Pierpaolo Tagliola
Il parco sonoro delle cave : analisi delle esperienze di utilizzo del suono nei giardini e progetto di recupero dell'area minerario di Cacciano nel sito biellese delle Rive Rosse.
Rel. Francesca Bagliani, Vittorio Defabiani, Federica Larcher. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Progettazione Di Giardini, Parchi E Paesaggio, 2009
Abstract
Introduzione (Perché un parco sonoro?)
Qualcuno di voi si potrà chiedere perché dedicare un parco al tema del suono. I motivi sono chiaramente diversi, concatenati ma anche molto differenti fra loro. Prima di tutto la tesi mi ha offerto la possibilità di poter provare a sperimentare la progettazione; in un certo senso di azzardare e lanciarsi verso esperienze che la realtà lavorativa quotidiana inevitabilmente frenerà. Perciò, approcciandomi a questo significativo lavoro finale, ho provato ad avventurarmi in un campo sostanzialmente sperimentale, cercando inoltre di tenere vive le ragioni della mia decisione di iscrivermi ad Architettura del Paesaggio. E' mia personale opinione che uno degli aspetti più interessanti di questa disciplina sia la possibilità di poter, certo in piccolissima misura, riuscire negli ambienti progettati a far star bene le persone.
Tutti conosciamo i benefici del verde; come un parco possa cambiare l'immagine di una città o di un quartiere, come gli alberi abbiano un effetto benefico sulla salute e come il potersi rifugiare in un giardino in mezzo al caos della città influisca in modo decisamente positivo proprio sull'umore delle persone. A questo proposito trovo particolarmente significativa la frase di Winston Churchill che recita: "L'uomo plasma i luoghi, ma da quel momento sono i luoghi a plasmare lui". La consapevolezza di poter influire sulla qualità della vita delle persone, anche solo per una piccola parte, dona o dovrebbe donare grande responsabilità a chi si accinge a progettare lo spazio, sia questo una casa, un ufficio o un parco. Al centro del progetto ci dev'essere sempre l'uomo. La differenza, nel caso di un giardino o di un parco, sta nel fatto di avere certamente meno responsabilità (perché nel parco non si vive), ma di avere anche la possibilità di costruire un ambiente non semplicemente vivibile ma vivo, appagante, confortante, con potenzialità percettive maggiori rispetto all'architettura. Perché il parco è un grande essere vivente in movimento, è natura, e in molti casi è proprio quel luogo dove si fugge o ci si rifugia in cerca di una tranquillità e di un benessere dello spazio, che la città non è più in grado di garantire. Ecco che ci si presenta così la possibilità di tentare attraverso i parchi di aumentare il potere riconosciuto al verde ornamentale di infondere sensazioni positive.
Ragionando poi tra le mie passioni, alberi e musica, mi sono così trovato a pensare a come i suoni abbiano la stessa capacità. Infatti, ognuno di noi conosce il potere emozionale della musica e lo vive tutti i giorni. Personalmente trovo molto affascinante la frase riportata in un testo buddista che, per illustrare le caratteristiche dell'Om primordiale, sottolineava come banalmente una tonalità in Do minore, (per intenderci Margherita di Cocciante) ci trasmetta subito tristezza, mentre un'altra in Do maggiore (Gianna di Rino Gaetano), possa al contrario infondere subito allegria, e indipendentemente da una qualsivoglia spiegazione scientifica trovo questo potere assolutamente magnifico!
Bene, in questo parco si è cercato di affiancare questi due potenti mezzi, musica e paesaggio, per creare un luogo dove le stimolazioni positive si moltiplicassero fra loro, creando una sorta di "iperluogo" percettivo, dove insieme si potesse stare bene come in un parco e come ascoltando buona musica. Fare esperienza del paesaggio ed esperienza del suono. Significativa in questo senso è stata per me la scoperta de Le Cylindre Sonor nel Parco de La Villette a Parigi. All'interno del Jardin de Bambous, attraverso una lunga scala si scende in una camera circolare di cemento armato, dove lo spazio non ha orientamento e il tempo sembra fermarsi. Su cubi che fanno da seduta ci si immerge in suoni ammalianti, di cui si fatica a riconoscere l'origine, ma che completamente avvolgono e rapiscono in uno spazio totalmente diverso dal solo spazio fisico. Il suono in quell'ambiente è in grado di creare una mutazione dello spazio percepito che risulta allo stesso modo comunque intimamente legato ad esso. L'ambiente e il suono identificano lo spazio.
Ammaliato dalla vera esperienza de Le Cylindre Sonor, ho deciso di dedicare la mia tesi alla ricerca dei casi di utilizzo dei suoni nei giardini e nei parchi, storici e moderni, perché l'esperire tra musica e paesaggio non poteva far altro che coinvolgermi e affascinarmi ancor di più. Non trovando nessun testo di riferimento ho provato a cercare tra le fonti più disparate, per riuscire a raccogliere una casistica sufficiente a poter almeno in parte, descrivere il tema dell'utilizzazione del suono negli spazi verdi.
Sperimentare i casi trovati in un progetto di parco sonoro è stata una prosecuzione naturale (anche se decisamente intensa!). Così, ho ricercato un'area che potesse insieme garantirmi un contesto paesaggistico particolare ma anche un certo silenzio, per riuscire a godere al massimo della componente sonora ricreata nel parco nonché del silenzio stesso. Paolo Villa, da cui da imparare ce n'è, mi ha suggerito per il tema un ambiente di cava, e la gentilezza della Minerali Industriali S.p.a in tutte le sue persone ha fatto il resto. La Cava di Cacciano nel Sito di Interesse Regionale delle Rive Rosse (Bi), era il luogo adatto: adagiata fra le prime prealpi biellesi, silenziosa, con una buona possibilità di variare fra le quote e inserita in una bella cornice di paesaggio.
Nella necessità di restituire un'area sottratta alla natura dall'attività umana, si è così vista l'occasione per presentare un progetto di riqualificazione funzionale che proponesse qualcosa di diverso dal solito parco naturalistico. E cioè la possibilità, offerta da quel campo di sperimentazione che è la tesi, di provare ad unire in un unico progetto le diverse tipologie di utilizzo del suono trovate, e farne così, senza presunzione alcuna, una sorta di modello. Il Parco Sonoro delle Cave, un parco in Do maggiore.
- Abstract in italiano (PDF, 188kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 187kB - Creative Commons Attribution)
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