Abitare il quartiere di via Torchio ad Asti : tre scenari
Lucia Rizzo, Marzia Duretto
Abitare il quartiere di via Torchio ad Asti : tre scenari.
Rel. Anna Maria Cristina Bianchetti, Anna Todros. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Progettazione Urbana E Territoriale), 2011
Abstract
La tesi nasce da un precedente lavoro di progettazione urbana che aveva come tema la costruzione di un quartiere popolare a Meyrin (Ginevra) in Svizzera.
Dopo avere svolto questo laboratorio abbiamo deciso di continuare a sviluppare il tema dell'edilìzia popolare approcciandoci alla rifunzionalizzazione di questa tipologìa di quartiere e utilizzando come oggetto di studio la città dì Asti.
L'interrogativo sui destini dell'edilizia pubblica e della casa popolare riporta l'attenzione sulla città come spazio dell'abitare, dell'abitare plurale, fatto dì diverse strategie, In particolare sposta l'attenzione su quelle storie e su quei percorsi faticosi, che con grandi difficoltà trovano il modo per dimorare, svilupparsi o per resistere.
Nel corso degli ultimi anni, risulta evidente come sia emersa una nuova centralità del progetto della casa legata tanto a un problema quantitativo quanto a uno qualitativo.
Oggi in Italia esistono molti più alloggi che famiglie e, ciò nonostante, possiamo constatare una forte ripresa della produzione abitativa di iniziativa privata.
L'emergenza evidentemente non è più determinata da una carenza quantitativa di alloggi, ma è l'effetto dei valori immobiliari troppo alti, delle modalità d'uso attuali della prevalenza di famiglie piccole, dall' inadeguatezza del patrimonio edilizio esistente a rispondere alle condizioni della vita contemporanea singolari e flessìbili, della bassa qualità della condizione abitativa complessiva nelle partì più recenti della città e soprattutto delle parti costruite nel secondo dopoguerra per rispondere alle precedenti fasi di emergenza abitativa.
Le odierne problematiche legate al disagio abitativo non riguardano più le sole fasce deboli della popolazione che continuano a soffrire un'esigenza abitativa primaria. Accanto a queste, si sta sviluppando una nuova domanda abitativa caratterizzata dalla richiesta di maggiore qualità degli alloggi e dell'ambiente circostante, oggi caratterizzati (spesso) da diffusi fenomeni di degrado. Parliamo prima di tutto dei quartieri di edilizia popolare, che sono stati spesso al centro delle cronache e del dibattito sociologico, ma anche delle vaste periferie abusive e di quei quartieri centrali più antichi in cui a volte (soprattutto al sud) si concentra il disagio sociale,
La condizione abitativa migliora principalmente per effetto di una maggiore integrazione urbana (con il contesto territoriale più ampio),e sociale (con gli insediamenti contigui ma diversi per composizione sociale. Le prospettive di sviluppo si concretizzano quando la riqualificazione si coniuga con una strategia condivisa per il contesto locale che inserisca mixité funzionale dove, attualmente, domina la sola funzione residenziale.
Innovazione nel progetto dell'alloggio, nuovi bisogni e nuovi stili di vita, flessibilità e adattabilità, rapporto con gli spazi esterni, rapporto pubblico privato: sono questi gli elementi con cui ci rapporteremo per tutto il corso della tesi.
La scelta di Asti come oggetto di studio nasce dal fatto che, essendo la nostra città di residenza, pensiamo di poter capire in modo migliore le dinamiche interne e quindi le problematiche che ne scaturiscon. La città dì Asti inizia il suo sviluppo popolare nel 1962, quando vengono individuate quattro aree d'intervento di edilizia pubblica disposte sui principali assi di uscita dalla città. L'esigenza di espansione nasce dalla necessità di dare alloggio ad un ceto basso in grande sviluppo in quegli anni e per questo, le aree sono state scelte per la loro bassa rendita senza pensare al rapporto coi tessuto esistente. Vista dall'alto la città presenta un centro molto compatto di impianto medievale, mentre i quartieri di espansione appaiono come satelliti decontestualizzati che rispecchiano l'edilìzia popolare Italiana degli anni '60. Dei quattro quartieri, solamente tre furono realizzati secondo la variante del 1962, Sono situati: a nord-ovest il quartiere "Torretta", a nord-est il quartiere "Praìa" e a sud-ovest il quartiere "Sacro Cuore". Tutti risultano confinanti con il tessuto consolidato esistente al quale sono direttamente collegati grazie ad una buona connessione con l'asse di uscita limitrofo. La loro struttura introversa fa si che non siano attraversati se non dai residenti e questo aumenta il contrasto con la città. Vivendo ad Asti, notiamo come la loro struttura stradale non permetta un loro facile attraversamento ma anzi tenda ad aggirarli. Lo sviluppo del quartiere a sud-est di "via Torchio", avviene per fasi successive a partire dagli anni 80. A differenza degli altri, non si appoggia direttamente ad un asse d'uscita, non confina direttamente con il tessuto consolidato e presenta al suo interno una struttura meno introversa, La sua posizione strategica lo rende altamente attraversato quasi come un asse principale pur non presentado le caratteristiche necessarie, Un ultimo sviluppo lo si ha negli anni 90 con il quartiere nord caratterizzato da un edilizia convenzionata che, in questo caso, prende la forma delle villette a schiera. Non risulta collegato a nessun asse di uscita ed è stato concepito come un quartiere di passaggio tra la città e la campagna per un ceto medio,
La scelta di questo quartiere è stata determinata da alcune potenzialità che a nostro parere il quartiere possiede ma non sono state sfruttate a pieno.
La sua vicinanza al fiume ,ad esempio, e al parco fluviale del Tanaro, la grande presenza di campi e serre, la sua vicinanza con il centro storico e la sua frequente percorrenza, ci sono sembrate buone caratteristiche dì partenza per possibili scenari futuri.
Relatori
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