La Città di transizione come nuova frontiera per la sostenibilità urbana : sfide ed opportunità delle comunità resilienti
Alberto Di Pane
La Città di transizione come nuova frontiera per la sostenibilità urbana : sfide ed opportunità delle comunità resilienti.
Rel. Grazia Brunetta. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Progettazione Urbana E Territoriale), 2011
Abstract
Questo lavoro di ricerca propone un diverso approccio disciplinare al tema della sostenibilità urbana, alle luce delle sue diverse connotazioni ambientali, sociali, economiche, spaziali, culturali ed ecologiche. Una frontiera possibile e innovativa è rappresentata infatti dal movimento delle Città di Transizione (note soprattutto come Transition Towns) che ormai da alcuni anni si sta diffondendo a macchia d'olio in tutto il globo. Le sfide lanciate dal movimento, pongono nuove speranze e risposte concrete, a partire da una dimensione locale, a molti dei problemi globali come il picco del petrolio ed il cambiamento climatico. Questa analisi tenta di far emergere le potenzialità di questo singolare approccio alle dinamiche sociali, economiche, ambientali e spaziali, che, implementando un metodo dal forte carattere olistico e sistemico, cerca di promuovere l'innovazione ed un profondo cambiamento identitario della società odierna, oltreché modificare radicalmente i paradigmi del modus vivendi contemporaneo.
L' approfondimento propone una lettura del fenomeno, secondo uno schema che si articola sostanzialmente in due parti:
- La prima parte è costituita dai primi tre capitoli e descrive la nascita del Movimento di Transizione e le sue sfide. Nel primo capitolo infatti, emergono i concetti ed i contenuti che ne stanno alla base, le motivazioni che hanno portato alla sua nascita e diffusione, ed alcuni dei principali fondamenti teorici. Al primo capitolo di carattere introduttivo, segue un secondo capitolo che tratta invece le due grandi sfide delle Iniziative di Transizione, ossia il picco del petrolio ed il riscaldamento globale. Soprattutto il tema del "peak oil" e della forte dipendenza dell'umanità dai combustibili fossili, viene esaminato alla luce degli studi condotti dal fondatore del Movimento, Rob Hopkins e delle più recenti indagini sviluppate al livello internazionale da esperti e ricercatori. Il terzo capitolo è volto a far emergere alcune delle possibili opportunità che una società post picco può sfruttare per dare vita a comunità resilienti.
- La seconda parte comprende invece quattro capitoli che rappresentano il cuore dell'approfondimento e descrivono gli aspetti che rendono innovativo il modus operandi del Movimento di Transizione. Nel quarto capitolo, vengono analizzati due concetti chiave che di fatto ripercorrono l'intero approfondimento e costituiscono i capisaldi pratici e teorici del pensiero transizionista: il concetto di "resilienza" e quello di "permacultura". Nel quinto capitolo vengono descritti gli strumenti e le tecniche utilizzate dal Movimento per traghettare operativamente le città contemporanee verso un graduale processo di decrescita energetica e autosufficienza locali: tra questi la creazione di visioni condivise e collettive, programmi di azione e momenti di riflessione tramite tecnologie quali l'Open Space Technology, o altri strumenti della psicologia di marketing come i Transition Training. Nel sesto capitolo vengono descritte le diverse tipologie di Iniziative di Transizione, dalle iniziative locali a quelle regionali o distrettuali; i criteri e le strategie universalmente validi che ogni comunità può adoperare per affrontare il percorso verso la transizione e la resilienza. Infine, nel settimo capitolo, l'analisi si concentra inizialmente sulle motivazioni che rendono le Iniziative di Transizione un "modello virale e contagioso" ormai diffuso in tutto il mondo e secondariamente sulla disamina di alcuni dei più interessanti casi di studio.
