Silvia Baradel, Alessandro Bianco, Ilenia Zappavigna
IL CASTELLO DEL DROSSO: UN'ISOLA DA VALORIZZARE.
Rel. Maria Adriana Giusti. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009
Abstract
Il torrente Sangone segna in parte il confine meridionale della città di Torino, un confine molto discontinuo, come in tutte le periferie delle moderne metropoli, dove alle case da abitazione si frappongono capannoni industriali, campi agricoli e orti urbani senza ordine apparente o pianificazione: in questo contesto è possibile trovare frammenti di un paesaggio antico che hanno resistito all'erosione edificatoria, conservando almeno in parte l'aspetto che avevano in un passato più o meno recente.
Tra questi, oltre alla celebre reggia di Stupinigi, che vede intorno a sé un'ampia fascia di campi e boschi ancora non intaccati dalla speculazione edilizia, vi sono il Bosco dell'Accampamento, che rappresenta quanto rimane del parco e giardino della vicina e diroccata reggia di Mirafiori, ed il piccolo recinto del mausoleo della Bela Rosin, recentemente restaurato; più a monte lungo il torrente, accessibile dalla omonima strada è situato il piccolo insediamento rurale del castello del Drosso, un complesso di cascine, campi coltivati e boschetti che gravitano intorno ad un antico maniero risalente al 1300 circa.
Sorprende trovare in un luogo così fortemente connotato dalla modernità e dalle industrie un frammento così prezioso e denso del nostro passato, ma sorprende soprattutto rilevare il quasi totale oblio in cui questo patrimonio riversa: ad oggi infatti non esiste pubblicazione che descriva il monumento e i brevi accenni sparsi tra libri e siti web sono spesso incompleti o eccessivamente sintetici.
Non solo, ma pare quasi che la percezione stessa di questo complesso da parte dei cittadini torinesi sia stata come annullata, cancellata insieme alla sua memoria; si può in parte spiegare questa misconoscenza nei confronti di un monumento che pure ha un suo forte impatto visivo con l'isolamento fisico che oggi caratterizza l'intera area di pertinenza del castello. La tangenziale sud di Torino e la vicina autostrada per Pinerolo delimitano a est e ad ovest il confine della proprietà, mentre a nord un grande svincolo completa la cintura di asfalto che circonda l'insediamento su tre lati.
Altro dato preoccupante riguardo al complesso è lo stato di generale abbandono che si è protratto nel tempo fino ad anni recenti: ciò ha comportato il degrado più o meno avanzato del castello e delle cascine, queste ultime in alcuni casi ormai definitivamente compromesse. E' relativamente recente il rinnovato interesse da parte della Circoscrizione X per questi edifici rurali, che presto dovrebbero ospitare un ecomuseo previo recupero e ricostruzione delle maniche crollate; tuttavia il castello, di proprietà privata, resta escluso da questo progetto ed il suo stato rimane ancora oggi compromesso.
La mancanza di studi approfonditi sulla storia del piccolo insediamento, lo stato di abbandono e degrado in cui attualmente riversa e la difficoltà a proporre un valido riuso per il maniero e le sue dipendenze sono stati lo stimolo ad effettuare questo lavoro di studio, analisi e progettazione del castello del Drosso: il presente manoscritto si propone infatti di essere la più approfondita fonte di informazioni sul castello, sulla sua storia, sul suo stato attuale e sui possibili scenari per il suo futuro.
Tra le grandi difficoltà che sono state affrontate va rilevata anzitutto la scarsità di fonti primarie: trattandosi di un bene privato molte informazioni ed eventuali documenti sono con tutta probabilità conservate presso archivi privati il cui accesso non viene consentito con facilità, mentre i rimandi e le attestazioni su documenti di pubblico dominio sono spesso frammentali e scarni.
Per ovviare alla mancanza di dati diretti sulla storia del Drosso si è scelto di approfondire maggiormente l'analisi del contesto rurale in cui è inserito: lo studio sugli altri insediamenti e cascine oggi inglobati nell'ambiente urbano è stato utile a comprendere meglio come si dovesse presentare il Drosso nelle epoche che vanno dalla sua fortificazione al secolo scorso; inoltre, andando più indietro nel tempo a quando il castello ospitava la comunità cistercense, si è voluto proporre uno studio sull'organizzazione ed il funzionamento di queste aziende agricole, con l'intento di delineare la realtà particolare di questo manufatto.
Nella prima sezione si sono dunque approfonditi diversi aspetti del mondo rurale e architettonico che caratterizzava la piana di Torino ed il Piemonte in generale: il castello del Drosso è stato lo spunto per un'analisi storica su argomenti generalmente poco trattati dalla moderna saggistica piemontese, spesso incentrata sul periodo sabaudo e sui monumenti legati alla dinastia regnante. Il proposito più ambizioso è stato legare l'eventuale progetto di rifunzionalizzazione del castello alla valorizzazione delle tracce superstiti del paesaggio agricolo torinese, spesso tralasciate e dimenticate a favore delle più famose ed ingombranti regge sabaude.
