Casa Mosè : analisi e ipotesi di recupero di una casa nobiliare a Marmora, in alta valle Maira
Michele Liprandi
Casa Mosè : analisi e ipotesi di recupero di una casa nobiliare a Marmora, in alta valle Maira.
Rel. Claudia Bonardi, Daniele Regis, Roberto Olivero. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2010
Abstract
Quante volte percorrendo la strada provinciale 422 della Valle Maira, arrivato in prossimità di Ponte Marmora, mi sono ripromesso di svoltare sulla sinistra e salire a visitare i grandi pascoli e gli alpeggi che caratterizzano e rendono così famoso il vallone di Marmora, ma il tempo era sempre troppo poco...
Oggi, finalmente, eccomi qui, ho svoltato a sinistra e ho percorso la strada che da Ponte Marmora, percorre il vallone e seguendo il corso del fiume, conduce fin su al colle del Mulo, antico punto nevralgico di confine tra la Valle Maira, la Valle Stura e la Valle Grana... sono arrivato, parcheggio sulla piazza, al centro della borgata, e immobile davanti al forno, ripenso alle parole, ormai impresse nella mia memoria, con cui Nuto Revelli nel suo "Mondo dei Vinti", descrive la comunità di Reinero; un altro mondo, oggi i vinti sono altrove, la borgata è deserta e in giro neanche un prete per chiacchierar...devo vedere casa Mosè... La curiosità è tanta, a partire dal nome, molto suggestivo, quasi biblico, che ben si adatta ad una casa che porta il peso di seicento anni di storia;
Sì il tema già mi affascina, sono contento della scelta...
Eccoli, i miei accompagnatori sono arrivati, la visita può iniziare.
Fin da subito la struttura dell'edificio risulta molto complessa. Gli ingressi ai vari locali della casa sfruttano la naturale pendenza del terreno, ogni piano ha il suo ingresso dall'esterno. Man mano, che ci addentriamo all'interno di ogni locale, cerchiamo di capirne l'antica funzione, e ne scopriamo i particolari; una testa antropomorfa, a prima vista molto inquietante, scolpita su una trave all'interno del fienile più a monte; un portale di grandi dimensioni, che conduce all'interno di un fienile enorme, sull'architrave in legno sono intagliati il giglio di Francia, una croce, un cuore e lo stemma del Marchesato di Saluzzo curiosamente raffigurato capovolto; un portale con architrave megalitico in pietra, un camino intonacato e decorato con festone e teste antropomorfe, una bifora in pietra con scolpita una rosace, e un antico camino a cappa. Ma la cosa che da subito più di tutte, cattura la mia attenzione è il suggestivo passaggio coperto, che dall'ingresso principale a monte, conduce in ripida discesa, all'ingresso delle stalle, che occupano tutto il piano terreno. Qui la mia meraviglia cresce, e sono proprio le dimensioni delle volte a botte, che coprono le stalle, a lasciarmi senza parole, e fin da subito inizio a fare i conti di quanti animali, bovini o ovini, potevano essere ospitati all'interno. Usciamo e passiamo in un secondo dall'oscurità racchiusa all'interno delle volte, alla luce tagliente del sole che ormai è alto sul mezzogiorno. Abbagliati guardiamo verso l'alto e lo spettacolo che ci si presenta davanti è forse più incredibile di quello precedente all'interno delle stalle. L'edificio di un solo piano visibile dalla piazza, ora si è trasformato in un vero e proprio palazzo di almeno quattro piani.
Percorriamo il sentiero e ci portiamo sull'altro versante, per avere una visione d'insieme della borgata, di qui ora risulta molto chiara l'importanza dell'edificio e la sua assoluta preminenza all'interno di Reinero.
Relatori
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