Terremoto e pianificazione del territorio: esempi italiani ed esteri di ricostruzione
Valeria Romagnoli, Elisa Rossi
Terremoto e pianificazione del territorio: esempi italiani ed esteri di ricostruzione.
Rel. Alfredo Mela. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2011
Abstract
Il rischio è una delle componenti che caratterizzano le società moderne. Il rapporto tra l'azione umana e la natura è spesso pieno di contrasti, che possono degenerare e dare luogo ad eventi traumatici e catastrofici. Le società mostrano diversi gradi di vulnerabilità nei confronti del rischio, così come una diversa capacità di reazione, di recupero dopo un evento traumatico, per ritornare alle condizioni di stabilità, ad uno status abituale. Dalle loro risposte dipende la velocità e l'efficacia del recupero e della ricostruzione di ciò che era perduto o danneggiato.
Il termine generale di catastrofe può far riferimento a diverse "tipologie di -eventi, più o meno drammatici. Il presente lavoro si concentra, in particolare, sui terremoti, che sono fenomeni di origine naturale con i quali l'uomo, fin dalle sue origini, ha dovuto rapportarsi. Infatti, molte aree del nostro pianeta sono ad alto rischio sismico e la storia ha spesso insegnato come questi avvenimenti siano difficilissimi da prevedere con certezza, ma estremamente dannosi. Questo sottolinea la necessità di una continua azione di prevenzione e di tutela delle persone e dell'ambiente costruito. In Italia, uno dei paesi geologicamente più instabili d'Europa, il problema dei terremoti è affrontato in modo diverso rispetto ad altre nazioni (come gli Stati Uniti o il Giappone), dove si è diffusa una cultura di prevenzione a diversi livelli. Nel nostro paese, invece, troppo spesso, nonostante l'evoluzione, legislativa ci si trova impreparati e si considera la questione solamente dopo l'ennesima catastrofe, come nel caso del terremoto che ha devastato l'Aquila il 6 aprile 2009.
La pianificazione del territorio riveste un ruolo chiave nell'affrontare questo problema. In primo luogo, essa consente di definire una serie di strumenti per realizzare una concreta opera di prevenzione, dalla scala nazionale a quella locale, perché solo agendo prima che il disastro avvenga si possono ridurre le sue conseguenze negative. In secondo luogo, l'azione pianificatoria dovrebbe costituire l'elemento chiave, la base per un'opera di ricostruzione attenta e condivisa, che non abbia solo lo scopo di un ritorno al passato ma anche di una rivitalizzazione della città come occasione di sviluppo futuro.
Il presente lavoro, pur non disdegnando il tema della prevenzione e sottolineandone l'importanza, è concentrato proprio sul rapporto tra la pianificazione del territorio ed i processi di ricostruzione a seguito di un sisma. L'analisi è condotta prendendo come esempio alcuni terremoti avvenuti in passato, perché solo conoscendo a fondo le esperienze precedenti si possono definire efficaci azioni di risposta per il futuro. Inoltre, i casi presi in considerazione sono sia esteri che italiani, al fine di operare un confronto tra le diverse metodologie di risposta e definire una serie di lezioni positive da apprendere.
Una parte consistente del nostro lavoro ha riguardato, tra i vari terremoti italiani considerati, l'analisi del terremoto aquilano. I motivi di interesse riguardano la vicinanza temporale con questo tragico evento e le molteplici questioni che sono ancora aperte, visto che la ricostruzione è appena iniziata e si preannuncia come un processo lungo e difficoltoso. Attraverso un sopralluogo ed una serie di interviste a testimoni qualificati si è cercato di delineare i temi fondamentali di questo post terremoto, i problemi aperti e le positività da sfruttare all'interno di una visione strategica che fornisca un'immagine di lungo periodo della città e del territorio colpito dal sisma. Il presente elaborato è stato, quindi, organizzato in sette capitoli; di questi, il primo si sofferma sul concetto di rischio e sulle nozioni che maggiormente lo riguardano; il secondo ed il terzo capitolo, invece, sono stati incentrati sull'analisi e l'approfondimento dei temi della catastrofe e dei terremoti. In seguito, all'interno dei tre capitoli successivi sono contenute le analisi degli esempi stranieri ed italiani. Nello specifico, il quarto capitolo è dedicato ai sismi californiani di Loma Prieta (1989) e Northridge (1994), al terremoto giapponese di Kobe (1995) ed a quello turco di Marmara (1999). Il quinto capitolo, sulle esperienze italiane, ripercorre i terremoti di Belice (1968), Friuli (1976), Irpinia (1980), Umbria-Marche (1997), mentre il sesto è stato interamente dedicato alla tragedia aquilana del 2009. L'ultimo capitolo, infine, riassume le lezioni apprese durante tutto il lavoro svolto, che possono costituire un bagaglio di conoscenze per affrontare i problemi futuri.
Relatori
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