Luce e architettura nella Grecia antica : esempi e testimonianze
Sara Varanese
Luce e architettura nella Grecia antica : esempi e testimonianze.
Rel. Anna Marotta, Donatella Ronchetta. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2011
Abstract
La scelta di trattare il tema della luce all'interno dell'architettura della Grecia è stato frutto di un interesse particolare verso la valenza che questa aveva nella cultura dell'epoca, valenza molto diversa da quella presente nell'attuale pensiero occidentale, e che deriva da un sistema religioso e culturale ancora radicato, soprattutto inizialmente, nel culto delle divinità ctonie e infere. È percepibile, osservando le architetture prodotto di questa cultura, il passaggio da forme in cui l'oscurità è l'elemento predominante degli interni, ad un aumento graduale della componente luminosa, a cui corrisponde un'evoluzione delle forme di pensiero che vedono affermarsi le dottrine filosofiche per cui alla luce vengono associati gli alti valori del 'bene' e della conoscenza.
La luce come simbolo
Prima di affrontare uno studio sulle forme della luce nell'architettura dell'antica Grecia, è bene soffermarsi sul significato e la definizione del concetto stesso di 'luce'. Oggetto di continuo studio da parte della filosofia e della scienza, questo è entrato a far parte già dalle prime culture di un insieme di simboli, assumendo attraverso i secoli diverse valenze culturali, sociali e religiose.
Nelle forme della cultura e del pensiero, attraverso il susseguirsi di civiltà, possiamo trovare degli aspetti ricorrenti, corrispondenti agli elementi fondamentali che vanno a costituire l'universo di ogni essere umano, sia esteriore sia interiore. Tra questi simboli sono le forze della natura, nelle loro forme creative e distruttive, ma anche i concetti di nascita, morte, fertilità, ecc. Tutto quello che appartiene alla vita era incorporato in una rete di significati e simbologie. Così, anche per la luce, si forma un insieme di sfumature e di corrispondenze di significato. Questo 'universo simbolico' non resta sempre uguale a se stesso, ma cambia con l'evolversi delle culture e con i contatti con gli altri popoli, varia in base alle condizioni geografiche e climatiche, presentando però di solito degli elementi e dei significati di base in comune. Soprattutto nell'ambito religioso, il ruolo simbolico della luce è presente già dalle prime culture, manifestandosi anche nelle architetture dei luoghi di culto, sia dal punto di vista estetico, sia in relazione alle forme del rito. I significati ricorrenti nella simbologia della luce relativa alla spiritualità riconducono ad una forma di passaggio o di trasformazione. Soprattutto nel suo valore cosmogonico la luce determina il passaggio da un universo informe ad un universo formato, mentre a livello microcosmico questo stesso valore di trasformazione si applica all'uomo: l'evoluzione spirituale simbolizzata dalla luce è centrale ad esempio nelle cerimonie iniziatiche.
Oltre a queste accezioni più metafisiche, però, la luce assumeva molti altri significati, più immediati: rappresentava il calore, la fertilità, la vita. In particolare, all'interno della diade luce-oscurità, era collegata ai valori di bene e male, vita e morte, giorno e notte, maschile e femminile, conosciuto e ignoto 1. Spesso questi significati sono riconoscibili anche nella sensibilità odierna, nonostante lo sviluppo tecnologico e l'allontanamento dai ritmi naturali li abbiano resi molto meno sentiti, e meno presenti nella vita quotidiana: con il sopravvento della ricerca scientifica il significato più intimo e istintivo dei fenomeni naturali viene quasi a mancare, soppiantato dalle spiegazioni razionali.
La luce nel pensiero filosofico e scientifico
I fenomeni luminosi, così importanti nella cultura e nella simbologia, sono stati da sempre oggetto dell'attenzione di tutti quelli che si sono posti il problema del come e del perché delle cose. Molte teorie sono state quindi sviluppate per spiegare cosa sia la luce e come funzioni, in realtà però queste risalgono tutte a non prima del VI o V secolo a.C. Prima della filosofia e della scienza, infatti, era la religione a tentare di spiegare il mondo attraverso la mitologia. Con il progresso del sapere scientifico questa conoscenza 'simbolica' del mondo è però venuta meno, o comunque ha un'importanza notevolmente minore.
