Giovanna Liguori, Laura Ghigo
Progettazione sostenibile nel centro storico di Asti tra continuità ed innovazione.
Rel. Mario Grosso, Domenico Bagliani. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009
Abstract
[ ] Nel corso dei nostri anni di studio in architettura ci siamo spesso dovute confrontare con il tema della sostenibilità e con il passare del tempo, ci siamo sempre più convinte che sia una problematica alla quale non è più possibile sottrarsi.
[ ]
Il tema della sostenibilità, per quanto riguarda l'architettura, è stato trattato dalla Direttiva Europea 2002/91/CE sul rendimento energetico degli edifici, introducendo, tra le altre cose, la certificazione energetica degli edifici. A livello nazionale, il decreto legislativo 192 del 19 Agosto 2005, riorganizza l'intera materia sul risparmio energetico in edilizia e stabilisce i criteri per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.
Questi sono gli strumenti con i quali si confrontano i progettisti, strumenti nei quali è totalmente assente la dimensione culturale. In questo modo si rischia di cadere in due estremi.
Da una parte, come si è visto, quello di considerare la questione della sostenibilità in modo superficiale, come un problema tecnico separato dalla fase della progettazione.
Dall'altro far diventare gli aspetti della costruzione e del risparmio energetico centrali, finendo per ritenere che siano i calcoli a rendere l'architettura pertinente, riducendo l'uomo ad un emittore di calore e tralasciando la dimensione culturale, proprio quella che rende un'architettura tale.
In conclusione ci sembra che il problema centrale sia proprio questo: esiste ad oggi un'architettura che si possa considerare a tutti gli effetti sostenibile? oppure, esiste un'edilizia sostenibile che possa essere definita architettura? E se esistono, che forme espressive assumono?
Gli architetti che si avventurano in questa dimensione hanno rinunciato all'espressione estetica in favore di un'architettura razionalista, basata sui calcoli o, al contrario, in favore di una che miri ad integrarsi a tal punto con l'ambiente da non vedersi?
[...]
Il rapporto tra l'architettura sostenibile e la città storica.
Da questo breve quadro sulle tendenze dell'architettura sostenibile emerge come, il problema riguardo il linguaggio che essa debba adottare sia ancora aperto e lontano dall'aver trovato soluzioni che possano essere prese a modello.
Inoltre, facendo un breve excursus tra le realizzazione dei diversi architetti si può trovare un comune denominatore: si tratta sempre di complessi residenziali situati nelle periferie, o di piccole case immerse nel verde. Questo fatto ci ha portato a pensare che, se la riflessione sul rapporto tra ambiente naturale e architettura sostenibile sia già stata ampiamente affrontata, portando anche a diversi risultati, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l'ambiente costruito. Infatti questo tipo di architettura rimane sempre al di fuori o, per lo meno, ai margini delle nostre città, in questo modo non viene mai a confrontarsi con le preesistenze e i vincoli che esistono all'interno del tessuto urbano. Anche per questo, a nostro avviso, l'architettura sostenibile viene spesso associata, nell'immaginario collettivo, ad un tipo di edilizia sociale fredda, definita da un disegno composto da linee squadrate e da elementi tecnologici lasciata vista, adatta soltanto alle periferie, oppure al contrario, ad un tipo di residenza individuale all'avanguardia immersa nel verde.
Ecco perché quando abbiamo deciso di affrontare il tema dell'architettura sostenibile ci è sembrato interessante confrontarci con il centro storico. La nostra tesi quindi si propone d'indagare sul rapporto tra l'architettura e questo particolare contesto e, in particolare sul linguaggio che essa debba assumere per poter coesistere con le tipologie architettoniche storiche presenti nel sito, rispettando allo stesso tempo tutte quelle caratteristiche che la rendono sostenibile.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
