Un progetto per Assisi : concorso di architettura FBM 2009
Cecilia Barale, Sarah Fronduti, Silvia Paleologo
Un progetto per Assisi : concorso di architettura FBM 2009.
Rel. Silvia Gron. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2009
Abstract
PERCHÉ PARTECIPARE AD UN CONCORSO DI
ARCHITETTURA
Un concorso. Quale modo migliore per concludere l'iter universitario, per mettersi in gioco sul serio, per relazionarsi con una committenza reale?! Dopo questi anni di architettura, passati a studiare e sviluppare progetti su differenti luoghi e tematiche, la possibilità di partecipare ad un premio di architettura e utilizzare poi questo tema come argomento di tesi, ci ha sempre affascinato. La ricerca di un concorso che rispondesse alle nostre esigenze tuttavia si è rivelata meno immediata di quanto pronosticato. Volevamo confrontarci con un tema progettuale che non si limitasse ad un singolo edificio o a una singola area, ma che affrontasse tematiche più ampie e a scale differenti: per esempio una sistemazione urbanistica, un ridisegno del verde pubblico, edifici destinati a differenti funzioni. Tutto ciò in una realtà urbana fortemente caratterizzata dal punto di vista storico, scenario e filo conduttore del percorso fatto fin qui. Queste caratteristiche, decisamente specifiche, ci hanno fatto rendere immediatamente conto di quanto complesso fosse trovare un concorso adatto. Ci siamo imbattute nel Premio di Architettura FBM quasi per caso, sfogliando Il Giornale dell'Architettura. Abbiamo immediatamente compreso che questo era esattamente ciò che cercavamo. Il sopralluogo a Santa Maria degli Angeli è stato fondamentale per comprendere le dinamiche urbane e i rapporti fra i luoghi oggetto di bando e la città, gli abitanti, il centro storico e i dintorni. La successiva analisi dei progetti finalisti, grazie alle quale ci siamo rese conto dei punti di forza e di debolezza del nostro progetto, è stato il nuovo punto di partenza per la rielaborazione e lo sviluppo urbanistico e architettonico di questo lavoro. Partecipare ad un concorso permette di aver approcciarsi direttamente con ciò che è fare architettura: rapportarsi con una committenza, confrontarsi con altri architetti, rispettare e interpretare richieste e vincoli. Tutto questo già affrontato a livello didattico ma in un panorama reale. Una sfida.
Cecilia
Quando, in un inserto del Giornale dell'Architettura, abbiamo letto il Bando di Concorso FBM 2009, il mio pensiero è stato "Perché no?". L'idea di scegliere come tema della tesi di laurea un Concorso di Progettazione scaturisce dalla voglia, dopo anni di studio e di fatiche, di mettersi alla prova. Come una sorta di "audizione", i concorsi introducono infatti nuovi stimoli e, da un punto di vista strettamente personale, questa prima partecipazione mi ha dato la possibilità di crescere personalmente e professionalmente attraverso Conferme, Confronto ed Esercizio. Conferme: Ogni scarrafone è bello a mamma sua dicono a Napoli, e nel campo dell'architettura significa: ogni architetto pensa che il suo progetto sia un progetto valido. Ma come averne conferma? Affidarsi al parere di una giuria esterna e disinteressata è stato un modo costruttivo per avere conferme oppure mettersi in discussione, crescendo di volta in volta. Confronto: Un architetto desideroso di migliorarsi dovrebbe anche confrontarsi con altri suoi "colleghi". Un concorso di architettura serve anche a questo: conoscere architetti nuovi, paragonarsi a loro e ai loro lavori, cercare ispirazione. Studiando con attenzione i progetti vincitori e cercando di individuare quali sono state le motivazioni che hanno spinto la giuria a preferire quelli al nostro, ne ho tratto insegnamenti per migliorare la mia tecnica.
Esercizio: Le competizioni sono uno strumento di lavoro. Partecipare a un concorso che richiede progetti di particolari temi di riqualificazione urbana ed una determinata rappresentazione grafica può essere infatti un ottimo modo per esercitarsi con la progettazione e provare "nuove vie" per le proprie idee, perfezionando le proprie competenze in termini di rappresentazione del progetto, che nei concorsi rimane fondamentale. Infine, come dice Gianluca Peluffo, partner dei 5+1AA: "Nei concorsi bisogna credere per forza. È l'unico modo per affermarsi".
Sarah
"Architettore chiamerò io colui, il quale saprà con certa, e maravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e ammassamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all'uso de gli homini".
Probabilmente non sono ancora "l'architettore" che definisce il Leon Battista Alberti nel suo De re Edificatoria, ma un giorno spero di potermi considerare tale; secondo me l'unico modo per sentirsi architetti è la creazione di un bagaglio d'esperienze tale per cui si riesca a vedere l'oggetto a 360 gradi e ovviamente resta importante la necessità di formarsi nel tempo. Costruire, decostruire, addizionare e sottrarre sono parole che permettono di progettare dalla macro alla micro struttura, garantendo di ottenere un risultato efficace e a misura d'uomo. Nel corso degli studi universitari spesso si è parlato di provare a partecipare ad un concorso ma il tempo, la voglia e l'età hanno sempre frenato l'avvio di questa esperienza. La tesi magistrale è stato un ottimo input che ha permesso di superare questa nuova frontiera. Il concorso di idee permette di avere un primo approccio con il mondo esterno, reale. Le scadenze, molto rigorose, le definizioni di massa del progetto, dettano regole alle quali bisogna render conto.
I concorsi sono delle esperienze molto costruttive in quanto ti permettono di lavorare in un settore diverso da quello al quale spesso si è abituati. Nei cinque anni dì corso abbiamo lavorato principalmente nella città di Torino, l'approccio con Santa Maria degli Angeli è stato molto particolare.Abbiamo dovuto fare un sopralluogo, capire gli abitanti e comprendere il tessuto urbano; quando si progettava su Torino alcune informazioni di massima erano già presenti nel nostro bagaglio culturale.
La scelta della tesi magistrale è stata molto proficua. Grazie a questa decisione è stato possibile progettare in modo moderno, accattivante, tenendo sempre conto del contesto, mantenendo saldi, quindi, quelli che sono i principi del corso di laurea di Storia e Conservazione dei Beni Culturali.
La progettazione urbanistico - architettonica nel nuovo è molto interessante; approcciarsi con l'intorno, con nuovi elementi, con la città è stato in molti momenti difficile, ma la voglia di riuscire a partecipare al concorso indipendentemente dal risultato, ci ha consentito di crescere come studentesse e come architetti che si stanno per affacciare nel mondo reale e meno ovattato di quello dell'università.
Partecipare ad un concorso permette di aprire la mente, di valutare tutti i fattori che entrano in gioco nel progetto, sviluppando un elaborato che deve cercare di essere il "migliore"; è per migliore intendo che sia collocato nel modo giusto e nel posto giusto con un "qualcosa" in più degli altri, è infatti importante la presenza del valore aggiunto.
Il concorso mi ha dato la possibilità di fare un'analisi critica sugli altri partecipanti, ha aperto molte discussioni costruttive con le mie colleghe (amiche); insomma, ha appassionato molto. Spero che la voglia e l'intensità che abbiamo utilizzato durante questo periodo di lavoro si riescano a percepire perché sono soddisfatta del risultato che abbiamo ottenuto.
Silvia
Relatori
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