Gli architetti vanno a scuola : esperienze di progettazione partecipata con i bambini all'interno del territorio urbano torinese
Laura Braida
Gli architetti vanno a scuola : esperienze di progettazione partecipata con i bambini all'interno del territorio urbano torinese.
Rel. Riccardo Bedrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2009
Abstract
Premessa
La scelta di un argomento di tesi non è cosa da poco: non sempre è di facile reperimento e non sempre i suoi contenuti soddisfano le aspettative di chi ha il compito studiarlo e redigerlo: in gualche occasione il tema finisce per non piacere affatto, in altre può in qualche modo stimolare l'interesse e la ricerca, in altre ancora appassionare e coinvolgere del tutto.
È questo invece un caso ancora diverso nato da un incontro inaspettato ma non del tutto fortuito. Il mio diretto coinvolgimento ad uno dei laboratori partecipativi tenutosi presso la Scuola Elementare Pestalozzi, mi ha permesso di venire a contatto con una realtà progettuale diversa per percorso , metodologie e scopi, ma soprattutto per significati e contenuti. Non è semplice spiegare con parole quello che solo la pratica dei fatti potrebbe davvero rendere più chiaro, ma il mio intento, attraverso guesto scritto, è proprio quello di documentare l'intensità di un'esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con scenari architettonici ed urbanistici carichi di un"capitate relazionale" e di una ricchezza sociale, tali da generare un cambiamento di predisposizione ed atteggiamento in quelle che sono i desideri e le aspettative di rigenerazione urbana di ciascun individuo: la schiettezza dei bambini ti permette di osservare con nuovi occhi la realtà urbana, la loro fantasia e la loro intraprendenza sono le chiavi che liberano le catene del sterile disegno architettonico, il loro disagio ma anche il loro vivo interesse al cambiamento ti spingono a partecipare personalmente dei loro desideri per la realizzazione di una città più vivibile.
Da qui ho intrapreso un cammino di approfondimento che mi ha portato a studiare con più attenzione il contesto territoriale in cui ogni giorno vivo ma che spesso non vedo realmente, a verificare il quadro di un cambiamento istituzionale e legislativo che, negli ultimi anni, ha con forza sottolineato la sua volontà a lavorare davvero per un benessere equamente condiviso, a conoscere con maggiore attenzione la natura dei processi partecipativi, in particolare quelli che vedono il coinvolgimento dei più piccoli.
Il laboratorio di Città Sostentile di Tonno mi ha poi permesso di verificare l'esistenza di una realtà che spesso passa sotto il silenzio di riflettori e microfoni, ma che Si presenta vivacemente attiva, multiforme e protesa alla concretizzazione di scenari urbani sostenibili.
Così è iniziata la mi avventura ....
Introduzione
II percorso di tesi che nelle pagine seguenti viene presentato è nato dalla volontà di documentare il rapporto tra il mondo infantile ed il contesto urbano. Un rapporto spesso conflittuale e dalla cui osservazione si sono formulate una sene di riflessioni significative che nel corso degli anni hanno determinato una rinnovata attenzione a questa categoria sociale, molto spesso dimenticata nel quadro delle esperienze cittadine, ed ha permesso la formulazione di azioni progettuali con il diretto coinvolgimento dei bambini. Questo genere di percorsi hanno avuto ampia risonanza a livello internazionale ed hanno dato seguito ad una sene di interventi concreti sui diversi territori. In particolare sono numerosi in tal senso gli esiti ed i risultati prodotti tramite oneste nuove tecniche, anche all'interno della città di Tonno, dove l'istituzione del Laboratorio di Città Sostentile ha permesso la presenza di una regia di coordinamento delle tante iniziative in atto.
Prima di arrivare a presentare il quadro delle attività del Laboratorio e il dettaglio della mia esperienza con i più piccoli, mi è sembrato opportuno delineare le cornici di riferimento all'interno delle quali i movimenti di partecipazione urbana hanno avuto origine.
