considerate addirittura ostacolo allo sviluppo dell'area, o nella migliore delle ipotesi considerate esclusivamente come veicolo per lo sviluppo del turismo. Proprio il ruolo chiave che tale settore gioca nell'economia e nell'assetto dei territori alpini, è necessario però ampliare, diversificare ed unire i settori economici che prediligono le vocazioni insite del territorio - come l'agricoltura, la pastorizia, l'artigianato, che in ambiente alpino rivestono grande importanza a livello anche tradizionale e storico- che possono integrarsi a fianco ed in modo coerente ed efficace ai nuovi impulsi che giungono dall'esterno.
Da ciò emerge la necessità di azioni di valorizzazione puntuali ma al tempo stesso coerenti con un'ottica ampia di sviluppo del territorio nella sua totalità, integrando al suo interno i bisogni e le risorse reali delle varie comunità locali beneficiarle degli interventi e di conseguenza una consapevole e ponderata fase di valutazione e verifica degli stessi, coerentemente con le possibilità reali dei singoli attori operanti.
Come si esplicitano tali necessità nella pratica? Quale può essere il ruolo della valutazione e quali gli strumenti per la sua gestione ed applicazione in relazione alle diverse istanze di politiche, programmi e progetti? Quali le possibilità degli attori locali di utilizzare questi strumenti per operare in modo efficace?
Ci proponiamo quindi in primo luogo di analizzare il contesto territoriale di partenza, per verificare i presupposti su cui si basano le azioni e le politiche di valorizzazione ed in secondo luogo di prendere in esame le valenze delle pratiche valutative all'interno di questo processo, nelle loro differenti caratteristiche e modalità di attuazione secondo politiche, programmi e progetti.
Nella redazione di questa analisi abbiamo scelto di soffermarci poi in particolare su due casi studio, la Valle Varaita e la Valle dell'Elvo, emblematici nel mostrare le somiglianze e le differenze che possono intercorrere tra due realtà alpine sia nel quadro delle dinamiche territoriali sia nel modus operandi rivolto alla valorizzazione del territorio, e come la valutazione si esplichi nei differenti casi.
I due casi paradigmatici ci permettono quindi di trarre conclusioni generali, raffrontabili al territorio montano piemontese, in un percorso ciclico di analisi dal generale al particolare e dal particolare al generale.
Come espresso nella premessa a questo lavoro di tesi, alla base di programmi e progetti per lo sviluppo e la valorizzazione delle vallate montane piemontesi devono trovarsi in prima istanza le peculiarità delle piccole realtà locali, che come in un mosaico frammentato ma rispondente ad un unico disegno vanno a comporre un insieme territoriale complesso ma unitario che necessita pertanto di azioni coordinate e di largo impatto ed al tempo stesso rispettose e rispondenti delle singole caratteristiche e bisogni locali.
Fasi di lavoro e indicazioni metodologiche
In prima battuta (capitolo 1) ci proponiamo di delineare un quadro delle realtà montane piemontesi nei loro diversi aspetti geografici, demografici e socioeconomici (1.1) al fine di comprendere il particolare contesto territoriale all'interno del quale prendono avvio le politiche di valorizzazione.
Ci proponiamo quindi di descrivere quali siano gli attori operanti sul territorio promotori di tali politiche ed azioni e quali siano gli strumenti della pianificazione regionale che da tali attori possono essere utilizzati (1.2), in modo propedeutico alla comprensione del loro agire all'interno di un quadro progettuale applicato alle realtà montane.
Lo studio prosegue poi (cap. 2) con un'analisi dello stato di fatto delle politiche territoriali montane, prendendo in esame in particolare il ruolo dell'Unione europea nel processo di sviluppo e valorizzazione territoriale delle piccole realtà locali. Si analizzano dunque le politiche regionali comunitarie proposte nella precedente e nell'attuale programmazione al fine di comprenderne obiettivi, linee di indirizzo e strumenti operativi e la loro applicazione nel contesto montano.
