Ipotesi di un progetto per un incubatore d'imprese nel contesto delle OGR
Ilia Dayuma Roman Jauch
Ipotesi di un progetto per un incubatore d'imprese nel contesto delle OGR.
Rel. Michele Bonino. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2010
Abstract
Il mio tema di tesi riguarda la progettazione di uffici per start-up e più nello specifico l'applicazione di un'idea di progetto all'incubatore del Politecnico di Torino.
Tutto è iniziato dalla partecipazione ad un concorso di design e architettura (JADIDC 2009) che aveva come obiettivo i soft space e la crisi economica. L'idea era cercare di utilizzare il tema della recessione economica globale come cosciente sfondo per una progettazione migliore.
Pensare a degli uffici come oggetto di progettazione nasce dalla esperienza del seminario di fisica tecnica, dove ho avuto l'opportunità di approfondire i sistemi di controllo per l'illuminazione artificiale, ed in particolare l'applicazione di questi sistemi ad un piano per uffici. Da qui scaturisce la scintilla che mi fa pensare agli spazi per ufficio come oggetto da progettare, legato al tema della crisi economica.
Questi spazi sono pensati quindi, per giovani innovatori che nel periodo universitario hanno maturato conoscenze che vogliono mettere in gioco, applicandole ad un progetto concreto. Queste idee non sempre trovano un "laboratorio" o "struttura", di (pre-incubazione) dove poter essere presentate e magari anche messe in atto e sviluppate (incubazione) per diventare una vera e propria impresa (post-incubazione).
Il progetto presentato per il concorso JADID aveva l'obiettivo di pensare a degli spazi per giovani start-uppers che tutelassero le esigenze intrinseche del progetto della neo-impresa innovativa. Ritengo utile, al fine di chiarire questi nuovi termini, spiegare l'esperienza degli americani in materia di incubatori d'imprese. La cultura degli americani di promuovere l'innovazione, trova esempi imponenti nell'universo della Sylicon Valley, o del MIT, rendendo queste aree importanti poli di attrazione mondiale per la formazione.
Sono campus in cui non ci sono solo aule, biblioteche, studi di docenti, laboratori ma anche centri sportivi dotati delle infrastrutture più avanzate, ristoranti, alberghi, pub e tutto ciò che è necessario a rendere l'investimento nello studio anche un investimento in qualità della vita. C'è anche un'altra cosa, che testimonia che quel tempo e quell'energia spesa in studio e ricerca genera ricchezza e benessere: ci sono imprese. Dai piccoli, embrionali spin-off di ricerca poco più grandi di una stanza, fino agli 'head quarter dell'R&D delle principali multinazionali del pianeta nel settore bio-tech, passando per piccole medie imprese che nel breve volgere di qualche anno si trasformano in medio grandi e in alcuni casi vengono quotate in borsa.
Da questi laboratori dell'innovazione nascono Facebook e Gooogle, tanto per citare due dei casi tra i più famosi oggi. Ma il mio obiettivo non è quello di guardare ai singoli risultati che escono da queste strutture "universitarie" ma ben sì all'ecosistema nel quale si trovano le giovani start-up. Noi ci troviamo a Torino e l'ecosistema che ci circonda è quello della cittadella Politecnica, di modeste dimensioni rispetto agli esempi americani, ma che ha maturando preziosi obiettivi dal punto di vista della cultura d'impresa.
Oggi l'esperienza del Politecnico si allarga a collaborazioni ad ampio spettro: dalla ricerca su commissione per la soluzione di singoli problemi alla ricerca in partenariato su aree scientifiche ampie, multidisciplinari con rapporti a medio e lungo termine in una logica di ricerca cooperativa.
La cittadella Politecnica vede nel campus del Politecnico di Torino la presenza contestuale di centri di ricerca pubblici (Politecnico), privati (aziende); dell'incubatore d'imprese I3P, di laboratori di eccellenza dell'Ateneo, di laboratori congiunti con partner aziendali, del Polo del venture capitai.
La cittadella da anni recupera e valorizza la crescita intellettuale attraverso il paradigma dell'integrazione tra i più rilevanti soggetti dell'innovazione ed a sua volta ha anche valorizzato, recuperato e arricchito le sue dimensioni spaziali.
Al fine di introdurre questo progetto, è utile presentare una serie di fatti, riguardanti la cittadella Politecnica ed il luogo in cui si insedia, cresce e da anni si trasforma, in modo interrelato:
-La crescita del campus della Cittadella Politecnica è avvenuta in aree precedentemente appartenute alle Ferrovie dello Stato.
-La cittadella Politecnica "salvaguarda" parte del carattere architettonico delle ex-industrie ferroviarie e questo fa si che non vada perduta l'identità. A mio avviso questo permette una facile aggregazione al tessuto urbano circostante.
-Una parte di quest'area ex-ferroviaria è rimasta come "eredità intatta" e non fa parte delle strutture del Politecnico ma diventerà un polo della cultura contemporanea.
Il progetto per un incubatore d'imprese, fin dal concorso di idee al quale ho partecipato, è stato pensato all'interno di fabbriche dismesse, non solo per un discorso di riutilizzo di questi spazi ma a sua volta perché rappresentano formalmente quelli che possono essere considerati grossi contenitori "hard", perché immutabili nella forma, dove al loro interno si riconfigurano strutture "soft" (cioè spazi che cambiano la loro forma e si adattano alle varie necessità degli utenti) in grado di esprimere il carattere dell'economia odierna, della comunicazione dei flussi e della dinamicità. Oggi l'incubatore d'imprese del Politecnico di Torino (I3P) è situato in quelle che erano le vecchie "Fucine" del complesso delle Officine Grandi Riparazioni.
Questi uffici però non sono stati progettati e pensati per accogliere gli spin-off del Politecnico e quindi non identificano il carattere dinamico e innovativo che è esplicito delle start-up. Il mio progetto d'incubatore intende occupare parte del fabbricato ad H del complesso delle OGR, luogo simbolico dell'eredità industriale di Torino, oggetto di progetto per un polo espositivo e di attività culturali. In passato ha rappresentato la forza lavoro non solo del quartiere San Paolo ma anche dell'intera società torinese. Infatti l'idea di pensare parte di questo fabbricato come luogo della produzione intellettuale, potrebbe essere a sua volta simbolo della nuova forza lavoro del futuro.
Gli uffici del futuro sono sempre più caratterizzati da uno imprinting urbano, che "all'interno" delle OGR sembra verrà in qualche modo riprodotto, e che secondo esperti porta ad arricchire i bisogni di urbanità di ogni start-up. Per meglio descrivere parte di questa "nuova" forza lavoro, si tratta di ragionare su quelle organizzazioni che mirano alla ricerca (per esempio le università) che determinano cambiamenti significativi nella società e nell'economia. A questo scopo, la mia tesi, vuole proporre uffici innovativi e spazi di lavoro e svago per giovani imprenditori, che spesso devono trascorrere gran parte della giornata "isolati" dal mondo che li circonda e che quindi non riescono a fare del momento di "relax" anche una fonte di inspirazione e riflessione. Le caratteristiche dell'ufficio del futuro hanno proprio questa particolarità, e cioè associare ad uno spazio indoor caratteri tipici dell'outdoor. "L'azienda diventa una comunità e l'ufficio, con le sue "piazze", le partizioni, le zone per il divertimento, ecc, rispecchia sempre più la dinamica della città moderna, con gli incontri occasionali, il traffico ed i colori ur-bani".(Myerson e Ross, L'ufficio del futuro, 2003).
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