Innanzi tutto è Stato necessario porre l'attenzione su quelle che sono le motivazioni che, nel corso del tempo, hanno spinto le politiche urbane a predisporre nuovi strumenti di pianificazione, attraverso i quali condurre lo sviluppo verso scenari più sostenibili. La città, infatti, che negli ultimi secoli si è rapidamente ed intensamente modellata, è divenuta ormai la casa di un'alta percentuale della popolazione terrestre-. Eppure all'interno di molte di queste così dette metropoli oggi si riscontrano caratteristiche che fanno del contesto urbano il luogo meno piacevolmente vissuto dai suoi abitanti. Le cause di tale insostenibilità sono da riscontrare in numerosi fattori, molto spesso prodotti con troppa ed incontrollata energia dallo stesso modello di vita proposto dalle atta e di cui ora ciascuno di noi, in modo più o meno inconsapevole, paga le conseguenze.
L'intenso traffico veicolare, un graduale annullamento dell'ambito pubblico a cui fa fronte una crescente cultura del privato, veicolata ormai da forme abitative sempre più attraenti , e una modellatone architettonica che sempre più si ispira all'inconsistenza dell'apparire piuttosto che alla sostanza dell'essere,sono solo alcune tra le problematiche che caratterizzano una realtà cresciuta e sviluppata per fare fronte alle esigenze dell'uomo, adulto, maschio, lavoratore ma che ha lasciato lungo il cammino tutte quelle fasce considerate più deboli, cittadini di seconda categoria, con meno diritti ma che ad un prezzo ancora più alto pagano le contraddizioni di un simile contesto.
Anche i più piccoli, dunque, hanno subito le conseguenze di una pianificazione che non ha tenuto conto delle loro richieste d'aiuto e che non ha permesso di vivere appieno le loro possibilità di esprimersi attraverso il gioco, di muoversi in piena autonomia, di usufruire del proprio tempo libero, d'incontrare altri loro coetanei e non solo, creando situazioni di solitudine e disagio che sono diventate abituali nella quotidianità infantile. La perdita d'interesse nei confronti delle giovani generazioni da parte di coloro che si occupano dell'organizzazione urbana si è concretizzata, da un lato, in una vera e propria sottrazione di spazi o nella realizzazioni di luoghi a loro dedicati fortemente strutturati e comunque non adeguati alle reali esigenze.
Eppure i bambini stessi si dimostrano il più delle volte attenti osservatori della realtà che li circonda, coscienti di pencoli e possibilità, e capaci di soffermare lo sguardo su aspetti che agli adulti, nella maggior parte dei casi, sfuggono.
Inoltre la città, nonostante tutte le note negative rilevate, è pur sempre il nodo in cui si sviluppano energie e mezzi necessari per l'innesco di un cambiamento radicale e sostenibile, che sappia propagarsi anche oltre i confini i propri.
La presa di coscienza delle mille problematiche elencate e ha spinto organizzazioni internazionali, studiosi e gli stessi governi alla ricerca di nuovi percorsi da intraprendere. Ne sono segno i numerosi congressi, le conferenze, i piani d'azione che negli ultimi anni hanno caratterizzato lo scenario mondiale e che hanno permesso la strutturazione di nuovi quadri legislativi e l'individuazione di interlocutori e strumenti d'azione.
Al centro dei numerosi dibattiti la figura del bambino è emersa quale significativa per un sostanziale cambiamento del contesto: per lungo tempo dimenticata, è divenuta oggetto di nuova tutela ed attenzione ma allo stesso tempo le è stata riconosciuta il pieno diritto partecipare attivamente ad una vita cittadina, e soprattutto ad un processo decisionale di cui già faceva parte, ma dal quale fino a quel momento era rimasta esclusa.
