Trasformazioni urbane recenti : i principali protagonisti a Torino
Magda Ruffinengo
Trasformazioni urbane recenti : i principali protagonisti a Torino.
Rel. Guido Montanari. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Progettazione Urbana E Territoriale), 2011
Abstract
Torino più di una volta ha dovuto reinventarsi, ritrovare un suo ruolo in condizioni generali modificate, e almeno due volte è stata una capitale che trainava la modernizzazione italiana.
Nei decenni passati è stata la città industriale per eccellenza grazie alla presenza della prima industria Italiana la FIAT ed è stato il grande motore produttivo dello sviluppo nazionale.
La società industriale, con le sue figure sociali tipiche, le sue istituzioni, la sua cultura, ha preso forma in alcune zone soprattutto del nord del paese, ma in nessun altro luogo ha assunto caratteri così tipici e esclusivi come a Torino.
La città ha espresso idee chiare sugli obiettivi da raggiungere, si è dotata di una cultura e di una organizzazione all'altezza del ruolo al quale aspirava, ha raggiunto una presenza internazionale visibile e riconosciuta.
I primi anni del dopoguerra sono stati davvero duri perché il patrimonio edilizio e le fabbriche erano duramente danneggiati. La Fiat divenne un'importante fabbrica con cui la città fu costretta a confrontarsi sin dai primi anni Cinquanda del Novecento, grazie al suo successo e la possibilità di nuovi posti di lavoro.
Nel 1961, anno del centenario dell'Unità, Torino superava il milione di abitanti, era uno dei maggiori poli d'attrazione industriale d'Italia ed era una vera metropoli economica.
Negli anni Settanta, però la Fiat attraversava anni di crisi economica a causa del mercato saturo e mise i suoi dipendenti in cassa integrazione e si riprese solo negli anni Ottanta grazie al lancio di nuovi modelli. Il volto di Torino è ulteriormente cambiato anche se la nuova crisi economica era di nuovo alle porte.
L'idea di cambiamento si concretizzò in due tempi, il primo durante la stesura del Piano Regolatore con la sua approvazione nel 1995 e il secondo nel 1998 quando Torino fu candidata ad accogliere le Olimpiadi Invernali nel 2006 grazie al contributo dell'Avvocato Giovanni Agnelli. La crisi della Fiat e il conseguente bisogno di rinnovamento, anche culturale, portò a ripensare Torino in un ottica diversa, più metropolitana e più europea. Secondo questa prospettiva, hanno viaggiato parallelamente la stesura del Piano strategico e la candidatura olimpica. Sono trascorsi 5 anni dalla chiusura ufficiale dei XX giochi olimpici invernali di Torino 2006 e ci si pone un quesito: al di là del successo sportivo e mediatico dell'evento, bisogna capire se Torino riuscirà a sfruttare le risorse materiali ed immateriali rese disponibili dalla propria candidatura alle olimpiadi invernali che costituiscono sicuramente un'eredità che può essere positiva solo ed esclusivamente se inserita in un processo di programmazione strategica del futuro ma può essere anche negativa qualora manchi una governance efficace, capace di definire un adeguata progettualità e di realizzarla in forma coerente. Un grande evento, oltre a costituire il propulsore iniziale per l'economia di una città e il suo sviluppo, rappresenta un'occasione importante per accelerare processi di trasformazioni urbane in atto. In questo quadro1 si colloca la rincorsa alla candidatura a eventi che possano portare ad un rilancio di immagine e di ruolo della città sulla scena internazionale. Per fare questo bisogna valorizzare i punti di forza della città come quello dell'ex città industriale (avvalorata dal suo ultimo secolo di storia), ma anche della cultura e dell'arte (con la valorizzazione del Barocco, dei musei, dei centri di formazione e ricerca), del saper vivere e del fare (è il luogo che ha sviluppato le industrie italiane della moda, del cinema, della radiotelevisione), delle Alpi e dello sport e del loisir.
La domanda che pongo nella mia tesi è: quali sono i protagonisti che progettano la città?
Per individuare chi si sta occupando della "nuova" immagine di Torino, bisogna vedere da vicino le opere e i progettisti coinvolti, molte volte sempre gli stessi.
Relatori
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