Proponendoci successivamente di focalizzare il nostro studio sul ruolo della valutazione per le politiche ed i progetti di valorizzazione del territorio montano, è quindi necessaria un'ampia premessa per comprendere il processo di costruzione della pratica valutativa e come essa entri in gioco in relazione alle tematiche della montagna (capp. 3 e 4).
Riallacciandoci al percorso di analisi delle politiche regionali europee (cap.2), ci siamo dunque focalizzate sul ruolo dell' Unione Europea nella diffusione di pratiche e approcci valutativi all'interno della pianificazione e dell'implementazione di politiche e azioni per lo sviluppo, descrivendo inoltre più nel dettaglio i passaggi fondamentali e gli standards ai quali i soggetti operanti sul territorio devono rispondere per concorrere al finanziamento e all'attivazione dei progetti.
Un ulteriore approfondimento si rende necessario nel sottolineare le differenze tra la valutazione di un bene e la valutazione di politiche e progetti (par. 3.4), aspetti che si ritrovano entrambi nei casi da noi analizzati.
Passaggio successivo è stato quindi la verifica dell’applicazione di tali concetti allo specifico contesto montano (cap.4), attraverso un approfondimento con l'analisi di tre casi studio paradigmatici (4.1)
Le conclusioni raggiunte in questi primi capitoli introduttivi e funzionali al chiarimento del contesto da analizzare e delle basi teoriche necessarie a tale analisi si declinano quindi nello studio di due vallate specifiche, esemplificative delle differenti dinamiche e conseguentemente del diverso modus operandi per la valorizzazione del territorio (cap.5). Analizziamo quindi, riprendendo l'impostazione metodologica e la successione logica dei capitoli precedenti, il contesto territoriale (par.5.2), gli attori operanti (5.3), gli strumenti di pianificazione (5.4) della Valle Varaita e della Valle dell'Elvo, secondo un'impostazione di confronto tra le due realtà. Il raffronto prosegue con una analisi della progettualità nei due contesti secondo i suoi elementi caratterizzanti quali gli attori proponenti e partecipanti, i canali di finanziamento e gli strumenti di pianificazione e progettazione, le tematiche affrontate e il ruolo della valutazione in tale processo (5.5).
Dai riscontri ottenuti da tale analisi comparata (5.6) ci proponiamo quindi di trarre delle conclusioni in merito al quadro politico e progettuale per la valorizzazione dei territori montani nelle loro diverse caratteristiche e specificità locali e al ruolo che la valutazione ha in tale processo e quale potrebbe invece rivestire per una sempre maggiore efficacia delle politiche e dei progetti (cap.6).
Tramite una prima analisi territoriale di tutte le realtà montane piemontesi (par. 1.1) e la messa in relazione delle conclusioni da essa tratte con l'analisi degli attori presenti sul territorio (par. 1.2), la nostra attenzione si è focalizzata sul particolare ruolo delle Comunità Montane, che si dimostrano soggetti attivi a scala locale con una visione puntuale delle problematiche e delle necessità delle piccole realtà montane, operando però in un quadro di riferimento che permette il confronto sovralocale e il collegamento con enti di governo del territorio e strumenti di pianificazione anche di vasta portata. Proprio per queste caratteristiche tali considerazioni ci hanno indirizzato verso l'utilizzo, all'interno delle nostre analisi, del territorio della Comunità Montana come ambito base di riferimento e di aggregazione dei dati e loro confrontabilità tra le diverse realtà vallive piemontesi. In un secondo momento questa scelta ci ha permesso inoltre di sottolineare il ruolo anche estremamente diversificato che può avere l'operato di tali soggetti all'interno dei differenti contesti, nonché di approfondire l'analisi tramite ripetuti contatti con i soggetti in questione nelle due valli prese in esame.
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