Conservazione e valorizzazione dei luoghi di allevamento dei cavalli di razza: il progetto del Maneggio Chiablese a Torino
Alice Orefice
Conservazione e valorizzazione dei luoghi di allevamento dei cavalli di razza: il progetto del Maneggio Chiablese a Torino.
Rel. Maria Grazia Vinardi, Agostino Magnaghi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2011
Abstract
Oggetto di questa tesi è l'analisi di alcuni grandi complessi architettonici presenti in Torino, in Piemonte e in Italia riguardanti il ricovero e l'allevamento dei cavalli, visti innanzitutto come macchine da guerra, strumenti utili al lavoro, alla caccia, e successivamente, strumenti atti al piacere delle corti, utili per gli spettacoli equestri e ai circhi, per il semplice divertimento del pubblico.
Si tratta di uno studio dal punto di vista architettonico delle cavallerizze reali, dei maneggi e scuderie che sono presenti, o lo sono state, nel nostro Paese con uno sguardo soprattutto alla situazione del Piemonte tra i secoli XVIII e XX.
Questo studio sarà utile in un secondo momento per una riflessione sulla possibilità di valorizzazione di questi spazi, legati tra loro da una comune tipologia architettonica, anche se aventi differenti trasformazioni storiche e funzionali; vedremo come in alcuni casi queste aree sono tutt'oggi oggetto di studio da parte di enti privati o pubblici per essere rifunzionalizzate e riutilizzate, vedremo quale è o è stata la loro fortuna all'interno dell'area "micro urbana" in cui vivono e quale potrebbe essere la loro prospettiva futura.
Nella scelta dei manufatti architettonici e storici si è partiti da un primo, elementare criterio: si sono identificate aree o comparti urbani giudicati significativi sotto il profilo delle dinamiche di formazione e dei processi di trasformazione, significativi dal punto di vista storico e perché collegati gli uni agli altri dal filo immaginario della tipologia, della funzione, della valenza sempre inseriti all'interno del tema del rifugio "de'cavalli del Re" : complessi o edifici storici che fanno parte della "città della memoria" rappresentata da quell'accumulo di esperienze e di proposte alternative che s'è costruito parallelamente alla città vera (o all'area, al territorio), per renderla una "città" possibile, che il visitatore magari non "vede", ma che è insita in ogni singolo comparto, area, territorio.
L'eredità dei documenti, studi, analisi, le attività di ricerca e di scambio di informazione svolte in passato o in tempi più recenti costituiscono la base sulla quale è nato e si è svolto questo lavoro unitamente alle riflessioni e ai ragionamenti svolti sul tavolo di lavoro tra studente e docenti.
L'analisi storica e architettonica che vedremo è accompagnata, parallelamente, ad un approfondimento sulle tematiche attuali relative alla costruzione e ristrutturazione di spazi aventi le stesse funzioni: con l'ausilio di esempi moderni e contemporanei, trattati e normative legate agli spazi di rifugio, allevamento e allenamento degli equini, si potrà delineare e instaurare un quadro critico più chiaro, un confronto legittimo, sul quale lavorare, riflettere.
Il lavoro è stato sviluppato con la consapevolezza che questi sono tempi di riflessione non dei grandi progetti e dei grandi cantieri, per questo, dunque, ci si è concentrati sul quesito se sia stato giusto valorizzare o meno gli spazi analizzati, se i precedenti restauri siano intervenuti in modo corretto tramandandoci gli elementi caratterizzanti le opere, se sia possibile intervenire positivamente su di esse o se sia meglio un tempo di riflessione maggiore (periodi di "interruzione" dei lavori e di "crisi" ce ne sono state molte in tempi passati: un esempio è quello del 1960 quando vi fu la crisi di un intero sistema economico ma anche quella culturale del modello urbano e dei relativi progetti, ma si "stringono i denti" e si interviene con incontri sulla programmazione, sulla pianificazione e sull'utilizzo delle risorse a livello nazionale e regionale).
In un anno in cui l'Italia si festeggia e viene festeggiata per la sua Unità, non è male ripercorrere brevemente alcune tappe della nostra storia che hanno delineato le basi per la nascita del Paese, inserendole nella più grande storia dell'Europa, nostra vicina e sorella.
Idealmente si è cercato di creare un filo rosso che unisca i diversi luoghi dando vita a un circuito riflessivo per la conservazione di spazi e luoghi vicini e simili, per funzione, architettura, storia.
Bisogna ammettere che, come tutti i lavori, questo approfondimento avrebbe potuto espandersi a numerosi altri siti reali, sia Italiani che Europei, ma si è deciso di limitare l'analisi a quelli che, secondo il nostro parere, sono stati i più significativi.
La scelta è caduta su alcune tenute reali in Piemonte del periodo Sabaudo, nelle quali fossero presenti gli edifici come scuderie e mandrie della Corona, per paragonarle ad altre nel resto dell'Italia (Lombardia, Toscana, Lazio, Campania) e in Europa ( Austria, Francia, Inghilterra, Spagna) riflettendo sui modelli, sulle tipologie, sul modo di costruire.
...Conservare o eliminare?...Vi sono dei tratti che si mantengono da un paese all'altro? Si riscontrano somiglianze tra un bene ed un altro? E' possibile seguire un'unica strada per la conservazione di questi spazi?...come si costruiscono spazi simili oggi?...
A conclusioni delle tesi qui esposte invitiamo il lettore ad "entrare" nel fulcro del lavoro e a criticarlo, ove serve, perché la critica, anche se negativa, aiuta nella crescita e nell'evoluzione delle posizioni assunte invitando al dialogo e al ragionamento su di esse, al confronto tra diverse personalità, ma nello stesso tempo, al loro incontro.
Relatori
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