La luce come la intendiamo noi oggi, dopo secoli di ricerca scientifica, è un'energia, costituita da uno spettro di radiazione elettromagnetica che si diffonde sotto forme di onde, e di cui solo una parte è per noi visibile. La percezione visiva di un oggetto avviene solo quando una radiazione con una lunghezza d'onda tra i 400 e i 700 nm è riflessa da un oggetto e assorbita dai nostri occhi, portandocene l'immagine. La situazione però si complica con le nuove teorie di inizio Novecento, le quali attribuiscono alla luce anche proprietà tipiche delle particelle: si passa così al concetto di dualismo onda-particella, per cui tutta la materia (in particolare elettroni e fotoni) esibisce proprietà sia corpuscolari sia ondulatorie. Senza inoltrarsi qui in spiegazioni troppo complicate, è chiaro che, per quanto riguarda lo studio dei fenomeni luminosi e dell'ottica, il pensiero e la ricerca scientifica sono ancora in evoluzione.
La componente emotiva
Un campo nel quale la ricerca è molto attiva è quello che studia l'influenza della luce sul comportamento. Nell'analizzare i fenomeni luminosi all'interno delle architetture, infatti, oltre alla misura delle intensità, della direzione e dei livelli di luminanza è importante capire l'effetto generale che questi hanno sui fruitori. L'illuminazione è un elemento fondamentale nella percezione dello spazio, e in qualche modo influisce sulle nostre emozioni determinando il nostro comportamento. Recentemente quindi molti studi si sono concentrati sul modo in cui la luce agisce sul nostro organismo,2 riconoscendo effetti a breve e a lungo termine, sia a livello emotivo e comportamentale, sia a livello fisiologico, agendo quindi sul sistema nervoso autonomo e sugli ormoni.3 Concentrandosi soprattutto sugli effetti a breve termine, cioè su quelli che influenzano direttamente le nostre sensazioni immediate relativamente ad uno spazio, sono stati riconosciuti tre stadi nella reazione umana all'ambiente: cognitivo, emozionale e connotativo4. Questo significa che nella valutazione di un ambiente il primo processo è quello percettivo, di effettivo assorbimento di informazioni sul luogo in cui ci si trova: le sue dimensioni, i colori, le aperture, le condizioni di luce, l'articolazione interna, ecc. A seguito di questa stima veloce del luogo, si ha una reazione emotiva verso di esso, vi si associano cioè delle sensazioni, soprattutto a livello inconscio.5 Il terzo fattore è soggettivo, riferibile alle esperienze personali del soggetto e alla sua attitudine. Il movimento nello spazio avviene in base ai risultati di queste valutazioni, per cui sarà preferito un percorso piuttosto che un altro, saranno individuati dei luoghi in cui fermarsi, verrà definito un obiettivo finale da raggiungere.
Tutti gli studi indicano che la luce influenza in modo decisivo la scelta di un percorso, orientando l'individuo in un ambiente altrimenti indifferenziato, e che in generale si è attratti da essa.6 Questo indica l'importanza della componente luminosa in un ambiente, che infatti ne determina non solo la percezione, ma soprattutto la fruizione.
Conclusione
La tesi si propone di investigare entrambi gli aspetti sopra introdotti, partendo dalla componente culturale e approfondendone poi le applicazioni nella produzione architettonica.
Per capire il ruolo della luce nelle architetture dell'antica Grecia, è infatti importante partire dal modo in cui questa era concepita: i presupposti culturali, in quel periodo diversi dai nostri, sono molto importanti nella percezione di un luogo. Per questo motivo è stato scelto di approfondire inizialmente gli aspetti della cultura greca che sono rilevanti per la ricerca sul significato della luce. Oltre alle fonti contemporanee, si è cercato di approfondire anche testi del periodo in questione: le fonti di riferimento non sono state limitate ai testi filosofici, anche perché la documentazione delle idee e del pensiero nasce solo con i presocratici, ma si estendono alla mitologia e alla letteratura. Si è inoltre deciso di allargare in parte quest'indagine preliminare anche alle altre culture mediterranee che in qualche modo sono relazionatoli a quella greca, e che possono essere d'aiuto nel capire le caratteristiche del pensiero antico riguardo al tema studiato.
Solo nei capitoli successivi questi aspetti culturali verranno messi in più diretta relazione con la loro applicazione nelle architetture. Partendo da un'analisi individuale delle diverse forme e metodologie di illuminazione, si cercherà di ripercorrere l'uso e l'evoluzione di queste nelle diverse tipologie architettoniche. L'analisi delle architetture e della componente luminosa al loro interno, anche data la mancanza di studi al riguardo, ad eccezione di alcune parti dei testi sopra citati, non pretende di avere valenza scientifica poiché non è stata ricavata dall'uso di calcoli o strumentazioni particolari. L'obiettivo di questa tesi è invece quello di capire più in generale come funzionasse l'illuminazione all'interno degli edifici, e quale fosse l'effetto visivo di tale illuminazione: la presenza di zone più in ombra, di zone di luce, di gradazioni tra le due.