Sulla scorta delle osservazioni condotte dal Movimento di Transizione, questo approfondimento vuole sottolineare con forza che, anche se si tratta di un fenomeno ampiamente dibattuto a livello internazionale, l'uso di combustibili fossili ha largamente diminuito la capacità di resistenza del pianeta terra. Non si conosce esattamente il dato preciso, ma quello che conta è che in un lasso di tempo molto piccolo tali combustibili fossili, in particolare il petrolio e il gas naturale, si esauriranno. E se l'umanità non sarà preparata a questo grande cambiamento, dovrà affrontare una contrazione culturale ed economica ad una scala mai sperimentata prima. Senza combustibili fossili la Terra non avrebbe mai sostenuto la crescita della popolazione umana. La moderna agricoltura industriale, la produzione di beni e la loro distribuzione non sarebbero mai potute esistere. Quando a questo tema si associa quello dei cambiamenti climatici, ci rendiamo conto di trovarci ad affrontare una situazione in cui vi sono poche possibilità di scelta e la necessità di agire in fretta per fronteggiare queste problematiche. Il modo in cui viviamo e la maniera in cui costruiamo non solo possono ridurre il consumo energetico del 50% o più, ma possono incoraggiare una cultura condivisa che può aiutare l'uomo ad avere un rapporto più equilibrato sia con i propri simili ma anche con la natura. La cultura del modo di vivere in maniera sostenibile non è in realtà un concetto nuovo. Già dagli anni '60 emergono i primi tentativi di creare dei modelli di convivenza e di insediamento sostenibili, da un punto di vista sia ambientale, sia sociale ed economico. Gli ecovillaggi, e negli ultimi anni il co-housing, il social-housing, il recente ruolo delle "Iniziative di Transizione", le varie forme di associazionismo residenziale in generale, mirano a partire da una dimensione locale, a produrre modelli di vita sostenibili e soprattutto con impatti positivi sull'ambiente. Le piccole comunità rappresentano la corretta scala di molte attività che negli ultimi cinquantanni sono state globalizzate.
Secondo una teoria ormai diffusa in tutto il mondo, la sostenibilità è creata al meglio da persone che vivono nel territorio e che determinano il modo in cui le risorse locali vengono utilizzate. Un processo di apprendimento collettivo, in cui ciò che è stato appreso diventa un importante patrimonio che giace nella comunità. I temi quindi della dimensione "umana" degli
insediamenti, della sostenibilità ambientale, del corretto uso delle risorse naturali e non naturali, ha generato una profonda riflessione sia in ambito scientifico sia nella collettività favorendo la diffusione di nuove scienze e nuove teorie su come strutturare in modo più efficace ed efficiente il rapporto tra gli esseri umani e tra uomo e natura , dando nuovi significati ai termini ambiente, territorio, città, produzione, risorse ecc. Tra le riflessioni che sono emerse con maggior vigore (oggetto anche di questo approfondimento) si possono citare le teorie di David Holgren e Bill Mollison a partire dagli anni '70: si tratta di due scienziati, ecologi e naturalisti australiani che incominciarono, più di trenta anni fa, a sostenere che esiste un modo per vivere e produrre in maniera sostenibile, introducendo la scienza del futuro, la Permacultura (che come vedremo rappresenta il presupposto ideologico e teorico per le Iniziative di Transizione). La base di tale scienza sostiene che non è l'ecosistema che si deve adattare all'uomo, ma è l'uomo che deve progettare e vivere in insediamenti che imitino il più possìbile l'ecosistema. Un ribaltamento di stile di vita che presuppone innanzitutto una rivoluzione culturale. Pertanto la permacultura, non solo, ha gettato le basi per lo sviluppo umano sostenibile, ma ha dato importanza all'uomo nella sua interezza ed al suo necessario rapporto costruttivo con l'ambiente. La teoria della permacultura è stata portata avanti da parecchi scienziati italiani e stranieri; Maurizio Pallante ad esempio, nel 2000 fonda il movimento per la decrescita felice, che riflette sulle responsabilità del sistema produttivo odierno nei confronti del pianeta e dell'uomo stesso.
In Inghilterra, il naturalista Rob Hopkins, nel 2005, pur facendo propri i principi della Decrescita, da avvio alle Iniziative di Transizione, che ne rappresentano un'applicazione molto particolare, in quanto, sebbene la decrescita sia supportata da migliaia di associazioni attiviste, rimane più un corpus filosofico ed uno strumento di critica e indirizzamento del sistema vigente, mentre la Transizione assume i suoi connotati più pratici nel
momento in cui si presenta come specifico tentativo socio-economico locale aperto all'innovazione sperimentale.
Tali Iniziative contano oramai parecchie comunità in tutto il mondo: anche in questo caso, come vedremo successivamente, lo scopo è sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi della sostenibilità urbana, ambientale, sociale ed economica tramite un approccio olistico profondamente diverso rispetto al passato. Lo scopo principale del movimento è quello di elevare la consapevolezza rispetto a temi di insediamento sostenibile e preparare alla flessibilità richiesta dai mutamenti in corso.
Le comunità sono incoraggiate a ricercare metodi per ridurre l'utilizzo di energia ed incrementare la propria autonomia a tutti i livelli (tali Iniziative rappresentano attualmente il modo più promettente di coinvolgere le persone e le comunità ad intraprendere quelle azioni lungimiranti che sono richieste per creare una società resiliente ed autosufficiente rispetto alla dipendenza dal petrolio e capace anche di contrastare i cambiamenti climatici).
- Abstract in italiano (PDF, 45kB - Creative Commons Attribution)
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