Costruzione post-terremoto in Cile: il villaggio dei pescatori di Bucalemu
Eleonora Usseglio Prinsi
Costruzione post-terremoto in Cile: il villaggio dei pescatori di Bucalemu.
Rel. Pierre Alain Croset, Simonetta Pagliolico. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2011
Abstract
II tema della ricostruzione post catastrofe è un argomento quanto mai attuale nell'ultimo decennio, vista la notevole incidenza di eventi naturali devastanti verificatisi sul nostro pianeta.
Lo Tsunami del 2004 che colpì Indonesia e Tailandia, il terremoto in Abruzzo del 2009, il terremoto del 2010 ad Haiti, lo tsunami in Cile nel febbraio 2010, sono solo alcune delle catastrofi avvenute ultimamente.
L'architetto che si trova ad affrontare questa situazione, deve essere capace di agire su più fronti. Infatti non si tratta semplicemente di una ricostruzione puntuale di ciò che è stato distrutto, quanto piuttosto di un intervento su larga scala. Ciò che in primo luogo va ricostruito è l'interazione delle infrastrutture e delle reti sociali, commerciali, di servizi e comunicazioni presenti, che andranno riallacciate e migliorate, per garantire il futuro sviluppo della città e, in alcuni casi, di un intero Paese.
Riprendendo la domanda che si pone Helen Castle nell'editoriale della rivista Architectural Design dedicato al "Post traumatic urbanism'': "What might architects potentially contribute to cities in thè aftermath of conflict or naturai disas-ter?"
In primo luogo ci si dovrebbe chiedere ciò non ha funzionato nelle città esistenti e perché non sono state in grado di fronteggiare problematiche che spesso, come ad esempio i terremoti in Cile, si presentano in maniera ciclica. Soprattutto pensare che spesso solo attraverso il manifestarsi di grandi catastrofi, si mettano in luce e si affrontino le problematiche urbane e sociali delle grandi città e di interi paesi: "Noi sappiamo di più riguardo qualcosa quando questo cro//a"(l). Anche il titolo della pubblicazione offre un interessante spunto di analisi "what does it thè mean to raise thè word 'urbanism' alongside thè word 'trauma'?" dall'introduzione di Adrian Lahoud leggiamo " Mentre uno può immaginarsi una disciplina o un campo chiamato urbanistica sostenibile o urbanistica delle infrastrutturale, il post traumatic urbanism non sarà mai una sotto disciplina dell'urbanismo, perché la catastrofe è qualcosa che supera la sistematizzazione. Una catastrofe è per definizione un'eccezione, una serie di singolarità [...]" In parte credo che questa affermazione sia vera, ogni catastrofe presenta caratteristiche proprie legate al tipo di evento naturale, alle condizioni presenti nel Paese sia sotto il profilo economico, che sociale. Possiamo, però, incontrare denominatori comuni per esempio nella modalità di gestione dell'emergenza e nel passare dai moduli provvisori alla ricostruzione a lungo termine di case e città. Tralasciando quindi i fattori economici e politici, quale la gestione dei sussidi e le modifiche alla normativa esistente per snellire i procedimenti, aspetti che caratterizzano i singoli Paesi, ci si dovrebbe concentrare su ciò che riguarda invece la costruzione di resilient city.
- Abstract in italiano (PDF, 88kB - Creative Commons Attribution)
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Relatori
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