Trame senza città: letture di città diffuse
Michele Giacobino
Trame senza città: letture di città diffuse.
Rel. Agata Spaziante. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2011
Abstract
Il titolo di questa tesi gioca con un duplice equivoco.
Il primo è voluto: le trame (e le conseguenti letture) sono riferite sia alle trame letterarie delle opere di narrativa prese in considerazione sia all'accezione urbanistica del termine.
Il secondo fa riferimento ad una sorta di equivoco che si è creato ed è andato consolidandosi negli ultimi vent'anni intorno alla fortunata locuzione "città diffusa", che ha travalicato i limiti della letteratura tecnica.
Considerando l'idea della letteratura come uno strumento per approcciare la città (e gli studi che la vedono oggetto)in quanto fenomeno complesso che si snoda attraverso molti e differenti campi del sapere,la ricerca si avvale dell’intreccio tra immaginario letterario e strumenti dell’analisi urbanistica per riflettere su sviluppi e caratteristiche dei tipi della diffusione urbana in Italia.
Con rimandi a generi narrativi e ad autori che nel mondo hanno letto le trame dello sprawl, individua 46 opere di 28 autori italiani, edite negli ultimi 30 anni, ambientate in Italia (principalmente romanzi di fantascienza, ambientalisti, pulp e reportage narrativi) e si svolge facendo riferimento a 6 punti fondamentali:
- appellativi delle città diffuse
- dinamiche della diffusione
- cause
- caratteristiche
- tipi
- costi
specificati secondo sottotemi sintetizzanti il confronto.
Pone in rilievo:
- i rapporti tra diffusione urbana e agricoltura
- la mancanza d’ordine intrinseca alle città diffuse italiane
- il concetto della megalopoli
- la distopia delle gated communities
e indaga:
- l’estrapolazione di idee e metafore con cui descrivere le immagini e esplorare il funzionamento delle città diffuse;
- l’utilità di eventuali valenze dello strumento narrativo in seno alle analisi su città e territorio.
Nella contrapposizione tra città e campagna, la ricerca legge le città diffuse come frutto di due contrastanti pulsioni: da una parte il desiderio del locus amoenus, anelato lontano dalla città tradizionalmente compatta a scapito, però, del mantenimento dell’amenità del luogo; dall’altra la volontà di diffondere la civiltà imponendola sulla natura, sostituita con la simbolica distruzione del bosco (la foresta delle fiabe), luogo custode delle paure ataviche più profonde (in primis quella della morte), buio e intricato, logicamente contrapposto all’ordine del costruito.
L’immagine letteraria più forte è di una città intesa genericamente come organismo anomalo, sfuggente, rimando a una vita aliena (suggestioni fantascientifiche) o alla mutevolezza di un virus (suggestioni iperrealistiche).
L’alieno, misconosciuto, descrive la “perdita del senso del luogo” da parte degli abitanti; la metafora della malattia rafforza invece il senso di incomprensibilità, inevitabilità e inarrestabilità della diffusione urbana, attualmente lontana da una cura. All’idea del virus si affianca quella della malattia sistemica e metabolica, alla sovrapposizione città/vita quella della diffusione/malattia come parte inevitabile della vita stessa in riferimento alla città tradizionalmente compatta, luogo in cui convivono le contraddizioni in quanto luogo della vita mentre la città diffusa assume un significato diverso, mostrandosi essa stessa come una poliedrica contraddizione.
In questo senso le tecnologie informatiche suggeriscono l’idea della smaterializzazione e la necessità di ripensare ai nuovi organismi urbani o alle loro parti secondo una logica non classica, ma polivalente come la logica fuzzy, per uscire dal dualismo campagna/città e capire la natura dei contrasti fondanti le città diffuse.
Emerge il fascino dell’idea di megalopoli: l’attenzione cade sui modi e sugli stili di vita degli abitanti della diffusione e sull’eventuale peso delle influenze di modelli nordamericani che attraverso il cinema si riflettono anche negli schemi e nei tipi della diffusione urbana.
Considerando che la narrativa rispetto al cinema mostra un passaggio di informazioni meno immediato, ma meno violento e passivo, si estrapolano due possibili e potenziali valenze per la sua fruizione:
- un approccio iniziale agli scenari della diffusione urbana (ad esempio per ragazzi in età scolare) legato alla costruzione di un immaginario;
- un’introduzione al dibattito intorno ai temi delle città diffuse, aiutando la rappresentazione del punto di vista soggettivo dei luoghi di una comunità, volta al coinvolgimento della civitas ai fini della pianificazione strategica.
Idealisticamente sarebbe auspicabile potesse essere voce autentica degli interessi deboli e degli esclusi dai processi decisionali, contribuendo, con l’operato dell’architetto, alla definizione dell’interesse pubblico, collettivo, comune.
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