A questa nuova attenzione si accompagna una generale e nuova visione di quello che deve essere la crescita urbana, più vicina alle questioni ed alla qualità dell'ambiente nella quale è inserita ed improntata ad una più sentita sostenibilità.
L'eco delle posizioni prese in campo internazionale si è fatto sentire anche all'interno dei confini nazionali, dove il recepimento delle direttive ha dato luogo ad una riprogrammazione del quadro legislativo e dalla predisposizione di appositi strumenti e mezzi che permettessero una conoscenza sensibile dei bisogni dei cittadini, l'individuazione di organi di governo più vicini alla territorialità locale, un pieno coinvolgimento della popolazione tutta nel processo decisionale inerente le trasformazioni urbane.
All'interno di questo quadro di rinnovamento, la progettazione partecipata si pone quale elemento indispensabile nella prefiguratone di traguardi che siano effettivamente chiari, concreti, fattibili e d'interesse condiviso.
Più che una tecnica progettuale, cresta può essere effettivamente riconosciuta come una vera e propria corrente culturale, capace di innescare fenomeni di rigenerazione che non si sono fermati alla sola sfera architettonica ed urbanistica ma hanno coinvolto diversi aspetti della programmazione e dell'organizzazione sociale delle città.
Gli scopi, le tecniche adottate, i percorsi attivati in tal senso si sono moltiplicati in una sene d' iniziative che si arricchiscono quando ad essere coinvolti sono le giovani generazioni. Le loro capacità d'immaginazione ed il loro sguardo attento a rivelare gli inganni della città hanno, si sono rivelati fondamentali nella ricerca di nuove strade progettuali ed, allo stesso tempo, hanno permesso di sfatare il "mito" di un'infanzia che caratterizza i bambini quali essere ancora non del tutto sviluppati, definiti e quindi non del tutto capaci.
Eppure sono proprio le loro proposte, le loro idee a collimare in maniera quasi perfetta con l'immagine di una città ampiamente sostenibile e adatta a tutti gli individui che la abitano. Il bambino diviene insomma elemento di confronto diretto, parametro di oralità urbana ma anche protagonista attivo nella creazione della realtà da lui tanto desiderata e a gran voce richiesta ad un pubblico di adulti, che ora si presentano più consapevoli ed attenti all'ascolto.
La realtà torinese non si è fatta trovare impreparata ad accogliere le nuove prospettive di sviluppo urbano, le quali hanno trovato spazio soprattutto grazie alla formulazione di una sene di iniziative mirate che numerose si sono prodotte sul territorio. Il salto di qualità nell'azione complessiva si è realizzato tramite la costituzione del Laboratorio di Città Sostentile di Tonno, il cui ruolo risulta rilevante sotto diversi aspetti: è cabina di regia e coordinamento tra gli interessi dei diversi attori in gioco; è canale di comunicazione tra la pubblica amministrazione ed i cittadini che intervengono nei processi partecipativi; è strumento di informazione e divulgazione di un nuovo e possibile sviluppo sostenibile della città; è motore attivo nella ricerca e nella definizione di percorsi nuovi e sperimentali, attraverso i quali permettere la definizione di un disegno urbano condiviso e schiettamente democratico.
Attraverso la presentazione di alcuni esempi specifici vendono messi in luce quali siano gli obiettivi, le attività gli strumenti e le iniziative proposte dal Laboratorio che in larga parte vedono il coinvolgimento diretto di giovani collaboratori, con i quali negli ultimi anni si sono concretizzati molteplici progetti.
Passando da un disegno generale ad un percorso più specifico, l'ultimo capitolo (5) si propone di documentare il cammino di progettazione partecipata, portato avanti dagli alunni di una scuola elementare per la realizzazione di un parco su Spina 4; ripercorrendo i diversi momenti vissuti nel laboratorio scolastico è possibile verificare come le idee proposte dai più piccoli si trasformino in disegni di progetto, in cantieri e successivamente in realtà costruite.
Relatori
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