Parco e folies del Castello di San Sebastiano da Po
Erika Azzalin, Chiara Giuliani
Parco e folies del Castello di San Sebastiano da Po.
Rel. Carla Bartolozzi, Vittorio Defabiani. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2009
Abstract
1. Introduzione
E' trascorrendo qualche serata estiva presso il locale della borgata Villa di San Sebastiano da Po, con il suo meraviglioso dehors panoramico che prospetta sulla pianura vercellese e sul corso del fiume Po, che ci siamo incuriosite alla vista di cartelli che indicavano la presenza di un castello nella borgata stessa. Ma, dal momento che nell'immaginario comune siamo soliti associare il termine castello ad un' idea di complesso fortificato con la presenza di torri alte e svettanti, e non ritrovando tali elementi in questo borgo, se non per la presenza di una cinta muraria che lo cinge ad anello, non capivamo dove fosse esattamente ubicato il castello in questione.
Spinte dalla curiosità e dalla necessità di trovare un tema per la tesi abbiamo contattato i proprietari del Castello concordando un appuntamento per visitarlo.
Entrando nel complesso, grande è stata la meraviglia per la sua straordinaria bellezza ma anche per il fatto che dall'esterno questo non sia immediatamente percepibile ma appaia, in qualche modo, "ambìguo" per il fatto che non si coglie esattamente una netta separazione tra borgo e castello stesso, ma piuttosto un insieme di congregati uniti insieme a formare il sistema. Anche nell'interno stesso, una volta varcato l'ingresso e addentrandosi per il parco del Castello, ci si trova di fronte ad una diversità di varie componenti, sia architettoniche che viridarie, costruite ciascuna con differenti intenzionalità e che costituiscono degli spazi autonomi, frutto di stratificazioni successive. A marcare tale diversificazione, per passare da un giardino all'altro occorre, talvolta, oltrepassare degli elementi quali un passaggio coperto e percorrere una scala o superare una "quinta" di alberi. Ciascuna entità indipendente del sistema parco è esaltato da un polo centrale che qualifica lo spazio stesso, sia esso un albero particolarmente importante (si pensi al cedro dell'Himalaya secolare per il giardino antistante il tinaggio) o una folle (come la fontana ad impluvio nel "giardinotto" già Cortile con Gazzone o le due serre con il tempietto neoclassico per il giardino formale geometrico).
Il punto di partenza per la nostra tesi è stato il rilievo del parco per poi seguire un iter che ha affrontato più tematiche, da quelle che riguardano strettamente l'aspetto architettonico conservativo, a quelle di carattere storico, paesaggistico e botanico.
Una volta effettuato il rilievo del parco, e considerata l'importanza dal punto di vista botanico che questo ha avuto a partire dal Settecento con il Marchese Luigi Raimondo Novarina di Spigno (1760-1832), dotto botanico, si è approfondita la conoscenza tramite il riconoscimento delle 571 diverse specie arboree oggi presenti, mettendole a confronto con quelle possedute all'epoca dal Marchese e pubblicati, nel corso dell'Ottocento, nei suoi Catalogues.
Parallelamente, è stato effettuato anche il rilievo delle cosiddette folies intendendo, per queste, tutti i manufatti che si ergono nel parco stesso, ovvero le serre, il tempietto neoclassico e il "Casino del caffè". E' su quest'ultimo che, dopo studi volti ad analizzare le principali criticità e punti di forza di ogni elemento costituente il complesso "Castello-parco", abbiamo fecalizzato la nostra attenzione, essendo esso risultato come il più problematico dal punto di vista conservativo, ma anche quello con maggiori potenzialità. Sul "Casino del caffè" è stata, in seguito, sviluppata una proposta progettuale per la sua conservazione e valorizzazione.
Relatori
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