Lo spazio collettivo come generatore del rinnovo urbano: l'esperienza dell'area di Santa Caterina a Barcellona : lettura critica e progetto
Enzo Romano Scicchitano
Lo spazio collettivo come generatore del rinnovo urbano: l'esperienza dell'area di Santa Caterina a Barcellona : lettura critica e progetto.
Rel. Franco Lattes. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2009
Abstract
(...) "A Barcellona la strada è la città. Nella città la prima cosa sono le strade e le piazze, mentre solo successivamente vengono gli edifici e le vie. Lo spazio pubblico definisce la qualità della città, essendo espressione della qualità della vita della sua gente e dei gradi di civismo dei suoi abitanti". Allan Jacobs - "The Streets of the Cities"
Con queste parole Allan Jacobs offre un quadro generale di analisi di realtà urbane descritte attraverso la qualità - funzionale e sociale, estetica e culturale - simbolica e moderna - delle loro strade, includendo nelle prime cinque analizzate due luoghi barcellonesi, le Ramblas e Paseo de Gràcia. Cosa questa molto significativa per una città come Barcellona che negli anni Sessanta, a causa di erronee politiche urbanistiche, ha rischiato di veder cancellati luoghi oggi considerati patrimonio nazionale.
Per fortuna la cittadinanza si oppose fermamente e grazie alle nuove direttrici imposte negli anni Ottanta (anni in cui la città ricevette numerosi premi per le sue politiche d'intervento sullo spazio publico e per le sue scelte di pianificazione strategica) si ebbe un ritorno alla cultura di Cerdà, l'urbanista che, con la sua maglia reticolare, privilegiava il sistema degli spazi pubblici quale strategia per "fare città sulla città" e difendeva il differente ruolo della strada urbana rispetto al suo semplice valore connettivo.
Barcellona è divenuta nel tempo un qualcosa di ben più profondo che una semplice moda, anche se non è del tutto corretto considerarla un "modello" applicabile ad altre realtà. Ogni città è originale e deve scommettere sulla propria diversità, verificando, eventualmente, se i medesimi teoremi siano applicabili e producano gli stessi risultati in contesti differenti da quello originale.
Oggi, il cosiddetto "modello Barcellona", che grandi influenze ebbe nello scenario internazionale, viene messo in discussione. La notevole qualificazione dell'offerta urbana incrementò l'attrattività della città, crebbero a dismisura i prezzi del suolo e della residenza con conseguente espulsione della popolazione più giovane e l'urbanistica civica e ridistributiva, alla base del modello, fu soppiantata dall'urbanistica degli affari e dei promotori privati.
Alessandro Scarnato scrive: " la sensazione generale è quella di un centro dove le profonde trasformazioni fisiche e sociali hanno finito per assemblare una "vetrina per turisti" in cui l'architettura come generatrice di valori umani gioca in realtà un ruolo ormai marginale".
Vi sono evidenti sintomi che la forza della promozione privata, insieme alla debolezza di un progetto pubblico complessivo, stiano distruggendo tale modello. Ci si trova di fronte ad una pianificazione che frammenta il territorio, i quartieri popolari vengono trattati ognuno separatamente dall'altro, la qualità degli interventi attuali non sempre garantisce risultati soddisfacenti.
Questo ordinamento superficiale, piegato all'architettura degli "oggetti singolari", è l'aspetto di una nuova segregazione sociale; di una discontinuità diffusa del tessuto che non rispetta i valori urbani ereditati dalla nostra esperienza storica. In questo senso, le trasformazioni degli ultimi venticinque anni hanno solo proposto un modo di modificare la città basato sulla disomogeneità stilistica, soprattutto nei confronti di un centro storico che prima il clamoroso successo urbanistico e immobiiare dell' Eixample di Cerdà e più recentemente il grande evento delle Olimpiadi del 1992 avevano relegato in secondo piano.
È infatti da una lettura di tale premesse, preceduta dall'opportunità di vivere un'esperienza personale nella città di Barcellona in qualità di studente grazie al progetto Socrates, che nasce l'intenzione di approfondire uno studio che cerca di inserirsi proprio all'interno del dibattito ormai diffuso che coinvolge molti esperti tra critici, urbanisti e progettisti su come la città storica sia divenuta il risultato e l'immagine di una Barcellona fittizia e svuotata delle proprie radici.
Dopo una prima analisi dello scenario generale che attualmente presenta il contesto urbano del centro storico, la mia attenzione si è rivolta ad uno dei quartieri, quello del settore orientale della città vecchia, che maggiormente soffre il lento procedere di un'operazione cominciata nel 2000 con il rinnovamento del mercato di Santa Caterina da parte dello studio EMBT e tutt'oggi in fase di completamento, dagli sviluppi futuri incerti e inserita in un rione in cui tutte le precedenti proposte avevano innescato proteste e scontri violenti accompagnati da una situazione urbanistica ed edilizia oggettivamente degradata.
Sulla base quindi delle direttive indicate all'interno dapprima del PERI (Plan Espacial de Reforma Interior) di Santa Caterina approvato definitivamente nel 1985 dopo un lungo processo e poi del PICA (Plan Integrai del Casco Antiguo), approvato nel 2004 che fornisce i criteri e le strategie d'intervento, la mia intenzione è quella di realizzare una proposta concreta e personale di progetto urbano generale dell'area, cercando di affrontare le problematiche di un contesto di non facile interpretazione e tentando di operare attraverso un linguaggio che favorisca uno scenario differente e alternativo.
Un lavoro che comprenda e rispetti il tessuto compatto preesistente ed utilizzi come matrici i medesimi schemi della città storica, basata sulle strade, le piazze, gli spazi collettivi; che fornisca il distretto di dotazioni di servizio collettive funzionali alle esigenze di quartiere, favorisca elementi di cucitura con le aree circostanti oltre che ad un auspicabile ritorno dello spazio pubblico ad ruolo centrale in qualità di generatore del rinnovo urbano.
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