UN APPROCCIO A FRANCESCO SALVIATI ARCHITETTO
Paola Baudino, Paolo Bertero
UN APPROCCIO A FRANCESCO SALVIATI ARCHITETTO.
Rel. Francesco Paolo Di Teodoro, Ursula Zich. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Trovandoci di fronte ad un'opera d'arte spesso ci soffermiamo sul soggetto per cercare di interpretare il messaggio del pittore. Approccio legittimo e sicuramente d'obbligo per apprezzare a pieno l'opera. Il nostro percorso di studi e la nostra passione per l'architettura ci ha portato però a spostare, per una volta, l'attenzione sulle architetture dipinte, troppo spesso considerate semplice sfondo.
Il nostro lavoro si propone di offrire un nuova lettura delle opere di Francesco Salviati, un nuovo percorso interpretativo. Cerca di fornire una lettura dell'arte e dell'architettura in maniera trasversale mettendo in luce le implicazioni culturali che queste sottendono. Per questo motivo è stato essenziale partire dalla lettura del dato formale, compiere una ricerca dei modelli architettonici, fare riferimento alla trattatistica e al clima culturale, indagare la composizione prospettica, per mezzo della quale si sono ipotizzati gli schemi geometrici delle diverse architetture. Questi strumenti costituiscono le chiavi attraverso le quali si è creduto di poter accedere all'opera d'arte. Non si ritiene con ciò di aver raggiunto la completezza e la comprensione della verità dell'opera pittorica architettonica eseguita da Francesco Salviati. E' proprio sugli orientamenti linguistici proposti dal pittore manierista nelle sue architetture dipinte che questa ricerca si svolge, affrontando i temi proposti dall'artista, prodotto di una personalità pienamente consapevole delle esperienze architettoniche coeve con le quali si confronta e si accorda, da cui trae suggerimenti decorativi e compositivi.
La prima domanda che ci siamo quindi posti è 'esiste davvero un linguaggio architettonico proprio di Francesco Salviati?'
Per rispondere a questa domanda abbiamo suddiviso il lavoro in due parti. La prima si concentra sulla conoscenza della figura di Francesco Salviati, cercando di comprendere il suo ruolo nell'ambiente culturale cinquecentesco e indagando le relazioni con i suoi contemporanei attraverso la sua amicizia con Giorgio Vasari. A questa segue la parte più consistente della ricerca, quella di analisi sulle sue opere ritenuta in qualche modo utile al fine di scoprire se di 'architetto' si tratti.
Vari elementi inducono a pensare che Salviati abbia, nei confronti dell'opera pittorica un approccio non solo da pittore ma anche da architetto, inteso come ideazione e creazione di un progetto architettonico. Attraverso la nostra analisi quindi ci proponiamo di capire se Francesco de' Rossi si limita a copiare edifici esistenti o se invece le pennellate sono frutto di una progettazione indagata nei particolari. Gli edifici dipinti da Salviati risultano verosimili, non relegati nella cornice di un'opera d'arte, ma realizzabili. Nell'affrontare il tema dell'architettura dipinta ci siamo imbattuti in problemi mai affrontati che hanno richiesto tempo, pazienza e impegno costante.
Egli infatti si avvicina fin dal principio ai temi dell'architettura, ma è ancora impressionato dai modelli fiorentini. A Roma Francesco poteva vedere ancora sostanzialmente integri edifici come il Pantheon, il Colosseo, le strutture delle terme, archi trionfali e templi; tuttavia la sua attenzione si sofferma sulle architetture moderne, attento ai modelli bramanteschi di cui segue gli insegnamenti. L'approccio che lui ha nei confronti dell'architettura è sicuramente un atteggiamento curioso, indagatore, attento ai particolari. Egli conosce il nuovo linguaggio cinquecentesco e lo reinterpreta sotto nuovi aspetti e
con composizioni del tutto originali, in alcuni casi stravaganti.
La possibilità d'indagine che offre l'analisi della composizione prospettica delle diverse scene di cui si compongono i dipinti e gli affreschi che Salviati ha ideato sono ampie. Nel corso dello studio, tuttavia, è stata necessaria la valutazione dei limiti posti al rigore scientifico con il quale si è dovuta operare la ricostruzione delle architetture dipinte attraverso l'individuazione del procedimento prospettico con il quale possono essere state affrescate dall'artista; ma non solo, si è rivelato opportuno apprezzare anche le diverse incongruenze prospettiche presenti negli affreschi, arbitrarietà probabilmente introdotte con intenzionalità dallo stesso artista. Il nostro lavoro si propone di restituire gli edifici maggiormente leggibili e indagabili al fine di ricostruire un linguaggio architettonico'proprio dell'artista. A tal fine come obiettivo ultimo della ricerca si è deciso di organizzare gli elementi architettonici utilizzati dal pittore all'interno di un abaco per poter mettere in relazione le parti con il tutto e il tutto con le parti. La prospettiva genera dei modelli di architettura, proprio come un render fatto dal più potente dei software in commercio. Le difficoltà incontrate durante lo svolgimento del lavoro sono state molte. A partire dall'impossibilità dì ottenere permessi indispensabili per poter visionare e fotografare le opere dal vero; la mancanza di dati certi a cui appigliarsi per poter effettuare una restituzione prospettica rigorosa; i limiti della nostra conoscenza nel campo dell'arte e dell'architettura hanno ostacolato molti ragionamenti e limitato la nostra comprensione. A questo va aggiunto che l'architettura è stata dipinta da un pittore, che se pur si approccia al mondo dell'architettura con particolare interesse indagando i particolari, ha cercato di rendere gradevole l'opera pittorica, che ha finalità differenti dal progetto di un edificio. Egli è libero di porre le grandezze e dì fissare ogni altro parametro immaginandosi un rapporto stretto tra raffigurazione e spettatore.
E'sulla base di questi presupposti che sono stati impostati i criteri di ricostruzione delle architetture rappresentate nelle varie scene raffigurate da Salviati negli affreschi.
Quello che a noi preme andare a ricercare è l'idea di progetto, l'impostazione teorica dell'impalcato prospettico, che va oltre agli accidenti materiali che possono essere occorsi.
Qualunque operazione di ricostruzione dell'architettura reale fotografata deve tener conto dell'aleatorietà di questo processo inverso. Non avrebbe infatti alcun senso l'ostinarsi a ridisegnare in maniera rigorosa ciò che di rigorosamente prospettico non esiste vorrebbe un'applicazione pedissequa delle regole della prospettiva.
L'ultima parte permette di trarre le conclusioni di un lavoro lungo e coinvolgente. Conclusioni che non pretendono di essere verità assolute, ma semmai nuovi modi di lettura dell'opera di un pittore. Questo ci consente di confrontare e mettere in relazione gli elementi dei singoli edifici con gli elementi degli edifici degli altri dipinti e poter capire se esiste un linguaggio comune fra tutti o se invece è solo frutto della creazione personale dell'artista.
Questa parte prevede anche l'integrazione di quegli elementi rappresentati da Salviati che non rientravano negli edifici analizzati per carenza di definizione o per la parzialità della rappresentazione di cui non era possibile una restituzione o delle possibili ipotesi.
Il fatto che Salviati utilizzi molti elementi comuni in tutti i suoi dipinti è indice del fatto che è frutto di un suo linguaggio.
Relatori
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