Nonostante la scarsità di documenti direttamente riferibili al Drosso, la sua storia, meglio delineata nella seconda sezione, è stata ricostruita confrontando i documenti più variegati a nostra disposizione, il che ha comunque permesso di delineare le numerose fasi costruttive e i passaggi di proprietà più importanti. La successiva analisi dello stato di fatto, presente nella terza sezione ha permesso di confermare numerose ipotesi e di avanzare nuove congetture sulle vicende storico-costruttive di castello e cascine; anche il rilievo del giardino, unitamente allo studio dei documenti, ha permesso di ipotizzare l'aspetto del complesso nel periodo che va dal XVII secolo ai giorni nostri, registrando numerose fasi di trasformazione che coinvolgono sia la parte vegetale, sia quella architettonica.
II quadro delineato è quello di un manufatto estremamente stratificato e denso di tracce dei più disparati periodi: grangia cistercense fino al XIV secolo, della quale rimane il campanile e probabilmente parte delle cascine annesse, il castello venne fortificato solo in seguito dalla famiglia Vagnone, che nel frattempo ne era divenuta proprietaria: a quest'epoca risalgono con tutta probabilità le torri settentrionale e gran parte delle murature perimetrali, che in diversi punti mostrano tracce di una configurazione delle facciate tardo-medievale.In seguito, l'ingentilimento del maniero è avvenuta per fasi, coinvolgendo solo alcune parti dell'edificio principale, che nel Settecento e per gran parte dell'Ottocento è rimasto diviso in più proprietà; solo l'acquisto dell'intero castello da parte dei Gromis, nel 1860, ha permesso di uniformare l'edificio, che è stato interamente rivisitato secondo un progetto di ispirazione romantica e medievalista. Ultime modifiche di una certa rilevanza sono state quelle apportate dal comando delle SS di Torino sud, che qui aveva sede e che ha lasciato traccia di sé nella ripartizione dell'intero piano secondo e in numerosi disegni e monogrammi sparsi per le stanze del castello.
Agli ultimi decenni risalgono invece gli interventi sulle coperture e sul terrapieno del giardino, che hanno permesso la conservazione del manufatto nonostante il perdurare dell'abbandono: attualmente, sebbene il degrado appare molto avanzato in quasi tutte le superfici del castello, esso coinvolge marginalmente l'aspetto statico e strutturale delle murature.
A conferma di questo giudizio è lo stato di perfetta conservazione di gran parte delle volte interne, che ancora oggi conservano integralmente le pitture e i decori sette-ottocenteschi: ad essere danneggiate sono soprattutto le pareti, maggiormente esposte agli atti vandalici ed all'asportazione delle suppellettili.
Durante le ricerche condotte presso i vari archivi e le istituzioni coinvolte, è emersa la variante al piano regolatore promossa dalla Circoscrizione X di Torino: il progetto prevede l'acquisto da parte del comune delle cascine ed il loro recupero per l'inserimento di residenze e di un ecomuseo (i terreni agricoli circostanti sono già vincolati alla loro funzione attuale dal progetto Torino città d'acque relativo alla conservazione delle sponde del vicino Sangone).
La proposta della Circoscrizione, che ha già avviato i primi lavori sulle cascine, è stata ritenuta perfettamente aderente al progetto di valorizzazione da noi elaborato ed inserita quindi nel nostro lavoro quale punto di partenza per la rifunzionalizzazione del parco e degli edifici rurali: il castello invece, legato ai proprietari da un vincolo testamentario e quindi escluso dai restauri che si sono avviati, è stato comunque coinvolto nel nostro progetto.
Oltre al piano proposto dalla Circoscrizione sono stati analizzati e valutati altri progetti che si sovrappongono alla nostra area, quali: i vari piani per "Torino Città d'Acque" e "Progetto Corona Verde" che riguardano i corridoi fluviali e valicano i confini comunali fino a coinvolgere l'intera cintura urbana; il progetto per il futuro asse di corso Marche, che in questo punto si congiunge con la tangenziale sud e con il corridoio fluviale del Sangone.
Le idee scaturite dal confronto e dall'interazione di questi diversi programmi hanno portato alla redazione di un masterplan che riguarda l'intero complesso e i terreni annessi: è stata rilevata da un lato l'esigenza di isolare il contesto storico e rurale del comprensorio del castello dalla periferia circostante, dall'altro la possibilità di legare l'insediamento alle altre cascine ancora esistenti, in parte coinvolte nel già citato piano per corso Marche. Si è quindi deciso di improntare il progetto al concetto di "isola verde", o "stanza di verzura", circondandolo di pareti verdi in grado di coprire la vista dei vicini capannoni industriali e complessi residenziali, ed allo stesso tempo lo si è collegato alle altre eventuali "isole" utilizzando la fascia del Sangone come asse di percorrimento ciclo-pedonale, connesso alle vicine piste del castello di Mirafiori e del parco delle Vallere.
Nel portare avanti questo lavoro è stata molto importante la spinta motivazionale che ci ha accompagnato in ogni fase: la speranza che coltiviamo è che in futuro gli elaborati e le informazioni raccolte nel redigere questa tesi possano essere utili nel quadro di un eventuale restauro e valorizzazione di questo castello, fino ad oggi piuttosto trascurato.
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