Architetture a Torino tra Eclettismo e ArtNouvea. Per una storia delle tecniche costruttive nell'edilizia residenziale
Maria Francesca Rotondo
Architetture a Torino tra Eclettismo e ArtNouvea. Per una storia delle tecniche costruttive nell'edilizia residenziale.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2004
Abstract
Il lavoro svolto è nato con l'obiettivo di studiare la produzione architettonica residenziale a Torino a cavallo tra il XIX e il XX secolo focalizzando l'attenzione sull'aspetto strutturale. La scelta di studiare più a fondo le tecniche costruttive è stata determinata dal fatto che queste furono caratterizzate, fra Otto e Novecento, da una svolta significativa determinata dall'introduzione del cemento armato. Tale tecnica non implicò solo migliori prestazioni ma portò ad un vero e proprio sconvolgimento delle concezioni architettoniche.
Attraverso lo studio parallelo del materiale conservato presso l'Archivio Storico della città di Torino e l'Archivio Porcheddu sono emerse le notevoli difficoltà in cui si trovarono i progettisti del tempo nel momento in cui dovettero confrontarsi con la nuova tecnica, ma è emerso anche un grande entusiasmo e la voglia di provare ad andare incontro a qualcosa di innovativo. Il cemento armato fu accolto da pareri discordanti, generò due netti schieramenti tra chi lo aborriva e chi invece intravedeva in esso infinite e del tutto nuove possibilità. Il calcestruzzo armato con le sue notevoli prestazioni costituì una soluzione efficace ai notevoli problemi causati dai sismi, permise di scompaginare lo schema interno ed esterno dei fabbricati. Furono realizzate inedite strutture aggettanti come i bow-windows, che divennero un tramite tra spazio interno ed esterno e determinarono l'introduzione di rivoluzionali spunti visuali. Il legame tra innovazione tecnologica e diffusione del fenomeno dell'art nouveau è stretto e determinò la creazione di architetture che andarono oltre un cambiamento epidermico del linguaggio formale. Le esposizioni universali, che videro Torino protagonista nel 1902 e nel 1911, furono un veicolo efficace per le nuove tendenze e inserirono la città in una rete di rapporti e scambi culturali di livello internazionale. Anche le strutture in cemento armato conobbero una notevole diffusione grazie alle esposizioni internazionali ma fu soprattutto la personalità di Francois Hennebique, imprenditore e inventore del brevetto omonimo a determinarne il successo. Nella tesi sono stati approfonditi i caratteri dell'organizzazione della società Hennebique con riferimento ai contatti con l'Italia. Concretamente le strutture in cemento armato a Torino vennero per lo più progettate nello studio tecnico dell'ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu, concessionario Hennebique, il quale seppe andare oltre l'applicazione pedestre del brevetto e studiò autonomamente soluzioni usate ancora oggi. L'analisi del materiale conservato nell'Archivio Porcheddu, costituito dai progetti delle strutture in cemento armato realizzate in tutta Italia, ha condotto all'analisi specifica di casi studio quali casa Priotti, casa Marangoni e alcune case Florio. Casa Priotti (1900-1911), opera di Carlo Ceppi, fu edificata in tre fasi, nel corso di otto anni. In seguito a questa ricerca è emerso che la struttura dell'edificio nella prima fase di edificazione fu realizzata secondo una tecnica mista, ovvero solai e balconi in cemento armato e il resto in muratura portante, mentre nelle fasi successive l'ingegnere Porcheddu e i suoi collaboratori progettarono l'intera ossatura portante. Da ciò è stato possibile dedurre che la definizione formale del progetto nacque prima della decisione di avvalersi in modo completo del cemento armato. In Casa Marangoni (1904), Daniele Donghi al contrario dimostrò un diverso criterio progettuale. I prospetti vennero impostati sulla scansione dei pilastri e dei solai. La struttura in cemento armato non venne nascosta ma diventò elemento di definizione formale. Le case Florio localizzate in via San Francesco d'Assisi e via Monte di Pietà rappresentano un caso studio particolare in quanto legate alle ristrutturazioni urbanistiche decretate alla fine del XIX secolo, e realizzate da un'unica impresa costruttrice: la ditta Daniele e Sereno Florio. Per la costruzione degli edifici prospicienti via Monte di Pietà, i fratelli Florio collaborarono con l'ingegner Porcheddu che si occupò della progettazione dell'intera ossatura portante dell'edificio posto all'angolo con via san Francesco d'Assisi (edificio progettato da Pietro Fenoglio nel 1907), mentre realizzarono esclusivamente i solai in quello posto all'angolo con via dei Mercanti (Progetto di Giuseppe Velati Bellini e Arnaldo Riccio, 1907).
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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