Per formulare questo discorso parallelo sulla luce nel pensiero e nell'architettura dell'antica Grecia, è stato necessario confrontare testi antropologici, archeologici e architettonici. Nessun autore affronta il tema nella sua interezza, limitandosi a trattare degli aspetti tecnici delle aperture delle finestre da un lato, e della ricorrenza di simboli legati alla luce e all'ombra nella mitologia dall'altro. Nonostante questo, alcuni testi in particolare sono stati fondamentali in questa ricerca, tra cui innanzitutto la raccolta di saggi curata da Heilmeyer e Hoepfner sulla luce nell'architettura antica, dove vengono esplorati gli aspetti più tecnici dell'argomento, mentre da un punto di vista più filosofico il testo di Napolitano Valditara (1994), e quello di Park (1998), hanno fornito una prima traccia, a partire dalla quale si è potuto espandere il discorso sulla luce nella cultura antica, il primo approfondendo alcuni aspetti del significato della luce nel pensiero dell'epoca, e il secondo tracciando una storia del pensiero per quanto riguarda questo argomento, confrontandone anche alcuni aspetti con epoche successive. Infine, è il significato archetipo della luce, dell'ombra e della loro contrapposizione che è alla base del mio interesse per questo argomento, e molti spunti di riflessione a questo proposito hanno fornito gli Atti del seminario Imago Rerum (2004), a cura di De Rosa, anche se questi sono stati forse meno usati per la stesura effettiva della tesi.
1. Altri significati si sono persi, o sono presenti solo in determinate culture, come la corrispondenza tra le diadi luce-oscurità e maschile-femminile. Un esempio rappresentativo è l'uso della luce negli ambienti delle abitazioni berbere Nordafricane, dove era associata alle attività che vi si svolgevano: le donne usavano gli ambienti scuri, mentre le stanze più luminose erano riservate agli uomini. THEODORA ANTONAKAKI, Lighting and spatìal structure in religious architecture. A comparative study ofa Byzantine church and an early Ottoman mosque in thè city of Thessaloniki, in Proceedings, 6th International Space Syntax Symposium, Istanbul, 2007, nota 1, p. 14.
2. Soprattutto nell'ambito della ricerca sull'illuminazione degli ambienti per uffici, in modo da creare
delle condizioni particolari di comfort. Un settore relativamente nuovo è l'ambito commerciale, cioè
l'illuminazione per la vendita e per la presentazione del prodotto.
3. RIKARD KULLER, SEIFEDDIN BALLAL, THORBJÒRN LAIKE, BYRON MIKELL1DES, GRACIELA
TONELLO, The impact oflight and colour on psychologicaì mood: a cross-cultural study of indoor work
environments, in Ergonomìcs, Taylor & Francis, voi. 49, n. 14, 2006, p. 1496.
4. KATELIJN QUARTIER, KOENRAAD VAN CLEEMPOEL, Lighting in thè built environment: human perception, behavior and movement, in SAIF HAQ, CHRISTOPH HÒLSCHER, SUE TORGRUDE (edited by), Movement and Orientation in Built Environments: Evaluating Design Rationale and User Cognition, Bremen, SFB/TR 8 Spatial Cognition, 2008, p. 92.
5. Nel comportamento umano si possono ancora riconoscere molte componenti istintive riguardo
alla percezione e al movimento nello spazio. Un esempio è come gli spazi troppo estesi e aperti
siano percepiti come negativi: in una piazza, come in una radura, viene di solito scelto un percorso
che ne costeggia i bordi, piuttosto che un attraversamento diretto. Che il senso di sicurezza sia una
componente principale della reazione ad un luogo fisico, è dimostrato anche dall'avversione per la
poca visibilità.
6. Nella scelta tra due percorsi viene infatti di solito preferito quello più illuminato. Altri studi
riguardano l'influenza dell'illuminazione sulla scelta dei prodotti da parte dei consumatori, anche in
questo caso la luce attira l'attenzione, ma il tipo di illuminazione è fondamentale per una percezione
positiva o negativa del prodotto. Vedi K. QUARTIER, K. VAN CLEEMPOEL, op. cit.
7. DAVID PARK, Natura e significato delia luce: dall'antica Grecia alla fisica moderna, Milano, McGraw-Hill, 1998, p. xii.
Relatori
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