Politiche ed interventi di riqualificazione urbana nella città di Madrid : ill caso del quartiere Lavapies
Miruna Stoicescu
Politiche ed interventi di riqualificazione urbana nella città di Madrid : ill caso del quartiere Lavapies.
Rel. Angioletta Voghera, Paolo Castelnovi, Alfonso García Santos. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2011
Abstract
Quando una persona passeggia per le strade del centro storico di Madrid si riempie di gioia. Vede belle case, tenute bene, dipinte in colori vivaci; passeggia in stradine piacevoli, conquistate dai pedoni, ombreggiate da giovani e snelli alberi; ma soprattutto vede facce sorridenti e gente scambiando due parole con i commessi dei piccoli negozi. Tutto tradisce una bella e intensa vita di quartiere. E1 una cosa abbastanza insolita nelle nostre città contemporanee europee, dobbiamo ammetterlo, soprattutto in quelle che superano i tre milioni di abitanti!
Però la vita nella capitale spagnola non è stata sempre così. Il centro di Madrid ha sofferto tutte le piaghe tipiche di tutte le città europee nella seconda metà del XX secolo. E' stato fortemente degradato ed abbandonato, soggetto a speculazione immobiliare e a demolizioni per aumentare i redditi del terreno. Poi è stato soffocato dal traffico e dalle macchine parcheggiate dappertutto, disprezzato per le condizioni misere d'igiene in cui si viveva nelle sue case, temuto di notte per le bande di nuovi immigranti ejunkies che popolavano le sue strade buie.
Da trentanni però, l'impegno collettivo di tanti attori diversi, segue la stessa direzione, coordinato da un'amministrazione che, a parte qualche incongruenza e piccole esitazioni, ha saputo remare nella stessa direzione per ottenere l'obiettivo dichiarato già dall'inizio degli anni '80:
Il centro di Madrid sarà recuperato da e per i suoi abitanti che avranno finalmente la possibilità di una vita degna e decente. Tutte le operazioni di riabilitazione e recupero partiranno dall'idea di preservare uno stile di vita specifico, una tradizione e un modo di rapportarsi alla città risale da tempi storici, un equilibrio tra continuità e cambio che si stabilisce in modo naturale e organico e non viene imposto artificialmente. La bellezza del centro di oggi non è superficiale, non si restringe al dipingere una facciata ed nel piantare una fila di alberi. Tutto il contrario. Viene da dentro le case della gente, dalle condizioni che ormai rispettano tutti gli standard di comfort attuale, e dalla fierezza di vivere in queste case ben tenute, di vedere il corridoio recentemente verniciato, di scendere l'antica scala in legno, pulita e luccicante.
Uno degli obiettivi principali nella riabilitazione del centro madrileno è stato mantenere la struttura sociale tradizionale, e con essa, uno stile di vita. Per raggiungerlo, si è dichiarata guerra sin dall'inizio alla terziarizzazione. Il centro è stato visto anche come un'importante risorsa: nella parte storica di Madrid alberga una popolazione di 150.000 abitanti, in più di 90.000 abitazioni. Il valore economico di un patrimonio immobiliare a questa scala è enorme. Ed è sfruttato in piena consapevolezza, mostrando rispetto per le risorse esistenti e contando sul di lui all'ora di implementare politiche d'abitazione. In questo contesto, l'approccio culturalista di valorizzare il centro per il suo valore estetico e storico diventa una conseguenza. La direzione è sempre stata presente, però sempre con un ruolo secondario e mai come fine in se stessa.
Oggi, il valore culturale del centro storico non risiede solo nei suoi monumenti o nei suoi edifici tradizionali, ma tanto anche nella vita che li incontra nido e palco per svilupparsi. Sta nei vicini che vigilano ancora i bambini dell'altro, che fanno la spesa sotto casa e non al supermercato, che scendono all'angolo e prendono l'aperitivo sempre alla stessa ora per incontrarsi con un altro tipo di famiglia, specificamente madrilena - quella del bar - e commentare le notizie del giorno. È la vita della gente che non prende il treno suburbano, che non percorre 100 km di autostrada ogni giorno per andare a lavorare, che in un modo sottile, continua a fare una vita tradizionale vivendo in una città enorme e vibrante in cui è perfettamente integrata.
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