LA CASA PASSIVA NEL SUD EUROPA: IPOTESI PROGETTUALE DI UN'ABITAZIONE A PORTO EMPEDOCLE, AGRIGENTO
Jacopo Bracco, Antonio Cacciola
LA CASA PASSIVA NEL SUD EUROPA: IPOTESI PROGETTUALE DI UN'ABITAZIONE A PORTO EMPEDOCLE, AGRIGENTO.
Rel. Sara Viazzo, Delfina Comoglio Maritano. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009
Abstract
1. Situazione energetico ambientale demografica
Problema demografico e problema energetico rappresentano, nell'attuale emergenza mondiale, due sfide strettamente interconnesse. Crescita esplosiva di popolazioni nei subcontinenti asiatici (Cina, India) da un lato, declino demografico e invecchiamento della popolazione negli stati dell'Occidente europeo, (un fenomeno particolarmente accentuato in Italia), pongono le autorità responsabili, a livello mondiale e a livello di singole nazioni, davanti a problemi di ardua soluzione, e tuttavia non eludibili né ulteriormente procrastinabili. Il boom demografico, associato al rapido sviluppo industriale e tecnologico dei grandi Paesi emergenti, comporta a sua volta una crescita inarrestabile dei consumi e dei bisogni energetici, con conseguenze devastanti per l'ambiente, e per la stessa gestione razionale delle risorse energetiche non rinnovabili. Ma la crescita si riscontra, benché in misura minore, anche nei Paesi ove la consistenza della popolazione è stabile, o addirittura in declino: anche qui con un'attenzione insufficiente, quando non del tutto assente, alla tutela ambientale e alla conservazione dell'equilibrio fra risorse e consumi. Sì tratta dunque delle due facce di un unico problema, il cui affronto costituisce oggi la sfida più imminente e ineludibile.
Nessuno si illude che proposte anche eccellenti possano da sole offrire una soluzione a un nodo problematico talmente complesso, quando non vi faccia seguito una efficiente messa in atto di esse; e tuttavia è inderogabile dovere delle istituzioni, e dei singoli operatori, quando siano forniti di esaurienti conoscenze in merito, diffondere fra coloro cui è affidata la gestione del Paese, un'informazione chiara ed esauriente, che senza cadere in eccessivi tecnicismi, possa costituire una fonte di orientamento per i momenti decisionali.I problemi energetici nei primi decenni del nuovo secolo assumeranno una rilevanza che, al di là degli aspetti politici ed economici, coinvolgerà tutto il nostro modo di vivere. L'energia è infatti il motore di tutti i fenomeni naturali ed artificiali e come tale essa è il presupposto fondamentale per la vita. Naturalmente è sempre stato così; ma ora il grande sviluppo della popolazione sulla terra e il conflitto tra i consumi e le risorse hanno ingigantito i problemi che ne conseguono.
L'uso dell'energia nelle diverse aree del pianeta è attualmente molto diverso: le società industrializzate sono ad alta intensità energetica, mentre le aree con economia meno sviluppata utilizzano l'energia in modo meno intenso, ma con rendimenti generalmente bassi e quindi con impatto ambientale maggiore a parità di prodotto. Da alcuni anni è in atto un acceso dibattito sul modello di vita della nostra società occidentale, con i suoi forti consumi di energia pro capite, il suo contenuto tecnologico e l'impatto ambientale che ne consegue; alcuni tendono anche a demonizzare questo modello, considerandolo un fattore destabilizzante degli equilibri planetari. Ovviamente lo sviluppo dei consumi energetici non potrà continuare molto a lungo, perché i suoi limiti, ineliminabili, sono la limitatezza delle risorse e la situazione dell'ambiente, nel quale tutti i prodotti e i flussi energetici, prima o poi, finiscono. Non bisogna, però, dimenticare che l'energia e la tecnologia hanno liberato progressivamente l'uomo dalla fatica, consentendo ad una percentuale crescente di individui di sviluppare il pensiero e la riflessione, i quali hanno comportato un miglioramento della conoscenza e, quindi, della tecnologia stessa. Ciò ha reso possibile il sostentamento di un numero crescente di persone. L'esplosione demografica dell'ultimo secolo, verificatasi in modo esponenziale soprattutto in Cina e in India (la Cina e l'India hanno oggi quasi il 40% della popolazione mondiale), non sarebbe stata possibile senza gli apporti (conoscenze scientifiche, igiene, supporti tecnologici, alimenti, medicinali, ecc.) provenienti dai Paesi più sviluppati: la fame, le carestie e le malattie, oltre alle guerre, avrebbero costituito un "calmiere" naturale a questo sviluppo, come è sempre avvenuto nei secoli passati. Alla fine del 2004 si contano sulla terra circa sei miliardi e mezzo di persone, le quali non potrebbero vivere senza l'apporto di grandi flussi energetici. Anche la durata media della vita umana è molto aumentata. L'uomo vive più a lungo nei paesi ad economia "artificiale", sostenuta massicciamente da fonti energetiche non rinnovabili, che in quelli sostenuti soprattutto da un'economia "naturale", basata principalmente sull'energia solare. Segno che, forse, l'inquinamento (accumulo di calore e di materiali solidi, liquidi e gassosi in aree che non riescono a riciclarli in tempi brevi), pur dannoso alla salute, è più che compensato dai sistemi di supporto e di controllo ambientale che la conoscenza e la tecnologia possono offrire. Perciò questi problemi, che saranno a forte valenza nel prossimo futuro, devono essere affrontati con equilibrio e con una visione capace di tenere conto di moltissimi aspetti diversi.
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